|
BOLLETTINO DEL MONDO KURDO
|
|
|
Grammatica Curda in Lingua Italiana
|
|
|  |
«L’esercito si diverte ad appiccare fuoco ai villaggi»
|
|
«L’esercito
si diverte ad appiccare fuoco ai villaggi»
REPORTAGE. «Chi è venuto a Batman, ora non sa come
andarsene. Istanbul è a quasi due giorni di
cammino». Viaggio in Kurdistan dove i turchi hanno ripreso a
combattere contro il Pkk. Ma le vittime spesso sono civili. Hanno preso
fuoco intorno alle quattro di mattina. Mesheli, Gunesli, e poi Pasanca.
Dalla stazione di vigili del fuoco più vicina, quella di
Siirt, hanno risposto che di notte no, non si poteva intervenire, per
via della guerra, delle imboscate e delle strade che al buio sono
pericolose.
E così gli abitanti dei villaggi sono rimasti a guardare
fino al mattino. Non che ce ne fossero rimasti molti, da quelle parti.
Negli anni Novanta era arrivato l’esercito turco rastrellare
la valle, e le famiglie erano state spedite a ingrossare le fila dei
profughi che a migliaia inondavano Diyarbakir e Batman. Soltanto loro,
quei pochi, erano tornati. Le capre, i campi, piano piano si
erano ripresi le terre. Fino all’incendio di due settimane
fa, quello che i vigili del fuoco avevano paura di spegnere. Loro
invece sono rimasti a guardare le fiamme anche il giorno. Poi la sera
è finito tutto.
Sedici ore dopo. Settantamila acri bruciati. Ma non erano gli unici
impalati davanti al fuoco che divorava il villaggio, gli abitanti di
Mesheli, Gunesli e Pasanca. C’erano anche i soldati, a
guardare. «Lo Stato sostiene che a causare gli incendi sia
stato un lampo durante qualche temporale», spiega un avvocato
di Batman, difensore della gente dei villaggi bruciati, che chiede di
restare anonimo per motivi di sicurezza. «Ma le circostanze
sono quantomeno sospette. Le fiamme sono partite proprio dalla
postazione dell’esercito turco, che è
rimasto a guardare, senza intervenire, dall’alba al tramonto.
Crediamo che siano stati loro, ad appiccare le fiamme. Così,
per divertirsi».
Ad Ankara o Istanbul si parla ormai di inziative di pace con i curdi, e
si racconta delle Ong che chiedono la fine delle violenze e la
convivenza entro gli stessi confini, curdi e turchi, relegando il Pkk
(i guerriglieri separatisti curdi) a una milizia sperduta fra i monti
da debellare con l’intervento delle truppe Nato,
perché ormai la realtà del conflitto
è cambiata, ma forse le cose sono cambiate soltanto ad
Ankara o Istanbul. Quando si parla di pace, a nessuno viene in mente
che possa esistere ancora un posto come Batman, capoluogo della
provincia dove i villaggi bruciano, a sud est di Diyarbakir.
Trecentomila abitanti e un unico viale di casermoni e centri
commerciali, polvere, polizia che va e viene, 52 gradi tutto il giorno.
E assolutamente nient’altro. Quando l’hanno
costruito, negli anni Cinquanta, questo avamposto del
“progresso” della Repubblica turca nel cuore delle
zone curde avrebbe dovuto allontanare la gente dalle campagne, e
urbanizzare i pastori nomadi che vivevano ancora fra le caverne della
valle. Poi negli anni Sessanta hanno scoperto il petrolio, e
la gente ha cominciato ad affluire e popolare i casermoni di Batman in
cerca di un posto di lavoro nelle nuove raffinerie. E ancora, nel
Novanta, gli anni peggiori del conflitto fra esercito e Pkk, la gente
scappava ovunque dall’inferno dei villaggi e Batman era il
primo rifugio in zona.
Oggi, a Batman si langue per il caldo e la disoccupazione, incollati
davanti alla televisione che mostra l’ultima imboscata fra
Pkk ed esercito. L’unica fonte di sostentamento sarebbe il
turismo nella valle di Hasankeyf, accanto a Batman; ma
l’esercito ha già deciso di punire la zona
costruendo una gigantesca diga che allagherà tutto e tutti.
Mentre, dalla fine del cessate il fuoco, il mese scorso, i morti si
contano a decine. Non passa notte senza imboscata, senza che le
famiglie di Batman piangano i propri figli. Quelli morti fra le fila
dei guerriglieri, e quelli morti perché obbligati a servire
la leva e rastrellare i loro stessi villaggi.
Chi un tempo è venuto a Batman, ora non sa come andarsene.
Istanbul è a quasi due giorni di viaggio, e anche
lì la prospettiva sarebbe una stanza nelle baracche della
periferia inquadrati come venditori di strada dalle mafie locali. Il
progresso promesso l’anno scorso dal governo Erdogan come
unica via per la pace, qui nessuno l’ha mai visto. Si
continua ad arrestare chiunque provi ad insegnare curdo, mentre la
polizia è libera di disporre della popolazione, lontana
dagli occhi di Ankara e assolta dall’impunità
garantita all’esercito.
E di quelle novanta associazioni che, a Batman, avevano protestato
contro la fine del cessate il fuoco deciso il mese scorso dal Pkk
– ebbene, a Batman nessuno ne ha mai sentito parlare.
«Certo che vogliamo la pace», commenta una ragazza
seduta nell’unico ristorante della città,
«ma non abbiamo scelta. È vero, quale sia il
programma politico del Partito (il Pkk ndr),
non l’ho capito neanche io. Ma se la gente vuole la
separazione dalla Turchia, il Partito ci ascolterà
e lotterà per la separazione».
Si arriva a Batman portati da mille discorsi di intellettuali turchi e
curdi, fatti di convivenza promessa da un lato, fine delle
rivendicazioni di uno stato curdo dall’altro. Discorsi di
pace, di una nuova realtà, di sforzi. Si arriva e si scopre
che quaggiù, fra villaggi che bruciano, imboscate del Pkk,
studenti che scappano sui monti a ingrossare le fila della guerriglia e
ragazzini arrestati ogni giorno senza accusa né processo,
qui fra sirene della polizia e rombo degli elicotteri, e, soprattutto,
qui dove non si sa di cosa vivere, la strada verso la fine del
conflitto è ancora lunga. Di morti ce ne saranno ancora
molti. Con o senza intervento delle truppe Nato, con o senza dialoghi
di pace fra Erdogan e il leader del Pkk Ojalan, da discutere fra le
mura del parlamento di Ankara.
Perché Ankara è distante un giorno di strada. Ma
Batman è distante 20 anni, qui la guerra non è
mai finita.
(Fonti:il Gio,
08/07/2010)
|
Pagina Stampabile
Invia questo Articolo ad un Amico
|
|  |
|
DALLA CHIUSURA DEL DTP AGLI ARRESTI DI MASSA DI SINDACI
|
|
|
BDP: IL PROGETTO DI AUTONOMIA DEMOCRATICA
|
|
|
RAPPORTO DELLA DELEGAZIONE NEWROZ 2008
|
|
|
BIENALE PADILIONE KURDISTAN
|
|
|
Turismo solidale in Kurdistan
|
|
|