KARAYILAN:
“PROTEGGERCI COME
NAZIONE E COSTRUIRE LA NOSTRA VITA LIBERA”
“Stiamo
ancora in una posizione pienamente difensiva e non
abbiamo esercitato tutto il nostro potere. Siamo in una posizione di
allerta ora.
Se lo Stato turco proverà ad invadere la Zona di Difesa
Media o qualsiasi altra
parte del Kurdistan allora romperemo gli indugi e la situazione
sarà del tutto
differente”: queste le prime dichiarazioni di Murat
Karayilan, il capo del
Consiglio esecutivo della Confederazione democratica del Kurdistan
(KCK).
Karayilan
ha poi continuato: “Continueremo a resistere, non
importa se dovremmo farlo per un altro secolo. Non possiamo accettare
questo
disonore. Non possiamo accettare le politiche assimilazionistiche
contro il
popolo kurdo. Non riusciranno mai a farci diventare turchi”.
“Come considerate gli
sviluppi successivi al 1 giugno? Quali sono le caratteristiche di
questa nuova
fase?
“La
nostra Leadership ed il nostro movimento, per 18 anni,
hanno impegnato tutte le energie per raggiungere una soluzione
democratica
della questione kurda. L’ultimo passo e stata la
dichiarazione di un periodo di
‘non scontro’ il 13 aprile 2009 che si è
concluso soltanto il 1 giugno 2010. Quello
che notiamo è che né l’Akp,
né il governo turco hanno intenzione di fare la
pace col popolo kurdo. Insistono nelle loro politiche di
assimilazione e
pretendono la resa incondizionata del nostro popolo”.
“Il signor Ocalan ha
dichiarato che non potrà essere parte della soluzione se ci
saranno negoziati.
Quale è il ruolo del Leader Ocalan per il vostro
movimento? Cosa pensate
della discussione su questo tema?”
“Lo
ha fatto come risposta alle politiche di negazione e
distruzione dell’Akp e dello Stato turco. Noi siamo un
movimento. Abbiamo un
consiglio esecutivo, un corpo dirigente, una amministrazione. Da oltre
7 mesi
stiamo discutendo su come sviluppare la nostra soluzione. In
conseguenza di ciò
abbiamo deciso di aprire una nuova fase. È stato necessario
per noi. Se lo
Stato non vuole cercare una soluzione negoziando con te allora devi
cercartela
da solo con le tue dinamiche. Questo è quello che stiamo
facendo ora. Lo Stato
non vuole risolvere la questione kurda ma distruggere il popolo kurdo.
Questo è
un pericolo per il nostro popolo. L’Akp ha rifiutato ogni
proposta ragionevole.
Non vogliono fare la pace con noi, vogliono semplicemente annientarci.
Proteggere la nostra esistenza come nazione e creare la nostra vita
libera:
questo è il nome che abbiamo dato a questa fase. Siamo
pronti ad accogliere le
iniziative pacifiche dello Stato, in caso contrario agiremo secondo le
nostre
dinamiche”.
“Alcune Ong e voci
nella Confindustria premono per la fine del conflitto e la fine delle
operazioni militari. Che ne pensate? Possibile un cessate il fuoco in
questa
fase? Se sì da cosa dipende?”
“Prima
di tutto devo affermare che l’appello delle Ong di
Diyarbakir, che ci chiedono di dichiarare il cessate il fuoco e
chiedono allo
Stato di fermare le operazioni militari, è stato
strumentalizzato dai media
turchi. Rispettiamo gli appelli di tutte le organizzazioni della
società
civile. Non basta fare appelli però, ci vuole uno sforzo
superiore. Il quadro
proposta dalle Ong è accettabile, se lo Stato vi aderisse
potremmo aprire un
negoziato. Da un lato il Primo ministro fa appello alla Nato e attende
gli Usa.
Nonostante tutta la tensione con Israele continua a mandare delegazioni
in
Israele per perfezionare l’acquisto degli Herons (aerei
spia). Lo stesso con
Siria ed Iran. Per distruggerci stanno organizzando una serie
interminabile di
riunioni ed incontri. Dall’altra parte ci chiedono di
dichiarare un cessate il
fuoco unilaterale. Non ha senso. Non è accettabile. Abbiamo
le capacità di
resistere allo Stato turco, di stare sulle nostre gambe. Tutti devono
essere
consapevoli di questo. Siamo ancora in una posizione pienamente
difensiva e non
abbiamo sviluppato ancora tutte le nostra capacità militari.
Pensiamo che sia
ancora possibile vivere coi turchi e stiamo lottando per farlo. Se lo
Stato
turco proverà ad invadere la Zona di Difesa Media o
qualsiasi altra parte del
Kurdistan allora romperemo gli indugi e la situazione sarà
del tutto
differente. Stiamo mettendo in pratica una strategia difensiva ben
pianificata
ed organizzata. Ci stiamo limitando. Non si pensi che siamo al massimo
delle
nostre possibilità. Ma se insistono in una azione di
negazione e di distruzione
allora il popolo kurdo avrà il diritto di utilizzare altre
opzioni. Possiamo
resistere. I politici già erano sicuri di averci annientato
nel 1999. Allora, a
seguito dell’indicazione del nostro leader, ritirammo le
nostro forze dalla
Turchia. Fu una dimostrazione di buona fede. Che lo Stato turco non
pensi si
essere stato lui l’artefice di quella decisione”
"Che cosa è l'Autonomia democratica e
quando pensate di dichiararla?"
"Autonomia
democratica significa rispettare e promuovere le culture differenti
invece che
sottoporle all'assimilazione ed a politiche genocide. Riconoscere il
diritto a
vivere all'interno dello Stato a culture differenti. Questo non porta
alla
secessione e non è la volontà di creare un nuovo
Stato ma solo la voglia di
godere pienamente dei propri diritti. L'Autonomia fu promessa ai kurdi
da Ataturk
(Mustafa Kemal) che poi però non la rispettò. Se
lo Stato comunque non lo farà
il popolo kurdo farà da solo. Se lo Stato
cercherà di bloccarci allora
troveremo lo stesso il modo di raggiungerla. L'Autonomia democratica
è l'unico
strumento utile a risolvere il problema kurdo”.
"Come la realizzerete?"
"La
Confederazione democratica è un sistema alternativo ad oltre
5000 anni di tradizione
di Stato nazionale. E'
l'unità dei
popoli che vivono assieme senza l'esistenza di uno Stato. Se lo Stato non lo accetta
allora sarà un
pericolo per esso stesso, noi realizzeremo il nostro progetto con le
nostre
dinamiche. I kurdi hanno la volontà e la
possibilità di farlo. Spero che lo
Stato sia razionale, se lo sarà allora potremmo giungere ad
una soluzione
definitiva. Questo porrà termine alle morte ed alla guerra.
E' ora di guardare
in faccia alla realtà altrimenti la Turchia si
troverà in mezzo al caos. Devono
smetterla di utilizzare argomenti ormai vecchi come "L'utilizzo della
lingua madre distruggerà l'unità del paese".
Guardassero il mondo. Paesi
dove sono utilizzate diverse lingue madri esistono e prosperano. L'Akp
non
vuole veramente cercare una soluzione e utilizza le posizione
dell'opposizione
(Mhp e Chp) come scusa per non intraprendere i passi necessari verso
una
soluzione."
"Se lo Stato turco non accetterà?"
" Non
siamo solo noi a dichiarare l'Autonomia democratica del popolo kurdo.
Anche
partiti come il Bdp e molte strutture della società civile
lavorano per questo
obbiettivo. Se lo Stato non lo accetterà e
deciderà di allearsi con i paesi
vicini o col grande capitale internazionale allora i kurdi si
alleeranno con le
montagne".
BAKI
GÜL
-ANF / KANDIL