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Retroscena dell’offensiva militare turca contro la provincia di Idlib nel nord della Siria

Retroscena dell’offensiva militare turca contro la provincia di Idlib nel nord della Siria

La bagarre intorno alla provincia di Idlib nella Siria del nord è ufficialmente iniziata. La prima pietra per il futuro della regione è già stata posata l’anno scorso a Mosca in un incontro di rappresentati russi con Turchia e Iran. Nei successivi colloqui di Astana alla fine l’intenzione è stata realizzata. Ora si vuole che quei gruppi che insieme alla Turchia occupano territori nella Siria del nord intorno a Jarablus e al-Bab, ottengano anche il controllo su Idlib. Con parti del Fronte Nusra che è presente in forze a Idlib, ci si è già messi d’accordo in questo senso. Ma alcune parti della propaggine siriana di al-Qaeda hanno invece annunciato che non accetteranno un controllo turco su Idlib.

Uno sviluppo che ha avuto inizio ad Aleppo
Il piano di far occupare Idlib dalla Turchia in realtà non è nuovo. Questa intenzione ha avuto inizio già lo scorso anno con la situazione ad Aleppo. Perché nella città a lungo contesa all’epoca è stata presa la decisione che i gruppi sostenuti dalla Turchia dovevano abbandonare Aleppo e lasciare il campo alle forze del regime siriano e alla Russia. Alla Turchia in cambio è stata promessa una contropartita. Questa consisteva sostanzialmente nel fatto che da parte russa sarebbe stato tollerato un ingresso turco nel nord della Sira e con questo il controllo sulle città di Jarablus e al-Bab. Così si è risposto al desiderio della Turchia di impedire un corridoio continuo tra i cantoni di Kobanê e Afrin.

Nell’ambito di questo piano la Turchia il 26 agosto è entrata a Jarablus. Con grandi perdite tra le proprie file e molti morti civili alla fine è stata occupata anche al-Bab. Ma la Turchia aveva idee su scala maggiore. Dopo aver preso queste due città a IS, ha indirizzato la sua attenzione verso Minbic che era sotto il controllo delle Forze Democratiche Siriane (SDF). Inoltre si sono messi a disposizione anche per l’operazione sulla capitale putativa di IS Raqqa. Ma dopo colloqui tra i comandanti delle SDF con rappresentanti russi e statunitensi, l’impresa della Turchia è stata impedita.

Nuova missione della Turchia: ammassare gli jihadisti in Siria
La Russia e il regime per parte loro avevano dei propri piani con la Turchia in Siria. Il regime dell’AKP doveva mettere campo la sua influenza sui gruppi jihadisti che aveva sostenuto fin dall’inizio della guerra civile in Sira per influenzare gli sviluppi nel Paese verso un mantenimento del potere da parte di Assad. Quello che la Turchia ha iniziato ad Aleppo, più tardi lo ha proseguito a Homs e Hama. Numerosi raggruppamenti jihadisti sono stati ritirati passo per passo con l’assenso del regime e ricollocati nei territori della Siria del nord controllati dalla Turchia. Gli islamisti sono stati attirati con la prospettiva di una partecipazione nelle ipotetiche operazioni su Minbic e Raqqa. Ma l’interesse russo era per Idlib, dove il Fronte Nusra passa essere la forza più influente, anche se altri gruppi islamisti come Ahrar al-Sham cercano a loro volta di mostrare la propria presenza nella regione.

Per la Turchia invece con il fallimento dei piani di avanzare in direzione di Minbic o addirittura di Raqqa, si è creato un problema del tutto nuovo. Ora doveva in qualche modo tenere di buon umore un’intera banda di gruppi più o meno islamisti in concorrenza tra loro. Ma questa era un’impresa difficile. Alcuni gruppi già si stavano allontanando dalla Turchia. Alcuni si erano arresi al regime. Altri cercavano rifugio in Turchia, cosa che per l’AKP non rappresenta un problema meno grande. Per cercare di venire in qualche modo a capo di questa situazione e allo stesso tempo mettere un freno agli sviluppi che prendevano forma nel senso della Federazione della Siria del Nord, Ankara nel conflitto siriano è entrata in una dipendenza ancora maggiore da Mosca. In queste condizioni alla fine sono nati i colloqui di Astana, nei quali Russia Iran e Turchia trattano sul futuro della Siria in un coordinamento a tre.

La Russia aveva obiettivi chiari con la convocazione dei colloqui di Astana: I gruppi jihadisti che da anni sono in lotta contro Assad dovevano essere dichiarati terroristi e banditi dalla Siria. L’Iran invece cercava di rafforzare la propria influenza in Siria portando la Turchia dalla propria parte e cerando di rendere più profonde le contraddizioni tra Ankara e gli USA. Per questa ragione né la Russia né l’Iran vogliono che la Turchia sia spinta fuori dalla Siria. Al contrario, con un ingresso turco a Idlib, si vuole tirare Ankara ancora di più nel „pantano siriano“ per alimentare gli interessi dei suoi partner nei negoziati di Astana. La Turchia invece a sua volta vuole prolungare a ogni costo il suo tempo in Siria per non limitarsi ad assistere come spettatore passivo al rafforzamento della Federazione Siria del Nord. Allo stesso tempo vuole aprire un campo nuovo ai gruppi jihadisti sotto il suo controllo, anche se questo alla fin fine significa farli ammassare a Idlib e farli distruggere per mano di Assad e della Russia.

Dopo Idlib tocca ad Afrîn?

La Turchia ovviamente non si accontenterà di Idlib, poiché il suo interesse nella regione va al cantone di Afrin. Ma già ora l’AKP sperimenta un forte vento contrario, e questo da parte degli USA. Perché nonostante l’appartenenza alla NATO, ad Ankara si è deciso di fare nel conflitto siriano passi con la Russia e l‘Iran. Già nel primo giorno dell’offensiva gli USA hanno interrotto con effetto immediato le richieste di visto. Paesi per i quali gli USA avevano già interrotto la lavorazione di richieste di visto sono Iran, Libia, Siria, Yemen, Cambogia e in parte la Russia Bianca. Le nuove limitazioni agli ingressi annunciate da Trump, che entreranno in vigore dal 18 ottobre, valgono per den Ciad, Corea del Nord e Venezuela. La Turchia in quest’occasione viene trattata dagli USA in modo simile ai Paesi elencati.

Stringi stringi sono gli USA e la Russia i due Paesi che devono mettersi d’accordo sul tema della Siria. Perché è nell’interesse di entrambe le potenze deviare il petrolio dalla regione verso l’Europa e altri Paesi e di aggirare la Turchia nel faro. La Russia per questo tiene il controllo sulle città costiere di Latakia, Tartus e Jisr al-Shughur. Queste città possono essere punto di partenza possibili trasporti di petrolio. La conquista di Idlib in un commercio futuro significa essere più forti al tavolo dei negoziati.

Per questo la Russia invece di combattere con forze militari proprie contro il Fronte Nusra e altri gruppi a Idlib lascia questo lo sbrighi la Turchia. Ma non è ancora noto in cambio di quali contropartite la Turchia stia facendo questo. Dopo l’occupazione di Jarablus e al-Bab la Turchia mirava anche a Şehba e Afrin. La Russia allo stesso tempo cerca di sfruttare questa circostanza per mettere sotto pressione i curdi e costringerli a concessioni. Con la “minaccia da parte della Turchia” contro Afrin si vogliono indurre i curdi a fare a loro volta concessioni rispetto alle richieste russe. Se i curdi dovessero mostrarsi accondiscendenti, la Russia certamente fermerebbe la Turchia. Ma poiché i curdi non vogliono farsi ricattare, la possibilità di un attacco della Turchia contro Afrin esiste. Anche se non sono attacchi militari, la Turchia con un assedio e un accerchiamento costruirà un embargo contro Şehba e Afrin. Una situazione del genere sarebbe equivalente a scontri tra la Russia e il Regime da un lato e i curdi e la popolazione della Siria del nord dall‘altro. Per accaparrarsi ancora più concessioni, è probabile che la Russia continui a sfruttare la Turchia come minaccia contro la popolazione di Afrin e Şehba.

Pesanti scontri a Idlib e attacchi in Turchia sono possibili

In effetti la Turchia aveva pianificato di avviare da Jarablus e al-Bab un’offensiva in direzione di Afrin. Quando questo piano non ha funzionato, le truppe previste per questo scopo secondo le decisioni dei colloqui di Astana sono stati spostati a Reyhanlı e Antakya per l’occupazione di Idlib. Dal mese scorso inoltre ci sono colloqui con il Fronte Nusra di Idlib nelle città turche di Antep, Antakya e Ankara. Negli incontri si è cercato di indurre il Fronte Nusra a un’unificazione con altri gruppi jihadisti. Come alternativa alla propaggine di al-Qaeda è stata data la possibilità di lasciare Idlib senza combattere. Mentre parti del Fronte Nusra si sono mostrati accondiscendenti, Abu Muhammad al-Jaulani e altri importanti comandanti dell’organizzazione si sono espressi contro un’occupazione turca di Idlib. Per questo il 3 ottobre la Russia ha bombardato Idlib con aerei da guerra. Il Ministero della Difesa russo in una dichiarazione ha annunciato che nell’ambito di un attacco aereo contro una riunione dei capi di al-Nusra a Idlib sarebbero rimasti uccisi 12 comandanti e 50 guardie del corpo. Al-Jaulani sarebbe rimasto gravemente ferito.

Ma la direzione del Fronte Nusra non si sposta dalla propria posizione. Questa situazione rende chiaro che nel caso di un ingresso della Turchia a Idlib si possono mettere in conto pesanti scontri. Anche una gran parte della popolazione di Idlib è contraria a un intervento. Quindi ci potrà essere una seria resistenza contro l’esercito turco e le sue truppe. Mentre quindi l’esercito turco deve aspettarsi di trovare resistenza a Idlib, al-Nusra potrebbe anche puntare su attacchi all’interno della Turchia. È noto che il grado di organizzazione di al-Nusra in Turchia ha una forza simile a quello in Siria.

La Turchia ha di fronte giorni pericolosi. Ora a Idlib si trova a confrontarsi con un’organizzazione alla quale in precedenza ha dato ampia libertà di azione e di movimento nel proprio Paese.

di Seyit Evran,giornalista

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