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Rush finale per la campagna elettorale irachena

Rush finale per la campagna elettorale irachena

I partiti stanno organizzando gli ultimi raduni prima del 12 maggio.

Una settimana dal via alle elezioni parlamentari in Iraq, fissate per il 12 maggio. I partiti, le liste, le coalizioni e le alleanze sono impegnate con l’ultima corsa della campagna per aumentare il proprio sostegno elettorale.

Ogni partito ha intensificato il proprio lavoro di propaganda in quelle aree in cui le proprie liste sembrano avere maggiori chances.

Il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, si è recato a Sulaymaniyah, Hewler (Erbil), Kirkuk, Mosul e Baghdad per fare propaganda per “Nasr al-Iraq” (Vittoria per l’Iraq), la coalizione che guida. Ha presentato i candidati e parlato del lavoro che ha fatto al governo e che continuerà a fare, se gli elettori gliene daranno l’opportunità il 12 maggio.

Abadi aveva con sé un messaggio forte: “Non lasceremo che stranieri interferiscano nelle elezioni parlamentari irachene”, ha detto parlando a un raduno nel distretto di Hurriya di Baghdad. Abadi avrebbe indirizzato questo duro messaggio all’Iran, che sostiene l’ex primo ministro Nuri El Maliki e il leader di Hashd al-Shaabi, Hadi Amiri.

I messaggi di Abadi dimostrano che le elezioni in Iraq saranno molto tese.

I leader sciiti, Nuri Maliki, Hadi Amiri, Amr El Hekim e Muqtada Al Sadr, continuano a lanciare i loro messaggi in raduni tenuti a Najaf, Kerbela, Baghdad, Basra e altre città.

Il candidato sunnita più forte, Iyyad Alavi, sta tenendo raduni nelle roccaforti dei sunniti nella speranza di massimizzare i consensi.

Il PDK e Kerkuk

IL PDK ha fatto delle dichiarazioni su Kerkuk e le aree contese. Kemal Kirkuki, membro del Politburo del partito, ha riaffermato che stanno boicottando le elezioni perché non hanno accettato l’occupazione di Kirkuk.

Kirkuki ha affermato: “Siamo stati traditi sia dagli iracheni sia dagli alleati. Kirkuk non rimarrà sotto occupazione; col dialogo, l’onorevole popolo di Kirkuk e i peshmerga non permetteranno tale situazione”.

Dopo le elezioni, la situazione a Kerkuk e nelle aree contese sarà di importanza cruciale per quanto riguarda ciò che accadrà in Iraq.

L’ex ministro degli esteri iracheno, Hoshiar Zebari del PDK, ha affermato che la gente sta affrontando situazioni gravemente catastrofiche nelle aree contese che sono sotto il controllo del governo centrale iracheno dal 16 ottobre e che il governo di Baghdad è lontano dal risolvere i problemi.

Queste dure dichiarazioni da parte del PDK mostrano che i problemi esistenti tra la regione autonoma del Kurdistan e l’autorità centrale irachena sono di fatto solo rimandati a dopo le elezioni.

L’attuale primo ministro Abadi e tutti gli altri partiti precisano che sceglieranno il modo in cui risolvere i problemi in base ai risultati che otterranno alle elezioni. Il bilancio, la questione del petrolio, la situazione delle aree contese, sono tutti rimandati a dopo le elezioni.

La campagna dell’PUK

Curiosamente, mentre il PDK ha fatto molto rumore durante questa campagna elettorale, l’UPK sembra aver preferito il silenzio o, almeno, una campagna tranquilla.

L’PUK si è impegnato a condurre la propria campagna in aree dove spera di ottenere i risultati maggiori. La sua campagna so è quindi concentrata su Halabja, Germiyan, Raperin, Kirkuk e Sulaymaniyah.

Il principale rivale dell’PUK, specialmente nell’area di Soran, è il Movimento Gorran.

I candidati del Gorran e della Lista della Nuova Generazione hanno preso una posizione chiara nei confronti dell’occupazione turca, chiarendo la propria visione sull’unità nazionale. Dall’altro lato, l’UPK e la Coalizione per la Democrazia e la Giustizia di Behrem Salih sono stati abbastanza timidi nei confronti di questo argomento.

Nei giorni scorsi, l’PUK ha provato a conquistare voti dichiarando il proprio sostegno all’unità nazionale. Il popolo del Kurdistan Meridionale ha chiaramente espresso la propria contrarietà all’occupazione.

È chiaro che il problema della democrazia nella regione è legato a una ferma presa di posizione contro l’occupazione turca dell’area.

di Seyit Evran,

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