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Sfidare la modernità Capitalista II: Nuovi concetti; Confederalismo Democratico – Autonomia Democratica

Sfidare la modernità Capitalista II: Nuovi concetti; Confederalismo Democratico – Autonomia Democratica

Intervento di Havin Guneser alla conferenza “Sfidare la Modernità Capitalista II” Amburgo 3-5 Aprile 2015

Lasciatemi ringraziare fin dal principio il popolo curdo e quello tedesco che hanno aperto le proprie case e reso più facile la realizzazione di questa conferenza dandoci alloggi gratuiti, caldi e confortevoli. Ci sono, naturalmente, una moltitudine di persone che hanno preparato tutte le cose di cui stiamo godendo ora, dal caffè ai nostri pranzi, la registrazione, i programmi che avete nelle vostre mani, le cuffie che vi servono per ascoltare la traduzione simultanea e altro. E sì, tutta la squadra di interpreti, una trentina circa. Senza di loro questa conferenza non sarebbe stata possibile. Questo è un perfetto esempio di solidarietà di diversi settori della società e delle comunità; ove possibile questa conferenza è stata realizzata su base volontaria. E infine vi ringrazio tutti per essere giunti fin qui, in modo da poter focalizzare insieme non solo le cose che critichiamo, ma anche discutere su come vogliamo costruire le cose. Quindi grazie a tutti!

Devo dire che la conferenza è partita davvero con una seduta eccezionale. Non solo le valutazioni e le analisi fatte dai relatori sono state eccellenti, ma mi hanno anche predisposto una grande cornice per continuare con quello che voglio dire, senza ripetizioni.

Quando abbiamo avuto l’idea di una tale conferenza non troppe persone avevano, di fatto, sentito parlare del paradigma alternativo che il popolo curdo stava discutendo e cercando di implementare. Ma oggi improvvisamente, nella figura di una città che nessuno aveva mai sentito ― Kobani ―, stiamo assistendo a qualcosa di rivoluzionario, proprio quando in tanti erano stati persuasi che le rivoluzioni non fossero possibili, e anche se fosse, non in Medio Oriente, non in Kurdistan!

Naturalmente, se non guardiamo al passato di Kobani o del Rojava, in generale gli attribuiremo le caratteristiche di un avvenimento miracoloso. Vorrei oggi guardare in profondità a come è accaduto questo miracolo. Ovviamente questo non è un miracolo, è la visione di una vita libera che il popolo kurdo, il movimento di liberazione kurdo e Abdullah Öcalan hanno immaginato negli ultimi 40 anni o giù di lì. Ma come conquistare questa visione di una vita libera, non è stato facile da realizzare. La risposta a questa domanda si è continuamente trasformata nel corso degli anni.

Abdullah Öcalan e i suoi amici iniziarono con una prospettiva marxista-leninista negli anni settanta. Nel 1978 fondarono il PKK quale organizzazione marxista-leninista con l’obiettivo di stabilire un Kurdistan socialista unito. Sebbene il punto di partenza del movimento fosse la situazione coloniale del Kurdistan, esso non si limitò a questo, soprattutto in termini di libertà delle donne e conflitto di classe. Permettete che vi indichi le diverse ragioni per cui la questione curda ha avuto caratteristiche uniche:

1. Il Kurdistan è stato diviso a seguito di accordi internazionali e la sua negazione è stata garantita a livello internazionale

2. Da quando è stato diviso tra quattro Stati separati ― due dei quali, l’Iran e la Turchia, hanno una tradizione di egemonia nella regione e nel più ampio mondo ―, è stato difficile fare progressi in qualsiasi parte senza che i quattro stati si unissero contro di esso.

3. Le strutture feudali nella società curda sono state tramutate in una collaborazione con lo Stato, a un grado elevato. Ciò è servito come strumento per controllare la società.

4. Pertanto, qualsiasi movimento che ha cercato di lottare per i diritti dei curdi sarebbe stato demonizzato dall’inizio, o messo sotto controllo in modo tale da non discostarsi dai ruoli tradizionali.

La ragione alla base delle varie trasformazioni che hanno subìto sia Abdullah Öcalan, come stratega principale del PKK fin dalla sua fondazione, che il PKK stesso, si può riassumere brevemente come segue:

1. Tutti i punti di cui sopra hanno creato al PKK enormi difficoltà a organizzarsi, soprattutto perché il popolo curdo aveva già raggiunto un certo grado di auto-assimilazione. Pertanto, da qui Öcalan è giunto a delle conclusioni sul modo in cui il sistema implementa la sua egemonia culturale.

2. A causa dello status di colonia internazionale del Kurdistan, le discussioni su ciò che l’indipendenza e la dipendenza realmente significassero furono presto sul tavolo. Tutte le potenze regionali e mondiali volevano controllare qualsiasi movimento curdo e usarlo uno contro l’altro per promuovere le proprie politiche. Perciò, furono analizzate nella fase iniziale le politiche dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti e diverse altre potenze.

3. Durante i 40 anni di lotta, Öcalan e il PKK non furono solo in grado di valutare le pratiche di socialismo reale, femminismo, liberazione nazionale e le pratiche di altri movimenti alternativi, essi valutarono anche la propria prassi e cercarono di capire cosa era sbagliato. Perché ognuno riproduceva il sistema?

4. Sul finire degli anni novanta, Ocalan tentò una serie di riforme all’interno del PKK per superare le vere influenze socialiste, al fine di interrompere gli approcci centralisti e la crescente burocrazia all’interno del PKK. Dal 1993 in poi ha cercato di trovare una soluzione politica alla questione curda con la Turchia. L’Europa ha completamente ignorato il tentativo di Ocalan di risolvere la questione curda, quando è arrivato in Europa nel 1998. Questo tentativo si è concluso nella tragedia del suo rapimento dal Kenya a seguito di un’operazione della NATO.

Tutto questo ha indicato a Ocalan che qualcosa era profondamente sbagliato. Non vedeva il problema nella sincerità dei rivoluzionari, bensì individuò i problemi nella loro analisi, strategie e tattiche, comprese le sue. Così è giunto a queste conclusioni:

1. Problema metodologico: Öcalan ha realizzato che le armi ideologiche del sistema svolgono un ruolo più proibitivo di quanto facciano le armi fisiche. Dal momento che l’attuale comprensione della scienza si basa solo su documenti scritti, la storia delle donne e del popolo non è ben documentata o sepolta sotto le macerie. Così, il sistema ha stabilito il suo monopolio controllando cosa e in che modo conosciamo, come pure il fatto che i contributi dei popoli e delle donne non esistono per quanto lontano vada la scienza storica. Il problema metodologico specifico qui è principalmente il metodo empirico e quantitativo.

2. Le strutture della mitologia, religione, filosofia e della scienza positiva sono strettamente intrecciate con la storia del capitale e dell’accumulazione del potere. Esse quindi proteggono l’interesse di ogni altro.

3. La teoria positivista e funzionalista della società, in particolare l’approccio di sviluppo lineare della società da quella primitiva, schiavile, al feudalesimo e al capitalismo, è stata severamente criticata. In relazione a questo, Öcalan ha preso le distanze dall’accomunare la società a una particolare classe e quindi dall’identificare la società con quella dei governanti.

4. Analizzando le pratiche di movimenti alternativi, è giunto alla conclusione che una vita libera non può essere stabilita impiegando gli strumenti che vengono utilizzati per asservire la società, le donne, la natura e tutti gli altri. Pertanto, le strutture del potere e dello stato devono essere sostituite.

5. Il capitalismo non è unico in questo senso, ma una continuazione di una società patriarcale vecchia di 5000 anni, qualcosa che fu presente in tutta la storia, ma che ebbe la possibilità di diventare il sistema dominante solo negli ultimi 400 anni.

Pertanto, Abdullah Öcalan è giunto alla conclusione che l’anomalia era il capitalismo stesso. Ci hanno fatto credere che non ci può essere vita al di fuori del capitalismo o di qualsiasi altra forma di patriarcato. Ma Öcalan va in grande profondità, indietro nella storia per scoprire la verità sulla società storica.

Civiltà democratica

Abdullah Öcalan ha anche contribuito alla critica della modernità capitalistica. Per le vite e la lotta di coloro che sono rimasti fuori dal sistema, come le donne, i popoli, le culture e gli operai, ha coniato il termine “civiltà democratica”. E ha definito le scienze sociali che elaborano una prospettiva libertaria, la “sociologia della libertà”. L’analisi della civiltà democratica si basa su ciò che egli chiama la “società morale e politica” o “società democratica”, la versione moderna di questa società storica.

Ha osservato che i vari modelli sviluppati in relazione al campo sociale sono ben lungi dallo spiegare quanto è successo:

1. L’unità più conosciuta e utilizzata è lo Stato, e più precisamente lo Stato Nazione. All’interno di questo modello, la storia e la società sono esaminate secondo questioni di costruzione, distruzione e secessione di Stati. Il suo vero obiettivo è di legittimare l’ideologia dello Stato. Piuttosto che a chiarire, esso serve a occultare i problemi complessi della storia e della società.

2. D’altra parte, l’approccio marxista ha scelto la classe e l’economia come suo punto di partenza dell’analisi. Il marxismo ha voluto formulare se stesso come modello alternativo contro l’approccio basato sullo stato. La scelta della classe operaia e dell’economia capitalista come modello fondamentale di esame ha contribuito a spiegare la storia e la società in termini di struttura economica e di classe. Ma questo approccio ha avuto anche alcuni rilevanti difetti soprattutto nella sua definizione del lavoro, una cosa che le femministe hanno criticato in seguito.

Basando il suo modello sulla società politica e morale, Ocalan traccia una relazione tra libertà e morale e libertà e politica. Al fine di sviluppare le strutture che ampliano il nostro spazio di libertà, la morale è definita come la coscienza collettiva della società e la politica è intesa come la sua conoscenza comune. La società morale e politica è quindi lo stato naturale della società, non corrotta da gerarchie istituzionalizzate e strutture di potere come gli Stati.

Mentre le narrazioni religiose enfatizzano anch’esse l’importanza della morale, queste si riferiscono al suo orientamento politico verso lo Stato e ritengono che la società sia più importante del singolo. Gli approcci liberali borghesi non solo mascherano la società morale e politica ogni volta che ne hanno l’occasione, ma avviano la guerra contro di essa. Il liberalismo è la peggiore ideologia e pratica anti-sociale, l’individualismo è lo stato di guerra contro la società, esattamente quanto lo sono lo stato e il potere.

Öcalan ha concluso che la schiavitù fu soprattutto una costruzione ideologica che venne rafforzata con l’uso della forza e della violenza e con la conquista dell’economia. I centri di potere e le gerarchie sono stati costruiti in cima a questo. Öcalan ha visto dalla sua propria pratica che, in assenza di sviluppo di un nuovo approccio in queste aree, esse sono destinate a fallire.

Pertanto, Ocalan basa la sua civiltà democratica:

1. Sulla libertà delle donne. La civiltà democratica deve essere tipicamente femminista, afferma. Sulla scia di Maria Mies, egli definisce le donne come la prima classe, nazione e colonia. Il difetto fondamentale del socialismo è nella definizione del lavoro: cioè come analizzare il lavoro non retribuito delle donne e delle persone e lo sfruttamento totale della natura. Questa è l’unico modo in cui il capitale può essere accumulato. Dal momento che nessuno può volontariamente cedere a un tale sistema, la violenza strutturale e diretta entra in gioco. E questo caratterizza tutte le relazioni coloniali. Così, anche il rapporto tra uomo e donna è essenzialmente coloniale. Questa realtà è stata celata dichiarandone l’appartenenza a una sfera privata, un’area sfruttabile e ben protetta attraverso l’uso di emozioni e giochi d’amore. Pertanto, è di fondamentale importanza smascherarla e ridefinire questo rapporto. Nessuna soluzione non statale e libera dal potere può essere raggiunta finché ogni individuo rigenera il sistema nei propri modi di vivere apparentemente innocui.

2. La civiltà democratica deve essere basata su un’industria ecologica. Questo prende le mosse da una logica simile, e forse è un’area più difficile da superare a causa della dicotomia oggetto-soggetto e il nostro modo di vivere.

3. La civiltà democratica deve sviluppare la propria concezione di auto-difesa. L’uso della forza è stato monopolizzato dalle strutture statali e di potere allo scopo di lasciare senza difesa la società morale e politica. Ogni tentativo della società di difendersi va incontro ad accuse di terrorismo e criminalizzazione. Ma d’altra parte quasi tutte le lotte per la libertà sono cadute nella trappola di interpretare l’uso della forza come le formazioni statali. Così, l’auto-difesa deve essere legata a strutture di base e non deve essere professionalizzata ― non dovrebbe diventare un settore.

4. Infine, l’economia della civiltà democratica è un’economia comunale. L’economia è stata conquistata e tutti gli individui sono stati resi dipendenti dalle strutture statali per soddisfare persino le esigenze fondamentali della loro vita. La casa, il cibo, l’istruzione e qualsiasi cosa si possa pensare, non possono più essere realizzati senza il denaro, e siamo stati tutti spogliati di qualsiasi conoscenza su come questo possa essere fatto. Quindi, riconnettere e formare ogni individuo al soddisfacimento dei propri bisogni all’interno della comunità e in maniera comune, rafforzerà l’individuo e la società e limiterà la riproduzione dei meccanismi capitalistici.

Modernità democratica

Quindi, qual è la modernità democratica? Citando Abdullah Öcalan: “Io non sto né scoprendo, né inventando la modernità democratica. Proprio come il modernismo è esclusivamente definito come l’era egemonica del capitalismo, vale a dire gli ultimi quattrocento anni di civiltà classica, così la modernità democratica può essere pensata come la denominazione esclusiva per gli ultimi 400 anni di civiltà democratica.”

Dimensioni fondamentali della modernità democratica:

1. Morale e società politica

2. Industria Ecologica

3. Confederalismo Democratico

Confederalismo democratico

Le Autonomie Democratiche a livello locale si uniscono per formare il Confederalismo Democratico a un livello più generale. Il Confederalismo Democratico è l’alternativa politica allo stato-nazione e si basa su:

1. Nazione democratica

2. Politica democratica

3. Autodifesa

Le confederazioni democratiche non si limiteranno a organizzarsi all’interno di un singolo territorio particolare. Diventeranno confederazioni transfrontaliere quando le società interessate lo desidereranno.

Qui ogni comunità, etnia, cultura, comunità religiosa, movimento intellettuale, o unità economica, può autonomamente configurarsi come unità politica ed esprimere se stessa. L’elemento fondamentale del residente locale è la sua capacità di avere discussioni libere e il suo diritto di prendere decisioni.

Il Confederalismo democratico è aperto alle diverse formazioni politiche. Entrambe le formazioni politiche orizzontali e verticali sono necessarie a causa della complessa struttura della società attuale. Il Confederalismo Democratico mantiene insieme formazioni politiche centrali, regionali e locali, in un equilibrio.

Tutti questi concetti saranno rivisitati in dettaglio dai relatori successivi e nelle prossime sessioni.

Abbiamo bisogno di riportare gli aspetti morali e politici di nuovo nella società. L’intellettualismo è stato limitato principalmente alle università; esso deve essere restituito a tutti noi. La morale è stata sostituita dal diritto positivo. La politica, d’altra parte, è stata quasi portata alla paralisi sotto l’amministrazione della burocrazia dello stato-nazione, travestita da parlamentarismo.

Pertanto, per essere in grado di fermare il perpetuarsi del capitale e dell’accumulazione di potere, nonché la riproduzione della gerarchia, è necessario creare strutture di confederalismo democratico ― ovvero una società democratica, ecologica e libera dalla dominazione di genere. Per raggiungere questo obiettivo ci sono diverse cose da considerare, come:

• Compiti intellettuali e istruzione

• Formazione degli uomini

• Economia, industrialismo ed ecologia

• Famiglia, relazioni tra uomini e donne

• Autodifesa

• Cultura, estetica e bellezza

• Smantellamento del potere e della gerarchia

Per lottare e avere una vita libera abbiamo bisogno in primo luogo di sviluppare una diversa visione di vita buona rispetto a quella che ci è stata data dal capitalismo o dal patriarcato in generale. In altre parole, non dovremmo più stimolare il desiderio di avere infiniti prodotti e incrementi di denaro e di misurare tutto secondo il suo valore monetario. Al contrario, dovremmo avere la produzione immediata di una vita buono e bella, al centro di ogni attività sociale ed economica, e diventare ardenti cercatori della verità. E questo, amici miei, è un processo aperto che questa conferenza desidera discutere ulteriormente nei prossimi giorni.

© 2013 UIKI Onlus Team

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