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Parla la donna rapita otto volte dalle bande ad Afrin

Parla la donna rapita otto volte dalle bande ad Afrin

Una donna, H.S., rapita otto volte dall’esercito turco e dalle bande sue alleate e rilasciata dopo il pagamento di un riscatto, ha parlato di quello che ha dovuto affrontare.

Lo stato invasore turco e le bande sue alleate continuano a rubare, rapire, saccheggiare, torturare e imporre altre pratiche disumane, in particolare contro le donne. L’ex membro delle Forze Popolari di Autodifesa (HPC) H. S., che è stata sottoposta a queste pratiche, ha raccontato all’ANHA la sua esperienza.

La donna, H.S., del villaggio di Gewrika nel distretto di Jindirese ad Afrin, ha raccontato quanto segue riguardo le proprie esperienze: “Quando le bande hanno invaso il villaggio, non siamo potuti andare via a causa della malattia di mia madre e perché avevano interrotto la strada per Afrin. Tutte le strade erano state interrotte e in quel periodo mio marito era insieme a chi stava combattendo contro gli invasori. Le bande mi rapirono una notte e mi portarono nella base di un villaggio in cui sentirono che ero stata un membro delle HPC. Mi interrogarono per via del mio ruolo e volevano che dicessi loro dove si trovavano i combattenti.”

H.S. ha affermato che lo stato invasore turco e le bande sue alleate attuano pratiche disumane e immorali e ha aggiunto: “Le bande mi hanno minacciato di morte e tortura durante l’interrogatorio.”

H.S. ha ribadito che le bande fanno cose immorali alle donne che tengono in ostaggio nelle proprie basi e le torturano. “Per ottenere informazioni, le bande hanno per prima cosa minacciato di rapire i civili e che avrebbero torturato le persone rapite.”

H.S. ha affermato che le bande hanno costretto i civili a usare gestori di telefonia mobile turchi, per poter controllare i tabulati telefonici.

La donna, che è stata rapita dall’esercito turco e dai gruppi delle bande diverse volte, ha così concluso: “Le bande hanno voluto da noi 150’000 lire siriane per farci passare dal villaggio di Sherawa. In tre mesi abbiamo affrontato molte difficoltà per venire qui. Avevo degli incubi per ciò che ho dovuto passare.”

L’esercito invasore turco e le bande sue alleate continuano le loro pratiche disumane contro i civili ad Afrin. Centinaia di donne e bambini sono caduti martiri in questi attacchi, mentre il destino di molti rimane sconosciuto.

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