Voza: Possono arrestare il mio corpo,ma non le idee di pace e uguaglianza che difenderò per sempre Reviewed by Momizat on . Sono libero, sto bene e sto tornando a casa. Non avevo voglia di scrivere nulla, ma dopo tutti i messaggi di stima, incoraggiamento o preoccupazione che ho rice Sono libero, sto bene e sto tornando a casa. Non avevo voglia di scrivere nulla, ma dopo tutti i messaggi di stima, incoraggiamento o preoccupazione che ho rice Rating: 0
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Voza: Possono arrestare il mio corpo,ma non le idee di pace e uguaglianza che difenderò per sempre

Voza: Possono arrestare il mio corpo,ma non le idee di pace e uguaglianza che difenderò per sempre

Sono libero, sto bene e sto tornando a casa.

Non avevo voglia di scrivere nulla, ma dopo tutti i messaggi di stima, incoraggiamento o preoccupazione che ho ricevuto sento il dovere morale di comunicare a chi si è preoccupato per me, e al Popolo di Santomenna che mi onoro di rappresentare, che sto bene e sto tornando a casa.

Ringrazio tutti coloro che si sono spesi per la mia liberazione avvenuta oggi, a partire dal avv. Giarletta che, seguendo le istruzioni che avevo dato prima della partenza, ha avvisato in primis il mio comune della impossibilità temporanea a svolgere il mio mandato, e di poi ha messo in allarme l’europarlamentare Eleonora Forenza del PRC e il senatore Peppe De Cristofaro di SI, che hanno attivato subito la Farnesina che con il console italiano di Istambul hanno fatto tutto il possibile.

Ringrazio tutti gli attivisti del Partito della Rifondazione Comunista , di @UIKI, della Rete Kurdistan Italia, di Rojava Calling e di Napoli per Kobane che hanno tenuto alta l’attenzione sul mio caso e hanno fatto pressione per la mia liberazione avvenuta oggi.

Sono stato #fermato ieri sera all’aeroporto di #Istanbul per il solo fatto di avere un biglietto aereo per #Diyarbakir, il capoluogo della minoranza curda in Turchia, dove mi stavo recando come #osservatore_internazionale per garantire il regolare svolgimento delle celebrazioni del #NEWROZ – il capodanno della #minoranza #curda che coincide con l’inizio della primavera – al fine di evitare soprusi e violazioni dei diritti umani, come componente di una delegazione europea invitata dal Halkların Demokratik Partisi – HDP – il partito progressista filo curdo i cui sindaci e rappresentanti sono sistematicamente vessati e imprigionati dal governo turco-.

Subito mi sono stati sequestrati passaporto, cellulari e PWD di accesso agli stessi, e i miei effetti personali.
Di lì in poi c’è stata nei miei confronti una escalation di misure di restrizione dei diritti civili, prima ancora che si conoscesse il mio nome.

Quando, poi, ho dichiarato che essendo un rappresentante del Popolo della Repubblica Italiana volevo avvisare l’ambasciata per riferire dell’impedimento a svolgere il mio mandato elettivo, mi è stato negato il diritto di farlo. Tant’è che ho potuto parlare con il console solo mezz’ora prima del mio rimpatrio.

A niente è servita neanche la richiesta di restituzione del cellulare del comune, che ho sottolineato essere di proprietà dello Stato italiano e della fascia tricolore che avevo chiesto per orgoglio patriottico di poter tenere salva con me.
Solo grazie a un sotterfugio sono riuscito ad avvisare in Italia con un cellulare che mi è stato prestato da un cittadino kossovaro.

Sono stato espulso per surreali ‘motivi di sicurezza nazionale’, che le autorità italiane mi dicono essere riconducibili alle mie attività di supporto umanitario a sostegno del popolo curdo, come cardiologo e come attivista internazionale per la pace e i diritti umani.

Sono stanco.

Sono stato sottoposto a restrizioni della libertà personale e umiliazioni e per le prime 2-3 ore non potuto usufruire neanche dei servizi igienici.

Sono stato rinchiuso in una stanza senza finestre, con illuminazione e climatizzazione a giorno per tutta la notte, giacendo su una sedia, insieme a una dozzina di persone provenienti da tutto il mondo (Cecenia, Kossovo, Iraq, Egitto, Pakistan ecc) fermate per motivi politici.

Ho subito 3 perquisizioni, circa 6 interrogatori, e parlato con almeno una dozzina di funzionari di polizia turchi.
Domani terrò una conferenza stampa a Salerno nella sede del PRC.

Ora ho bisogno di un po’ di riposo.

Sperò, però, che la mia vicenda faccia riflettere i nostri governanti europei e italiani sul fatto che in Turchia è in atto una grave sospensione dei diritti civili e delle libertà personali, e che l’attuale governo non merita i nostri finanziamenti essendo concausa dei problemi in Medio Oriente e non strumento della loro risoluzione.

Prima arrestavano solo i sindaci curdi, ora, dopo le ultime scaramucce con alcuni governi europei, sono arrivati a quelli italiani!

Dal canto mio, nel rispetto del mio mandato elettivo, continuerò a stare sempre dalla parte del Popolo curdo – come di tutti i Popoli oppressi dei Sud del mondo – e a battermi nelle forme che mi saranno richieste dal Popolo curdo, per la pace, i diritti umani e la loro resistenza all’ISIS.

POSONO ARRESTARE IL MIO CORPO, MA NON LE IDEE DI PACE, DIRITTI CIVILI E UGUAGLIANZA CHE DIFENDERÒ PER SEMPRE!

Massimiliano Voza, sindaco di Santomena e dirigente Medico di Cardiologia

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