“Stop alla sottomissione belga
al terrorismo di Stato turco”
Comunicato
comune delle quattro organizzazioni
scaturite dall’emigrazione politica proveniente dalla Turchia
Dopo
il lancio di una grande operazione poliziesca contro le istituzioni
kurde in Belgio, le comunità kurda, armena ed assira sono in
preda all’angoscia
constatando che il terrorismo dello Stato turco, dal quale esse sono
fuggite,
le minaccia sempre di più
grazie alla collaborazione attiva della polizia del loro
nuovo Paese.
Vista la crescente
ingerenza dello Stato turco nella vita politica, sociale e culturale
del Belgio, ed il silenzio e la passività
degli ambienti democratici
contro questa situazione minacciosa, è
nostra intenzione, in quanto organizzazioni scaturite
dall’emigrazione politica proveniente dalla Turchia, attirare
l’attenzione
dell’opinione politica belga sui seguenti fatti:
L’operazione
poliziesca del 4 marzo 2010 contro le istituzioni kurde in Belgio rappresenta un nuovo episodio
dell’esportazione del terrorismo di Stato turco contro il
popolo kurdo, un
terrorismo che è
continuato per un secolo ed è
sostenuto da un po’ tempo dagli Stati Uniti per
proteggere i loro interessi strategici ed economici in Medio Oriente.
Come rivelato dal
senatore belga Geert Lambert, il coordinatore aggiunto del servizio
anti-terrorismo del ministero americano degli Affari esteri, Frank
Urbancic,
aveva intrattenuto nel febbraio del 2008 una serie di colloqui con le
autorità
belghe e
turche per assicurare una cooperazione nella lotta contro il PKK. Egli
ha
dichiarato sul giornale turco Hürriyet del 13 febbraio 2008:
“Abbiamo un approccio comune per far
sì
che i procedimenti giudiziari istituiti dai Turchi possano essere
utilizzati
nei tribunali europei”.
Egli ha qualificato il nuovo approccio come “tattica
Al Capone”, dal nome del
gangster americano tristemente celebre che venne poi finalmente
condannato al
carcere per frode fiscale.
I mass-madia
riportano che qualche giorno prima di questa operazione, si sono svolti
una
serie di scambi di informazioni tra la Turchia,
gli USA ed il Belgio.
Questa operazione
mira, come è
stato voluto dallo Stato turco, a soffocare Roj TV,
la prima voce libera del popolo kurdo oppresso in quattro Paesi, tra
cui la Turchia.
Non si tratta solo di
un attacco diretto contro i diritti fondamentali del popolo kurdo, ma
ugualmente di una violazione flagrante della libertà
di
espressione.
Le razzie contro il
Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ed altri organismi kurdi, come
l’arresto di due ex-deputati kurdi, rifugiati in Europa da più
di dieci anni,
costituiscono un’altra violazione flagrante dei diritti
fondamentali del popolo
kurdo.
Come
possono
spiegare, le autorità
belghe, un simile accanimento contro
degli uomini politici, giornalisti e dirigenti di associazioni kurde,
tutti
catalogati come “terroristi” da parte dello Stato
turco, laddove gli istigatori
ed esecutori turchi di una serie di atti terroristici contro le
istituzioni
kurde, armene ed assire sul territorio belga godono di immunità
e restano
sempre impuniti?
Come
viene spiegato
in modo molto chiaro in una dichiarazione comune dal “Gruppo
di lavoro
interparlamentare”, dall’Istituto Kurdo di
Bruxelles e da Vrede vzw :
“In
Belgio, la polizia ha perquisito gli studi della TV kurda, cioè
l’emittente
Roj-TV, che pare essere particolarmente sgradita al regime turco. Già
nel 1996, era
stato il caso di Med-TV nel quadro dell’Operazione Spoutnik.
In quell’epoca
erano state visitati anche gli studi di Denderleeuw,
dopo che ne erano state sfondate le porte, e ne era seguita la confisca
delle
apparecchiature elettroniche. Dieci anni dopo nessuno parla più
dell’Operazione Spoutnik, in effetti nessuno ha potuto
dimostrare che i 17
sospetti che in quella data erano stati individuati, appartenessero ad
una
qualsivoglia organizzazione criminale. Ora si viene a ricominciare la
medesima
operazione, ed i computer di Roj-TV sono stati essi pure sigillati e
portati
via. Perché
questa ripetizione di
un’operazione che non aveva avuto nessun seguito? Occorre di
nuovo pensare che
siano in corso seri propositi delle autorità
giudiziarie
per spiegare un’operazione che senza dubbio ha un solo scopo:
far tacere la
TV kurda che richiede soltanto
il diritto di esistere.
Molti
aspetti di questa improvvisa aggressione contro i Kurdi possono farci
pensare
che le autorità
giudiziarie l’abbiano
organizzata su richiesta pressante di Ankara. Alla fine
dell’operazione, il
ministro turco degli Affari esteri Ahmet
Davutoğlu ha espresso le sue felicitazioni al nostro Paese per il suo
senso di
responsabilità.
E’ altresì
vero che alla
fine di dicembre il nostro Primo ministro,il Signor Leterme,
aveva promesso ad Ankara di aumentare la cooperazione tra la
polizia belga e la polizia turca, e ciò
allo scopo di
mettere a tacere l’opposizione kurda in Belgio. Questo 18
gennaio, il nuovo
ambasciatore della Turchia, Murat Ersavci, è
stato ricevuto
dal Signor Letermee
dal ministro della Giustizia
Signor
De
Clerck, per lanciare una operazione
di repressione contro Roj-TV ed altre organizzazioni kurde. Ciò
dimostra che
tutto era stato organizzato tra Bruxelles ed Ankara allo scopo di
limitare
ancor di più
i diritti culturali
dei Kurdi”.
Come
viene affermato
in questo comunicato, questa azione in Belgio è
la semplice
continuazione dell’oppressione culturale subita dai Kurdi in
Turchia. A più
riprese le
comunità
kurde, armene ed assire hanno subito in Belgio delle
aggressioni teleguidate da Ankara:
All’inizio
del 1994,
150 Kurdi che partecipavano ad una marcia pacifica sono stati aggrediti
da
diverse centinaia di Lupi Grigi non appena sono arrivati a Saint-Josse.
Cinque
anni dopo, il
17 novembre 1998, l’Istituto Kurdo di Bruxelles, il Centro
Culturale Kurdo ed
un locale assiro sono stati attaccati ed incendiati dai Lupi Grigi
davanti alla
polizia.
Il
10 dicembre 2005
un ordigno incendiario è
stato lanciato nei locali dell’ufficio
del partito pro-kurdo DEHAP, distruggendo la porta di ingresso.
Il
2 dicembre 2006
centinaia di Lupi Grigi si erano radunati in piazza Saint-Josse per
attaccare i
locali kurdi dopo la distribuzione di un appello contro la presenza di
un’associazione kurda ubicata a Saint-Josse-ten-Noode, ma
grazie alle misure
preventive prese dalla polizia, questo tentativo è
fallito.
Nella
notte della
domenica 1 aprile 2007 i locali della medesima associazione sono stati
devastati
da un incendio doloso. Gli inquilini di quello stesso stabile hanno
rischiato
di bruciare vivi.
Il
21 ottobre 2007,
dopo una manifestazione non autorizzata davanti
all’Ambasciata degli Stati
Uniti di Bruxelles, i Lupi Grigi, urlando slogan nazionalisti e
sventolando la
bandiera turca e quella dei Lupi Grigi (tre mezzelune), hanno attaccato
un
negozio kurdo di dischi e saccheggiato un bar gestito da un cittadino
di origine
armena a Saint-Josse-ten-Node. La polizia aveva assistito passivamente
a queste
violenze razziste.
Ci
associamo
all’interpellanza che il Comitato degli Armeni del Belgio
(CAB) ha fatto dopo
l’ultima operazione poliziesca contro le istituzioni kurde:
-
Nessun provvedimento è
stato preso contro i
fanatici turchi che hanno seminato il terrore per una settimana durante
la fine
di ottobre 2007 a Saint-Josse-ten-Noode. Inoltre la querela presentata
da Peter
Petrossian, la cui sede commerciale è
stata
saccheggiata e la cui vita è
stata minacciata per
il fatto di essere armeno, è
stata archiviata senza
avere seguito.
-
Come potrà
giustificare, la
nostra Giustizia, il fatto di aver messo in campo una tale dovizia di
mezzi non
per la sicurezza del nostro Paese ma per quella della Turchia, un Paese
che si
fa gioco dei Diritti umani, non rinuncia al genocidio e tenta di
effettuare in
Europa un “ingresso con scasso”? Sotto quale giogo è
caduto il
nostro Paese di libertà
perché
esso si presti
ad offrire il proprio aiuto ad un tale oppressore?
-
Come potrà
giustificare, la
nostra Giustizia,questa operazione, mentre gli ambienti
ultra-nazionalisti
turchi in Belgio si rafforzano in modo pericoloso? E che le loro
manifestazioni
siano tollerate e che esse conducano a delle distruzioni ed a dei
saccheggi di
Bruxelles?
E’
nostra intenzione
attirare ulteriormente l’attenzione sul fatto che queste
aggressioni sono state
provocate da organizzazioni nazionaliste ne da alcuni mass-media turchi
al
servizio dell’Ambasciata della Turchia a Bruxelles.
Inoltre,
tutte le
operazioni repressive contro la comunità
kurda in
Belgio sono state preparate – come sopra menzionato - all’interno di
una stretta collaborazione tra
le autorità
di polizia turche e belghe. E, cosa che è
ancor più
grave, queste
operazioni sono state eseguite con la partecipazione attiva di
poliziotti di
origine turca.
Uno
dei più
influenti
quotidiani turchi, Milliyet,
ha dato il 6 marzo
2010 la seguente notizia, che non è
stata smentita da parte delle
autorità
turche e belghe:
“Secondo
informazioni
ricevute, i servizi d’informazione turchi sono stati molto
attivi nelle recenti
operazioni contro il PKK in Italia, in Francia, e recentemente in
Belgio.
Appena alla vigilia e poi durante l’operazione in Belgio, il
dipartimento delle
informazioni della direzione generale della Sicurezza turca è
stato in
frequente comunicazione con la polizia belga. Le informazioni fornite
dalla
Turchia hanno costituito la base dell’operazione in Belgio”.
(Milliyet, Tolga Sardan e Gökçer
Tahincioğlu, 6 marzo 2010)
Il
rapporto della
polizia turca con il Belgio non si limita alla polizia belga. Da un
po’ di
tempo la polizia turca ha relazioni privilegiate nel mondo politico
belga. Per
esempio, il capo della polizia Celalettin Cerrah, accompagnato dal suo
capo
delle informazioni Ahmet İlhan Güler, aveva reso visita al
Segretario di Stato
di Bruxelles Emir Kir il 19 gennaio 2007. Qualche mese più
tardi, l’8
aprile 207, il medesimo Segretario di Stato Emir Kir aveva assistito
alle
celebrazioni del 162º anniversario della fondazione della
polizia di Istanbul,
in qualità
di invitato d’onore.
Come
abbiamo
segnalato nei nostri precedenti comunicati, le comunità
kurda, armena
e assira vivono attualmente in un ‘buco nero’
creato in Belgio dal regime
repressivo di Ankara a causa del lassismo di alcuni uomini politici
belgi; un
‘buco nero’ che può
generare, in qualsiasi momento, una
‘notte di cristallo’ (un
‘pogrom’, NdT) e persino una ‘pulizia
etnica’ nel
comune di Saint-Josse.
La
collera e le
dichiarazioni provocatorie dei dirigenti di Ankara e dei loro
rappresentanti
all’estero contro il riconoscimento da parte del Parlamento
svedese del
genocidio degli Armeni, degli Assiri/Siriani/Caldei e dei Greci del
Ponto nel
1915, diventano ogni giorno più
preoccupanti.
Avendo
reagito già
in passato
contro tutte le menzionate aggressioni, le nostre organizzazioni
scaturite
dall’emigrazione politica proveniente dalla Turchia:
*
protestano contro l’operazione repressiva avente di mira le
istituzioni kurde,
*
richiedono la liberazione immediata delle personalità
kurde
minacciate di estradizione verso la Turchia,
*
richiedono l’apertura di una inchiesta allo scopo di
identificare e punire gli
aggressori e soprattutto gli istigatori del terrore messo in atto
contro le
istituzioni kurde, armene e assire,
*
richiedono una vigilanza contro le eventuali aggressioni aventi di mira
queste
istituzioni e tutti gli oppositori del regime di Ankara.
L’Associazione
degli Armeni Democratici del Belgio
Le
Associazioni degli Assiri del Belgio
L’Istituto
Kurdo di Bruxelles
La
Fondazione
Info-Türk
Contatti:
collectif1971@scarlet.be,
tél: 02-215 35 76 (F)
kib@skynet.be,
tél: 02-230 89 30 (N)
Info-Türk,
13 marzo 2010 – 36th
Year / 36e Année - N° 379
53 rue de Pavie - 1000 Bruxelles - Tél: (32-2)
215 35 76 - Fax: (32-2)
215 58 60
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