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Una concezione comune del mondo in cui viviamo

Una concezione comune del mondo in cui viviamo

Nel febbraio di quest’anno voi come Comune Internazionalista in Rojava avete iniziato la vostra compagna »Make Rojava Green Again«. Questo in collaborazione con il Comitato per l’Ecologia e la Protezione della Natura del cantone di Cizîrê. Ci potete dare un’idea del vostro lavoro?

Nella primavera del 2018 volevamo iniziare a piantare alberi nell’area della nostra accademia per iniziare la creazione di un vivaio arboreo. Ma a metà gennaio, quindi all’inizio della nostra campagna, è iniziata la guerra di aggressione della Turchia contro Efrîn. Per questo nella Comune Internazionalista il baricentro è stato spostato. Molte persone della Comune Internazionalista sono andate a Efrîn per riferire da lì1, o hanno preso parte in altri modi al lavoro rivolto all’opinione pubblica. Per questo è stato necessario rinviare la piantumazione di 2000 alberi nell’area dell’accademia e la preparazione di migliaia di piantoni all’autunno e inverno di quest’anno. Allo stesso tempo abbiamo deciso di rendere pubblica la campagna e di iniziare il lavoro per il vivaio arboreo. In primavera, nonostante la situazione attuale, sono state preparate diverse centinaia di piantoni e preparato un grande giardino. Con questo è stata creata una base per il vivaio arboreo.

Il caldo periodo estivo in Rojava non è adatto alla piantumazione. Ma la progettazione del vivaio arboreo, in particolare del sistema di irrigazione, va avanti e costruiamo grandi ripari per poi sistemarci i nostri piantoni alla fine dell’anno. Quindi nei mesi passati per via del clima abbiamo usato il tempo per altri lavori. Attualmente lavoriamo alla traduzione del libro »Make Rojava Green Again« in inglese, francese, spagnolo, italiano (*), tedesco, greco, turco, curdo e arabo. Altre lingue sono in preparazione. Il libro riassume i risultati dei nostri lavori dei mesi scorsi. Ci siamo riuniti con persone che lavorano nelle strutture dell’amministrazione autonoma sul tema dell’ecologia, per avere una panoramica sulla situazione attuale dei lavori ecologici in Rojava. Oltre a questo abbiamo ragionato ideologicamente sulle idee di Silvia Federici, Murray Bookchin e Abdullah Öcalan e altri. Su questa base abbiamo sviluppato e delineato insieme alle persone spunti di soluzione per le sfide ecologiche.

Attraverso il lavoro di pubbliche relazioni e il lavoro sul libro sono nati contatti preziosi in tutto il mondo. Sempre più persone ci hanno scritto e ci hanno offerto di tradurre il libro per la loro area linguistica o condiviso con noi i loro saperi e le loro idee.

Lavorate anche a ulteriori progetti ecologici?

Un altro punto centrale del nostro lavoro attualmente è quello di preparare altri progetti oltre al vivaio arboreo. Vogliamo sperimentare nei settori dell’energia, del riciclaggio dei rifiuti e dell’acqua e sviluppare progetti pilota. Anche qui le relazioni fuori dal Rojava hanno mostrato effetti. Esperte ed esperti per tutte queste aree di lavoro si sono fatti vivi con noi. Ci sono progetti concreti per la costruzione di una prima turbina eolica in Rojava, di un impianto semplice di biogas e di un filtro per le acque grigie. Stiamo raccogliendo primi contatti e idee sull’energia solare e progetti di riciclaggio. L’attuazione dei progetti, sia per noi sia per esperte ed esperti è una sfida. Per via dell’embargo economico in Rojava continuano a mancare macchinari e particolari materiali da costruzione. Ma per noi non si tratta di importare concetti dall’occidente e di applicarli tali e quali. Inoltre spesso mancano cose molto semplici – e quindi bisogna improvvisare.

Quali problemi dovete affrontare ad altri livelli?

Attraverso la politica del regime siriano e l’influenza della modernità capitalista, molti saperi sull’organizzazione e la conduzione della vita in modo autonomo sono andati perduti. Solo quarant’anni fa l’agricoltura era diversificata e la vita rurale caratterizzata dall’auto approvvigionamento. Ora come allora ci sono diverse persone, in particolare quelle anziane, che hanno conservato la conoscenza sugli animali e le piante nella regione. Ma la forte estraniazione della società dalla natura è percepibile. Così per esempio in molte parti della società manca la comprensione per i nostri lavori ecologici. Anche per questo vediamo la responsabilità di far conoscere la nostra campagna di più nel Rojava stesso, e con questo di sottolineare e rafforzare a componente ecologica della rivoluzione. Un punto di partenza della nostra campagna a seguito di discussioni con le strutture qui sul posto, è stato proprio la constatazione che dei tre pilastri fondamentali del confederalismo democratico – liberazione delle donne, democrazia radicale ed ecologia – proprio l’ecologia spesso riceve troppo poca attenzione.

Nel lavoro di pubbliche relazioni, noi, come l’intero progetto dell’amministrazione autonoma democratica in Siria del nord continuiamo a dover lottare contro l’antipropaganda e la criminalizzazione statale del movimento curdo in occidente. Molte organizzazioni borghesi continuano a non voler collaborare con noi. Molte persone, nonostante una sostanziale simpatia, esitano rispetto a un sostegno attivo.

Qual è l’obiettivo della vostra campagna? Come è possibile sostenervi concretamente?

Per noi la campagna »Make Rojava Green Again« in primo luogo è l’espressione di un nuovo internazionalismo. Attraverso il collegamento delle lotte ecologiche in Rojava e all’esterno, vogliamo sviluppare una concezione comune del mondo in cui viviamo. Una concezione comune dei nessi tra lo sfruttamento della natura da parte degli esseri umani e degli esseri umani tra loro – entrambe forme di oppressione patriarcale – è la nostra base. Partendo da questo vogliamo avere scambi su alternative e realizzarle. Con questo vogliamo contribuire alla costruzione di una società ecologica globale.

In questo senso ci sono innumerevoli possibilità per partecipare. La campagna è molto aperta. Ci farebbe piacere se persone prendessero spunto dalla campagna, dalle sue idee, e la collegassero alle loro lotte a livello locale. Invitiamo tutte e tutti a mettersi in contatto con noi e a organizzarsi insieme.

Con riferimento concreto ai progetti in Rojava, il sostegno più grande è che persone vengano da noi in Rojava per un periodo prolungato e ci sostengano nei lavori ecologici. In questo non è necessario che ogni singola persona sappia fare qualcosa di »speciale«. In Rojava c’è la possibilità di sviluppare proprie capacità che nel sistema capitalista tendevano a restare di scarso rilievo.

Per l’attuazione dei progetti naturalmente servono esperte ed esperti. Ci fanno piacere contatti e la diffusione del nostro appello. Cerchiamo persone con esperienze nel campo delle energie rinnovabili, della depurazione delle acque, agricoltura ecologica e riciclaggio. Siamo contenti sia di sostegno a distanza sia sul posto.

Per l’attuazione dei nostri progetti, in particolare però del progetto di rimboschimento nella riserva naturale di Hayaka, servono soldi. Dipendiamo dalle donazioni e anche per questo siamo contenti di partecipazioni finanziarie alla campagna.

Invitiamo tutte le persone solidali a prendere parte alla campagna »Make Rojava Green Again« e a entrare in uno scambio su come si possono affrontare sia problemi ecologici sia di altra natura e infine superare la modernità capitalista.

Informazioni ulteriori e attuali su »Make Rojava Green Again« sono reperibili sulla homepage makerojavagreenagain.org e su Twitter e Facebook.

Conto per le donazioni: Rote Hilfe
IBAN: CH82 0900 0000 8555 9939 2
BIC: POFICHBEXXX
PostFinance Bern
Causale: Internationalist Commune of Rojava

(*) L’edizione italiana del libro »Make Rojava Green Again« è in preparazione a cura di Rete Kurdistan Italia. La pubblicazione è prevista nel mese di novembre.

© 2013 UIKI Onlus Team

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