Report della Delegazione del Newroz 2018 Reviewed by Momizat on . Diyarbakir. Amed per i curdi. Considerata da molti come la capitale dello stato curdo. Dall’aeroporto al centro città una serie di check point di militari armat Diyarbakir. Amed per i curdi. Considerata da molti come la capitale dello stato curdo. Dall’aeroporto al centro città una serie di check point di militari armat Rating: 0
You Are Here: Home » SPECIALE » Newroz » Report della Delegazione del Newroz 2018

Report della Delegazione del Newroz 2018

Report della Delegazione del Newroz 2018

Diyarbakir. Amed per i curdi. Considerata da molti come la capitale dello stato curdo.

Dall’aeroporto al centro città una serie di check point di militari armati fino ai denti rallentano la nostra corsa.

Agli angoli delle strade polizia.

Un clima di calma apparente, surreale e quasi irreale, se si considera cosa sta succedendo qualche centinaia di chilometri ad ovest, dove lo stesso esercito tiene d’assedio Afrin nel silenzio del mondo occidentale.

Il mattino dopo la sveglia e’ di buon ora, appena fuori l’arriva pulmino che ci deve portare alla sede dell’HDP.

All’arrivo troviamo gli altri internazionali: baschi, francesi e italiani per la maggior parte, qualche tedesco. Chiacchieriamo in attesa del pullman che ci porterà nel luogo dove avrà luogo il Newroz.

Uomini da luoghi più diversi insieme nello stesso luogo per partecipare ad un momento di aggregazione e libertà. Partiamo con il pullman.

La presenza dell’esercito turco e’ imponente ad Amed, e non solo per l’evento in questione. Caserme ovunque, presenza militare pressante.

All’arriviamo sul luogo del Newroz, si manifesta ancora in maniera più evidente: veniamo bloccati prima e fatti scendere lentamente poi, incolonnati in una prima barriera di controllo.

Veniamo accerchiati da militari, poliziotti, servizi segreti turchi che nell’ordine:
•ci controllano corporalmente per verificare che non abbiamo niente addosso
•ci aprono zaini dove vengono sequestrati a piacimento penne, bottiglie d’acqua e kefieh coi colori della bandiera curda, che vengono gettate a terra e calpestate.
•ci prendono i documenti e, tipo turisti davanti alla Gioconda, iniziano a fotografarli in tre, quattro, cinque

“Bene” penso “se questo è l’inizio chissà cosa ci aspetta la giornata”

Finita?

Eh no. Seconda barriera e medesimo iter, con la sola differenza che non ci possono sequestrare e calpestare quello che hanno già sequestrato e calpestato i colleghi.

Finalmente, passato un piccolo controllo per raggiungere il retro del palco, arriviamo nella zona riservata alle autorità.

Davanti a noi, una festa: una marea di corpi a perdita d’occhio.Donne, bambini, uomini che cantano, ballano, si agitano al ritmo di musiche curde suonate dal vivo da artisti locali. Sventolano bandiere del partito, bandiere del Kurdistan, bandiere del Rojava.

Decidiamo di oltrepassare le barriere ed addentrarci tra la folla. Passiamo i controlli (si, anche per uscire…..) e veniamo inghiottito dalla folla.

Si accende il falò che simboleggia il nuovo anno, la folla aizzata dal palco danza, si fotografa e si fa fotografare davanti al gigantesco fuoco.

Rimaniamo affascinato dai sorrisi, dagli abbracci, dagli sguardi fieri e determinati, dalla voglia di fare festa, dalle dita a V in segno di vittoria.

Vi risparmiamo il resto, le difficoltà per ripassare i controlli, le mezzore sotto il sole ad aspettare che esaminassero il passaporto per l’ennesima volta. Restano quattro ore di festa, il rientro in hotel, la cena con i rappresentanti del partito la sera.

Che ci lasciano con un messaggio: diffondete quello che avete visto. Diffondete quello che avete vissuto qui. Diffondete nei vostri paesi che qui c’è un popolo che non si arrende, che lotta, che combatte, nonostante tutto.

E così, mentre eravamo in fila per passare i controlli di rientriamo con il nodo in gola per il timore di essere fermato un’altra volta, penso a quel rappresentante dell’HDP, a quelle centinaia di migliaia di volti sorridenti, di V alzate al cielo.

E penso al coraggio che ci vuole, alla determinazione che occorre, per decidere di sacrificare la propria vita per inseguire un sogno.

Un sogno chiamato libertà.
Un sogno di nome Kurdistan.

Ringraziamo di cuore a tutta la rappresentanza politica per i giorni intensi e che si donano con passione e coraggio alla causa curda.

Delegazione Italiana a Newroz 2018 -Amed
Foto a cura di Alessandro A.

© 2013 UIKI-Onlus Team

Scroll to top