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Report della delegazione italiana in Basur- Kurdistan Iraq

Report della delegazione italiana in Basur- Kurdistan Iraq

In direzione ostinata e contraria – Missione di Luglio 2018 della delegazione di Mezzaluna Kurdistan Italia Onlus, Staffetta sanitaria, CSI e Verso il Kurdistan

1. In direzione ostinata e contraria verso il Rojava
Le porte del Rojava si aprono, ma più spesso si chiudono, in relazione all’evolversi dei rapporti politici dell’autogoverno del Rojava con i suoi vicini. Dopo mesi di chiusura disposti dal governo centrale iracheno a seguito del “successo” del referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, sembrava essere tornata una parvenza di normalità che consentiva l’ingresso di persone e merci, e quindi delle delegazioni di solidali. Successivamente c’è stato un ulteriore embargo legato all’allineamento politico del governo curdo – iracheno alla rielezione di Erdogan, anche questo terminato dopo qualche tempo.

L’invito a partecipare alla II Conferenza medica del Rojava rappresentava un’occasione unica per Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus, che coordina il finanziamento dei progetti umanitari destinati al Rojava, e per le strutture solidali italiane che supportano la sanità. Formata la delegazione composta da medici ed esponenti di MLRKI e delle altre associazioni e strutturato un pacchetto di interventi da proporre alla Conferenza, si è partiti consapevoli che l’ingresso avrebbe potuto essere bloccato. E così è stato, per le delegazioni arrivate prima di noi e per la nostra delegazione che ha fatto ogni sforzo per ottenere il permesso di passare, dovendosi infine accontentare di partecipare alla Conferenza via Skype, pur essendo fisicamente a qualche decina di chilometri da dove questa si teneva. Scarica report in PDF Report Delegazione 2018

2. La partecipazione alla Conferenza medica internazionale del Rojava
Abbiamo partecipato alla Conferenza Medica via Skype dalla sede di Heyva Sor di Suleymaniye. Alla conferenza hanno partecipato esponenti dell’Accademia, di Heyva Sor a Kurd e medici di alcune ONG già presenti in Siria del Nord. La delegazione italiana è stata l’unica ad intervenire nel corso dei lavori.
Dopo un saluto e una relazione dedicate alle condizioni di salute di Ocalan, i temi trattati hanno riguardato:
– La necessità di aumentare l’educazione sulla salute pubblica, rivolta anche ai ragazzi, anche in funzione di politiche di prevenzione;
– L’attenzione alla salute delle donne come mezzo per garantire una maggiore libertà delle donne;
– Il contrasto alla mentalità degli uomini che anche attraverso il controllo della salute esercitano una forma di dominio;
L’affermazione del principio che l’umanità e la natura sono la stessa cosa nel senso di un rapporto simbiotico;
– L’Attenzione alla medicina naturale quale risorsa tradizionale da valorizzare;
– La necessità di aumentare il numero delle persone che frequentano l’Accademia medica ed in particolare delle donne: in particolare viene evidenziato come il numero delle donne è cresciuto e che la loro partecipazione sta già modificando la percezione del ruolo delle donne anche nell’ambito sanitario.

Nella seconda giornata ci sono stati gli interventi della nostra delegazione. Il rappresentante di Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus ha portato i saluti della rete solidale italiana ricordando i numerosi fronti su cui questa è intervenuta. Due medici sono poi intervenuti per presentare le proposte contenute nel documento precedentemente inviato ad Heyva Sor a Kurd e che rappresentano le linee di azione che, a seguito del consenso delle strutture sanitarie del Rojava, saranno portate avanti nel prossimo futuro.

Queste riguardano:

– Formazione medica a distanza e nel caso i medici possano entrare, sul campo;
– Medicina a distanza: dall’attivazione di una mail di scambio e consulenza fra medici italiani e locali, fino alla messa in opera di un sistema di telemedicina;
– Azioni di informazione e prevenzione dedicate alla salute delle donne e ad altre situazioni sanitarie critiche (es. diabete), compreso la raccolta di dati epidemiologici;
– Produzione di protesi attraverso una stampante 3D;
– Attività di informazione/comunicazione/raccolta fondi destinata ai solidali italiani.

Gli interventi poggiano su una rete di associazioni, esperti, istituzioni già impegnate su questi terreni e saranno avviati attraverso un approccio “scalare”, ovvero attraverso la realizzazione di fasi autoconsistenti che consentano di ottenere i primi risultati più semplici ma in tempi abbastanza rapidi (ad es. corsi di inglese come anticipazione della formazione a distanza e mailing list come primo passaggio nell’intervento sulla medicina e distanza).

La delegazione interviene alla Conferenza medica internazionale
E’ stato chiesto un feedback a queste proposte e questo è stato positivo, con particolare riferimento allo scambio di studenti con le università italiane e riconoscendo la necessità di accompagnare la notevole esperienza pratica degli studenti in infermieristica e medicina del Rojava con una maggiore formazione su cui docenti e formatori italiani potranno intervenire. E’ stata quindi condivisa l’esigenza di fare una Skype call con i co-presidenti di Mezzaluna Rossa Curda del Rojava (Heyva sor a Kurd) e i responsabili dell’Accademia medica per strutturare nel dettaglio le priorità e le fasi operative degli interventi proposti.

Nell’ultima parte della conferenza, oltre a presentare i nuovi laureati, è stato dato spazio alle domande, alle proposte e agli interventi del pubblico. Questi hanno riguardato numerosi temi fra i quali l’importanza dello scambio di informazioni fra personale medico, del confronto fra studenti e docenti locali ed europei ed è stata posta in evidenza l’importanza di conoscere l’inglese.

3. Visite ai campi profughi e colloqui con operatori umanitari
Lungo le strade del Kurdistan Iracheno c’è una disseminazione di campi profughi, posizionati spesso lontano dai centri abitati e in un terreni quasi desertici : solo vicino alla città di Dohuk, che ha 250 mila abitanti, ce ne sono 28. La gran parte sono stati avviati fin dal 2012 – 2013 e hanno dimensioni che vanno da qualche migliaia di ospiti fino a più di 10.000 abitanti. Nonostante recentemente la pressione sia diminuita per la liberazione di zone come Mosul e Raqqa, altri flussi più recenti interessano questi campi e naturalmente non mancano rifugiati provenienti da Afrin.
I campi storici si caratterizzano per costruzioni che mettono insieme strutture semplici in muratura e tende in cui sono ospitate una o più famiglie e considerando la distanza dai centri abitati, spesso impossibile da raggiungere a piedi, gli stessi rifugiati hanno dato vita alla costituzione di strutture come piccoli negozi e servizi per gli stessi abitanti dei campi.
La gran parte dei rifugiati non ha un chiaro progetto di vita perché spesso le città ed i villaggi non sono ancora sicuri e le abitazioni e i servizi sono stati distrutti da una guerra che ha certamente fatto molte più vittime fra la popolazione civile rispetto alle milizie ed agli eserciti coinvolti.

Raccogliamo e rilanciamo la denuncia del progressivo smantellamento dei servizi sanitari a causa della mancanza di fondi e la mancanza di continuità nell’approvvigionamento di medicine anche relative a malattie croniche e progressivamente invalidanti. Recentemente i servizi medici sono stati ridotti come tempo di apertura al pubblico e come tipologia di prestazioni; da settembre dovrebbero essere completamente smantellati con gravi ripercussioni sulla salute degli ospiti e sulla stessa sopravvivenza dei campi.

La riduzione di questi finanziamenti è l’effetto combinato della diminuzione del budget dell’ONU e relative Agenzie, dopo che gli USA hanno ridotto i loro contributi e del contrasto fra governo iracheno centrale e governi delle zone curdo-irachene successivo alla “vittoria” del referendum indipendentista. Ma le conseguenze le pagano sempre e solo i rifugiati ed anzi ogni nuova battaglia, campagna, guerra ne produce altri. Stando così la situazione, non si può non prevedere un aumento dei flussi migratori verso l’Europa per quelle famiglie e persone che hanno un minimo di disponibilità economica.

D’altra parte la situazione nelle grandi città irachene strappate ad ISIS è ancora molto difficile, per quanto la voglia di tornare ad una vita “normale” sia prorompente. A Raqqa la popolazione è in larga parte tornata in città dove, sul piano sanitario, sono state costituite due cliniche che non riescono a soddisfare la domanda di prestazioni (ne servirebbero 10, considerando che precedentemente l’Ospedale centrale era di 3000 posti) e anche se le operazioni di sminamento non sono concluse il flusso di rientro è inarrestabile. Lo sminamento non è stato fatto “in profondità” e casa per casa e i feriti sono assai numerosi. La situazione è critica perché Mezzaluna Rossa Curda e le ONG si erano concentrate sulla funzionalità dei campi profughi e si programmava un ripopolamento quartiere per quartiere, ma la popolazione ha comunque voluto rientrare nelle proprie abitazioni, per quanto distrutte e pericolose. Anche a Mosul si registra una forte volontà di tornare alla vita di tutti i giorni, anche se la mancanza di servizi anche basilari come l’elettricità e l’acqua potabile e la distruzione delle infrastrutture e delle abitazioni rende il rientro dai campi profughi una vera e propria scommessa sulla propria sorte.

A livello più generale prosegue il percorso di integrazione/condivisione con la popolazione araba. Il caso più recente ha riguardato lo smantellamento di una milizia araba situata nei pressi di Raqqa e la sua integrazione nel SDF, con designazione al comando del capo della milizia smantellata. Anche la società civile araba sta riprendendo un suo ruolo nell’ambito della dialettica politica e si segnala la costituzione di un partito arabo che colloquia con le strutture democratiche del Rojava (KNK). Questo processo rafforza la posizione delle rappresentanze curdo –arabe in funzione delle discussioni relative al futuro assetto della Siria.

Si conferma l’operatività dell’Ospedale di Tell-Temr e la necessità di continuare con il sostegno finanziario per consentire l’apertura degli altri reparti.

4. Incontri con rappresentanti locali di istituzioni del Rojava e visita alla capitale religiosa degli Ezidi
La delegazione ha incontrato il rappresentante dell’autogoverno del Rojava nel Kurdistan Iracheno, del PYD (partito gemello dell’HDP) e di Kongreya Star (organizzazione di rappresentanza delle donne) e partecipato ad una commemorazione di un eccidio avvenuto 6 anni prima in un villaggio vicino. Inoltre, ha visitato la “città santa” di Lalish, capitale degli Ezidi, dove è stata portata la propria solidarietà e un piccolo contributo.

5. Produzione documentazione su Afrin
Durante il viaggio è stato possibile realizzare alcune interviste a persone scappate a febbraio/marzo da Afrin e che sono riuscite ad oltrepassare il confine e raggiungere il kurdistan iracheno.

© 2013 UIKI-Onlus Team

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