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Non solo singoli attachi, ma una strategia politica

Non solo singoli attachi, ma una strategia politica

Sui recenti attacchi della Turchia contro l’amministrazione autonoma della Siria del nord in Rojava e il ruolo dell’imperialismo tedesco. Un colloquio con Özgür Pirr Tirpe.

Dal 28 ottobre 2018 si moltiplicano gli attacchi dell’esercito turco oltre i propri confini nazionali contro villaggi dell’amministrazione autonoma della Siria del nord in Rojava. Scontri a fuoco nel territorio di confine tuttavia non sono una novità, ci sono da anni. Cosa è successo ora? A cosa servono questi attacchi e qual è la situazione attuale nelle zone interessate?

Gli ultimi attacchi sono iniziati esattamente un giorno dopo un incontro di vertice tra Turchia, Germania, Russia e Francia del 27 ottobre a Istanbul. Lì doveva essere discussa la cosiddetta „soluzione“ della crisi siriana. Il giorno successivo sono iniziati gli attacchi contro il Cantone di Kobane.

Gli attacchi si verificano a ovest dell’omonima città di Kobane, nei territori che confinano con l’Eufrate. Lì, con armi pesanti e artiglieria sono state attaccate postazioni delle Unità di Difesa del Popolo e delle Unità di Difesa delle Donne YPG/YPJ. Un appartenente alle unità è caduto. Il giorno successivo è diventato chiaro che attualmente non si tratta solo di singoli attacchi, ma di una strategia politica.

Cosa intendi di preciso?

Gli attacchi sono stati allargati, p.es. alla città di Girê Spî. Anche qui si è sparato con armi pesanti sui villaggi circostanti, anche qui un compagno delle Hezên Xwe Parastîn, le Unità di Autodifesa, è stato ucciso e una giovane appartenente alla popolazione civile è stata giustiziata da un cecchino con un colpo preciso alla testa.

Qui vediamo la strategia mirata dello Stato turco di terrorizzare la popolazione civile e di costringerla a trasferirsi. Intorno alla „Giornata Mondiale per Kobane“ che il 1 novembre viene celebrata in tutto il mondo, gli attacchi si sono allargati lungo l’intera striscia di confine tra Kobane e Qamislo. Le nostre forze hanno risposto in modo deciso a questi attacchi. Almeno un veicolo dell’esercito turco è stato distrutto. Ma finora il confine non è stato oltrepassato né dalla Turchia né da noi.

Inoltre attualmente ci sono informazioni sul fatto che la Turchia sta raccogliendo nella zona di confine membri dell’Esercito Libero Siriano ESL islamista e di altre bande jihadiste, soprattutto da Idlib e da Afrin sotto occupazione, gli fornisce nuovo equipaggiamento e inoltre li addestra. Preparano queste milizie a una possibile operazione contro di noi.

Come si comportano le altre forze in Rojava e il regime siriano rispetto ai piani della Turchia?

Da due giorni ci sono pattuglie comuni della Coalizione Internazionale e delle Forze Siriane Democratiche (FSD), da allora gli attacchi si sono un po’ attenuati. Questo mostra che lo Stato turco attualmente sta cercando di ottenere il permesso per ulteriori attacchi da tutto il mondo. Attualmente c’è molto movimento, ciascuna delle parti coinvolte in Siria cerca di imporre il proprio progetto per la Siria. La Russia tace sugli eventi attuali, anche gli USA. La Russia vuole estendere la sua influenza e mantiene il suo progetto per una zona di de-escalation a Idlib. Se questo sia o meno nell’interesse del regime non importa. Da parte del regime siriano al momento non ci sono reazioni degne di nota.

Ma dobbiamo considerare che il regime non ha quasi più influenza in Siria. Nell’ovest del Paese politicamente sì, ma militarmente non ha quasi margini. Lo spazio aereo è controllato dalla Russia e dagli USA: le unità che combattono per lo Stato siriano, a parte di alcune poche milizie con armi leggere, sono unità degli Hezbollah libanesi, dei Guardiani della Rivoluzione iraniani o mercenari russi.

Avevi già accennato all’incontro tra Germania, Turchia, Russia e Francia. Come possiamo valutare questo incontro?

Il vertice era chiaramente riconducibile all’incontro tra Merkel ed Erdogan a settembre a Berlino. Anche Russia e Francia hanno partecipato, ma le forze di iniziativa erano la Germania e la Turchia. Il Ministro dell’Economia tedesco alcuni giorni prima si era incontrato con il suo omologo turco Berat Albayrak, il genero di Erodgan, per esempio per parlare di un progetto ferroviario miliardario attraverso la Turchia, la cosiddetta „Ferrovia di Bagdad 2.0“.

Il segnale era chiaro: „Nonostante tutte le condanne di superficie, le nostre relazioni sono buone e rafforzate “. Ora si vuole iniziare una nuova epoca di collaborazioni turco-tedesche. Gli interessi economici sono fondamentali per il sistema di relazioni tra lo Stato tedesco e quello turco. Questo incontro è un segno del fatto che l’imperialismo tedesco cerca sempre di più di imporre i suoi interessi Medio Oriente – militarmente come economicamente.

Il sostegno ai peshmerga del KDP a partire dal 2014, il sostegno alla Turchia, tutto questo possiamo intenderlo come il tentativo di costruirsi un proprio appoggio in Medio Oriente, quasi un apriporta. Tradizionalmente, da 150 anni, il partner della Germania a questo proposito è la Turchia.

Alla fine del vertice comune, Erdogan alla presenza degli altri capi di stato ha perfino annunciato l’attacco contro il Rojava affermando che non sarà permessa la presenza neanche di una singola „organizzazione terroristica“ al confine con la Turchia e che sarà dato inizio a un’offensiva a est dell’Eufrate. Tutti i presenti hanno taciuto. Chi tace acconsente. Questi collegamenti sono evidenti. Il vertice è stato un incoraggiamento per la Turchia.

Gli scontri tra il movimento curdo e la Turchia non sono limitati solo a Kobane. Qual è la situazione militare generale?

Con l’attacco ad Afrin nel nord della Siria all’inizio dell’anno, lo Stato turco non ha iniziato solo una guerra contro il Rojava, ma contro l’intero popolo curdo. Contemporaneamente con [gli attacchi contro] Afrin sono iniziati anche gli attacchi e l’occupazione di parti del Kurdistan del sud (zona di confine tra Turchia e Iraq, NdR). Da allora lì ci sono stati violenti scontri delle sue unità con la guerriglia delle HPG e delle YJA-Star. Erdogan quest’anno in campagna elettorale ha promesso di nuovo un’offensiva contro le montagne di Qandil. Possiamo vedere che il regime fascista dell’AKP-MHP per una gran parte trae la propria legittimazione dalla lotta contro il nostro movimento. Ma le loro unità non possono avanzare tanto facilmente, hanno grandi perdite e a stento ottengono risultati. Anche nel Bakur (Kurdistan del nord, sudest della Turchia, NdR) l’anno è stato caratterizzato da una guerra intesa delle nostre unità contro l’esercito turco, un recente bilancio delle HPG afferma che nel giro di cinque mesi sono stati uccisi 1149 soldati turchi.

È importante capire che l’inverno in arrivo ha un significato enorme. Tradizionalmente la guerriglia ha il sopravvento in estate e l’esercito turco, per via della sua superiorità tecnica, durante l’inverno. Questo significa che nei mesi estivi devono unire moltissime forze per la guerra contro la guerriglia, ma che in inverno possono agire liberamente. La guerra urbana nel 2016 e anche l’offensiva contro Afrin sono state condotte entrambe nei mesi invernali.

Cosa significano gli attacchi turchi per la vita della popolazione civile in Rojava? E che influenza hanno sulla lotta contro Stato Islamico? L’offensiva contro le ultime zone di IS a Deir-Ez-Zor per esempio, alcuni giorni fa è stata interrotta.

Non dobbiamo sopravvalutare gli attacchi della Turchia. Tuttavia naturalmente li prendiamo sul serio. Ma sulla vita della popolazione hanno solo poca incidenza. E naturalmente vengono anche fatti determinati preparativi dal punto di vista militare.

Lo stop dell’offensiva a Deir-Ez-Zor da un lato è necessario per via della situazione attuale, ma naturalmente è anche un segnale all’opinione pubblica mondiale e alla Coalizione Internazionale. Noi qui conduciamo una guerra per tutta l’umanità, non solo per le curde e i curdi. Non ci si può aspettare dalle nostre forze che combattano contro Stato Islamico, se contemporaneamente la Turchia e le sue bande jihadiste ideologicamente vicine a IS, attaccano i nostri territori.

Ma vediamo anche il ruolo tradizionale dello Stato turco che fa da difensore di IS. Quest’ultimo prima dell’occupazione di Afrin era quasi sconfitto, allora la Turchia ha occupato Afrin e in questo modo ha garantito a IS una pausa per ristrutturazioni. La situazione di adesso è paragonabile. I responsabili per questo non sono gli organismi di autogoverno e autodifesa in Rojava, ma lo Stato turco e gli Stati imperialisti che agiscono in Siria. Ma noi naturalmente speriamo di poter impedire la guerra incombente prima che scoppi.

Nell’ambito degli attacchi contro Kobane nel 2014 e Afrin nel 2018, potevamo vedere solidarietà con il movimento curdo in tutto il mondo. In Europa ci sono stati cortei di massa, manifestazioni, azioni di disobbedienza civile e azioni militati per esempio nell’ambito della campagna „fight4afrin“. Nonostante questo dobbiamo dire che tutte queste azioni non sono bastate. Come internazionaliste e internazionalisti dall’Europa cosa possiamo imparare da queste fasi della resistenza per azioni future?

La Turchia negli ultimi anni conduce una guerra contro il movimento di liberazione curdo, che senza sostegno a livello internazionale e in particolare da parte della Germania non potrebbe fare. La Germania può essere definita come secondo partito di guerra in questo conflitto.

Senza addestramento da parte dell’esercito tedesco e senza armi tedesche [e italiane NdT], l’esercito turco non sarebbe affatto più in grado di combattere come sta facendo ora, l’economia turca sarebbe già collassata senza le iniezioni di miliardi da parte della RFT. Senza la RFT alcuni dei massacri passati non avrebbero potuto avere luogo in quel modo.

Lo Stato tedesco ha le mani sporche di sangue. Basta ricordarci delle immagini dei carri armati Leopard-II quando attraversavano il confine verso Afrin [e gli elicotteri Agusta Westland che bombardavano la popolazione civile, NdT]. O pensare ai fucili G3 con i quali sono stati massacrati appartenenti alla guerriglia. O a come con testate esplosive tedesche sono stati bombardati i nostri compagni e le nostre compagne in montagna. Questo significa che un fattore importante per fermare questa guerra è paralizzare il macchinario di guerra in Europa e in Germania in modi diversi e creativi. In un certo senso le amiche e gli amici in Germania sono in una posizione chiave, devono prendere coscienza di questo ruolo.

La resistenza democratico-rivoluzionaria in Europa per noi ha un significato particolare. Afrin è stato un inizio molto buono, perché diversamente da Kobane, le proteste sono state più ideologiche. Così per esempio è stato citato esplicitamente p.es. chi collabora e chi trae profitto da questa guerra. A Kobane era contro Daesh, ad Afrin il carattere ideologico della guerra è diventato più chiaro. Non è solo la guerra di diversi Stati, come a molti piace dire, ma una guerra dei sistemi: della modernità democratica contro la modernità capitalista. La lotta in corso in Rojava è la lotta di tutte e tutti noi. Una lotta di tutte le rivoluzionarie e di tutti i rivoluzionari. Non fa differenza dove lottiamo, che sia in Europa o in Rojava o altrove. Stiamo su un unico fronte. La cosa importante è portare la gente in piazza e organizzare la resistenza nelle metropoli.

Özgür Pirr Tirpe fa parte dell’Unione dei Giovani del Rojava (Yekitiya Ciwanen Rojava, YCR). Bernd Machielski lo ha incontrato per il lower class magazine a Qamislo, Siria del nord

di Bernd Machielski, Lower Class Magazin

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