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Una recenzione per l’Autunno’, poesie da un autunno guerrigliero

Una recenzione per l’Autunno’, poesie da un autunno guerrigliero

La raccolta di poesie Autunno. Appunti partigiani dal Kurdistan, è stata pubblicata proprio nell’autunno del 2018 appena trascorso a cura dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia (UIKI), e raccoglie nelle sue pagine le liriche di diversi autori.

Senza Poesia
morirai tutta. Morto peso. Non resterà di te
pensiero…vuota eternità. Tu non hai armonie
con rose d’arte musicale. Opaca, in abissale Niente
oscillerai volatile tra cenere di morti.
Frammento 8097 – Saffo

La lettura di Autunno offre così diversi spaccati della vita quotidiana e di guerriglia delle donne e degli uomini che si sono uniti alla lotta del popolo curdo, restituendo memorie sia dei momenti di battaglia, che quelli di pausa e sospensione da questi, divenuti poi poesie proprio nel comune desiderio di amore e libertà.

Le prime poesie della raccolta sono state composte da Salvatore Ceccarini e Piergiorgio Daltoni durante le battaglie sui Monti Zagros, la catena che si estende per oltre 1500 km tra l’Iraq e l’Iran. Le poesie che invece chiudono la raccolta sono state scritte da altri tre autori. Il primo è Atakan Mahir – nome di battaglia Ibrahim Coban – ex studente in legge turco, che dal 1993 e fino alla sua morte, avvenuta l’11 Agosto del 2018, ha partecipato a tutti i livelli di responsabilità al Movimento di Liberazione Curdo; gli altri autori sono tra i fondatori del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), e sono Ali Haydar Kaytan e Abdullah Öcalan, dirigente del partito che dal 1999 si trova imprigionato in condizioni inumane ad Imrali (l’isola-prigione turca del Mar di Marmara, tra l’Egeo e il Mar Nero) ed autore dell’ ultima lirica, Donna di Amore, esempio di poesia estatica tesa al superamento di ogni limitazione fondata sul genere.

Come se fossero anch’esse poesie le composizioni sono accompagnate dalle fotografie di Gulnaz Ege scattate nella cordigliera dello Zagros, come anche la foto di copertina del libro, proprio sugli stessi sentieri percorsi in versi da Salvatore e Piergiorgio.

Gulnaz Ege, come si legge nell’appendice biografica della raccolta, era nata a Bursa nel 1973, nella Turchia nordoccidentale, e si era unita al movimento curdo dal 1994, prendendo parte alle battaglie del Botan, del Behdinan e di Amed. Era stata anche membro dell’ufficio stampa del PAJK, il Partito della Liberazione delle Donne del Kurdistan.

Gulnaz Ege – nome di battaglia Nuran Er – muore nell’autunno del 2017, insieme ad altre tre compagne, sotto le bombe turche nella città di Amed Lice (Turchia).

L’opera è dedicata proprio a Gulnaz Ege, a Atakan Mahir e a tutte le combattenti ed i combattenti per la libertà affinché – nonostante quanto si voglia far credere anche con le recenti misure di sorveglianza chieste per chi, come questi poeti, si è unito nella lotta al popolo curdo – rimanga l’esempio luminoso e l’importante insegnamento d’amore per la vita anche nel fuoco della guerra.

Come anticipato Gulnaz Ege muore nell’autunno del 2017, precisamente il 30 settembre. Da qui uno dei motivi del titolo della raccolta, che intende, in questo caso, l’Autunno come tempo della Memoria ma anche come metafora (una delle poche di quest’opera, dove anche quando si incontra un avverbio di paragone raramente è indicatore di similitudine) del desiderio di Libertà. Desiderio che vorrebbe giungere alla rinascita del tempo primaverile senza passare per l’inverno della guerra e della morte; come chi la primavera / se la porta in spalla (Pioggia di foglie a pagina 18).

Un’altra metafora, sempre inerente al titolo della pubblicazione, si incontra nel Prologo all’opera, dove viene indicato che questo sforzo editoriale vorrebbe essere come tante carezze, proprio come quando le foglie cadono in autunno nella regione montuosa del Qandil.

L’autunno dunque è il tempo ed il tempo poetico di questo libro: è la stagione in cui molti dei versi qui raccolti sono stati composti; è maggiormente presente nel suo significato proprio, e non in altri sensi più estensivi del termine, ma è anche la parte dell’anno a cui viene dedicata la filastrocca di pagina 31 ed è stagione ricorrente in tutta la poetica della guerra e in tutta la poetica rivoluzionaria. Mentre la montagna è il luogo e il luogo poetico di questa opera. Anch’essa infatti è luogo che potremmo dire di elezione delle esperienze di resistenza, di lotta per la libertà e della letteratura a loro riconducibile.

Leggendo, però la raccolta è possibile ripercorrere sia gli scenari archetipici ma anche quelli contemporanei del binomio guerra e poesia.

Protagonisti veri e propri di molte strofe sono infatti l’autunno, la montagna ed i loro frutti: le noci, le pere i pistacchi, l’uva, ma anche le foglie caduche i sentieri, i sassi e le pietre. Ma accanto ad un lessico poetico enumerabile in molte composizioni scritte da chi ha preso parte alle guerre di ogni luogo e tempo, in queste composizioni troviamo, ad esempio, l’onnipresenza dei droni ed il fatto di essere guerrieri in quelle terre non nell’era del Messia /Ma dell’epoca spaziale (La lingua del mio cuore, di Atakan Mahir, a pagina 53). Ed è proprio quest’ultimo elemento di contemporaneità a rendere preziosa questa raccolta che affida alla poesia e alla sua forza evocativa il compito di narrarci sia del conflitto (in senso sincronico) che dei conflitti in corso.

Come spesso avviene nella poesia di guerra, e più in generale nella letteratura, a partire dal secolo scorso, in Autunno, la poesia è liberata dagli schemi tradizionali e, soprattutto, dalle rime. Si tratta infatti di un corpus di versi polimetrici e quasi sempre irrelati. Come se le parole non avvertissero la necessità della ripetizione omeoteleutica (rima) per esser portatrici di verità o per agevolare la memoria.

A mio parere è importante sottolineare che hanno forma anaforica 16 delle 20 liriche, ovvero l’80% della raccolta, e tale figura si ritrova anche nei quattro scritti in prosa che costituiscono l’insieme degli appunti dal Kurdistan. Dunque, si preferisce alla rima una diversa iterazione all’interno del componimento, ossia quella dell’intera parola, dell’intero verso o di parti di esso; quasi come se fosse, o divenisse, una sorta di suono proprio. Come un’onomatopea della guerra, o meglio ancora, della Resistenza.

Un’ esigenza di verità e una pratica di resistenza che si rispecchiano dunque nella versificazione e che mi fanno pensare agli scritti di George Orwell, sia in riferimento alla verità («In a time of Universal deceit telling the truth is a revolutionary act.», trad.: nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario; tratto da La fattoria degli animali), che in riferimento alla guerra, quand’egli sostiene che non inizia e non finisce, ma continua (in 1984).

Ma al di là delle mie citazioni e delle osservazioni che possiamo qualificare come tecniche o estetiche, quello che colpisce è proprio la scelta poetica. Ovvero tra ogni espressione possibile, scegliere di scrivere poesie.
Scelta che diffusamente si ritrova nell’esperienza letteraria della lotta per la liberazione curda, e che dimostra ancora con quest’opera, la sua forza narrante, la capacità di trascendere e l’innata potenza creativa di concetti e significati nuovi.

Concludendo porgo il mio sentito ringraziamento a chi combatte per la libertà, a chi ha scritto e pubblicato Autunno. Appunti partigiani dal Kurdistan, e ad Alberto Mari, che sapendo del mio amore per la poesia, mi ha donato quest’opera proprio all’indomani della sua pubblicazione.

di Elisabetta Cipolli , Livorno, Gennaio 2019

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