Del Mondo Kurdo
Anno 10 – numero 4
A
cura dell'Ufficio d'Informazione del
Kurdistan in Italia
www.kurdistan.it
e www.uikionlus.com
(italiano), www.kurdish-info.eu (multilingue)
INDICE:
·
I 5 passi
di Ocalan verso la
risoluzione della questione kurda
·
Ocalan: mi
ritiro dal processo di
pace, dopo tanti ma inutili tentativi
·
Cemil
Bayik:“la questione e' posta
nel modo sbagliato
·
L'ex
presidente del dtp ahmet turk
sotto processo per aver parlato in kurdo
·
Politici
kurdi sotto inchieste per
aver invitato all'obiezione
·
Arrestati
dieci membri dei gruppi di
pace
·
Inviato
delle nazioni unite
preoccupato per la continua carcerazione dei minori
·
Rapporto di
amnesty sulla condizione
di minori in Turchia
·
37 ragazzi
nella prigione di
diyarbakir messi in isolamento
·
6 anni e
tre mesi per una madre
della pace
·
Giornalista
condannato a 15 mesi di
carcere per articolo su pkk
·
La
verità di un soldato sulle mine
antiuomo
·
La tortura
nelle carceri turche
·
Due
villaggi incendiati ad hasankeyf
·
Il bilancio
da parte dell´hpg dopo
la fine dell’armistizio unilaterale
·
Turchia
noleggerà nove elicotteri da agustawestland
·
Riparte
il dialogo fra Turchia ed Israele
|
I
5 PASSI DI OCALAN VERSO LA RISOLUZIONE DELLA QUESTIONE KURDA
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Nella
abituale incontro con gli
avvocati, il Leader del Popolo Kurdo Abdullah Ocalan ha dichiarato che
se non
si riesce ad intraprendere dei passi verso una soluzione seria della
questione
kurda il paese sarà portato alla rovina dalla
lobbies della guerra
speciale.
Al
fine di arrivare ad una
soluzione, il Leader Ocalan ha indicato 5 passi che lui ritiene
fondamentali:
- Diminuire
lo sbarramento elettorale che attualmente è posto al 10%
- Abolire
la Normativa Antiterrorismo
- Liberazione
dei bambini kurdi arrestati
- Liberazione
degli esponenti della società civile e dei
dirigenti politici kurdi arrestati.
- Avvio
del processo di riforma costituzionale.
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OCALAN:
MI RITIRO DAL PROCESSO DI PACE, DOPO TANTI MA INUTILI
TENTATIVI
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Il
Manifesto, 08/06/2010 - Per riuscire a
comprendere la questione kurda è necessario dare uno sguardo
al background
storico. La tragedia continua dimostra come questo problema storico non
sia di
facile soluzione. Dopo che il nazionalismo turco divenne una dottrina
di stato,
il popolo armeno e il popolo aramaico diventarono vittime di un aperto
genocidio. I kurdi invece furono sottoposti a un genocidio strisciante
attraverso la negazione della loro identità. La loro lingua
fu vietata, i nomi
di persona e di luoghi «turchizzati», terrorismo di
stato e umiliazione
diventarono parte integrante della loro vita quotidiana - e tutto
ciò fino al
passato più recente.
I kurdi furono
scacciati, derubati dei loro beni e averi e condannati alla
povertà; migliaia
di villaggi vennero dati alle fiamme. Le donne diventarono il bersaglio
di una
politica sessista, i bambini sottoposti sistematicamente ad
assimilazione. Si
doveva privare il popolo kurdo del proprio futuro. La nostra ribellione
era
indirizzata contro questo genocidio economico, politico e culturale.
Unico
scopo della nostra rottura storica era porre fine alla tragedia del
nostro
popolo.
Dopo trent'anni di lotta, il popolo kurdo si è spinto tanto
in avanti nella
ricerca della libertà e della propria identità
che un ritorno non è più possibile.
Con la creazione di una cultura persistente della resistenza
democratica
abbiamo ridato agli uomini la loro voce.
Né l'inizio
della guerra, né la sua continuazione sono stati per noi la
scelta preferita. I
nostri «cessate il fuoco» ne sono una prova.
Sebbene abbiamo rivolto i nostri
appelli alla pace a vari governi dai più diversi
orientamenti politici, lo
stato ha sempre risposto esclusivamente col tentativo di annientarci o
costringerci alla resa.
Anche durante i
miei undici anni e più di prigionia, non ho mai lasciato
niente di intentato
per il raggiungimento di una pace duratura. La pace strategica e la
politica
democratica sono diventate una visione nazionale dei kurdi.
I nostri
tentativi di pace sono rimasti senza risposta. Si sono svolti colloqui
non
ufficiali, col solo scopo di tenerci a bada. In un anno sono stati
arrestati
più di 1.500 politici kurdi. Non è stato lasciato
il minimo spazio a un
contributo politico pacifico. Pertanto non logorerò oltre la
pazienza del
popolo kurdo. A partire dal 31 maggio 2010 mi sono ritirato dal
processo di
costruzione di un dialogo. Cosa accadrà adesso, se guerra o
pace, dipenderà
esclusivamente dalle decisioni del Kck (Confederazione democratica del
Kurdistan). Dal 31 maggio non sono più responsabile di
quanto accadrà.
Tuttavia, se il governo dovesse essere veramente interessato a una
soluzione
pacifica e durevole del conflitto, mi metterò nuovamente a
disposizione,
ammesso che entrambe le parti lo vogliano.
La nostra lotta
non è una battaglia etnica. La rivoluzione kurda
è piuttosto il cuore del Medio
Oriente. Questa rivoluzione porterà cambiamenti di tale
portata, da poter
essere paragonata per capacità di risultati alla rivoluzione
francese o alla
rivoluzione russa. Diversamente da queste però, la
rivoluzione kurda sarà
libera dal nazionalismo. Il modello di soluzione da me proposto si basa
sul
modello di un'autonomia democratica; una soluzione in base alla quale i
conflitti interni non vengono portati oltre i confini.
Dall'altra parte
rifiutiamo l'egemonia universale delle potenze dominanti, senza per
questo
entrare in aperto conflitto con loro. È possibile
assicurarsi una propria
esistenza e dei principi propri in modo duraturo, senza essere
assorbiti
dall'egemonia globale, detta anche «impero». La
soluzione di questo problema
sulla base di un'autonomia democratica avrà un influsso
positivo sull'intero
Medio Oriente.
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CEMIL
BAYIK:“LA QUESTIONE E' POSTA NEL MODO SBAGLIATO
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Kurdish Info 27.Giugno 2010- Il Vice Presidente del
Comitato esecutivo del KCK Cemil Bayik ha discusso con Firat News
Agency sulle
politiche che si stanno mettendo in atto per impedire il raggiungimento
di una
soluzione. Bayik ha invitato a cercare una risposta reale sul
perché la resistenza
stia continuando senza vacillamenti ed ha affermato che:
“Ognuno deve avere
chiaro che la resistenza del popolo kurdo continuerà fino a
quando la questione
non sarà risolta. Nessuno dovrà sottostimare la
capacità di resistenza del
PKK”.
Bayik ha rilevato come sia difficile produrre
politiche
adeguate fino a quando il problema kurdo viene limitato al terrorismo:
“Deve
essere compreso prima di tutto che è impossibile annientare
le capacità
operative della guerriglia. Fino a quando il popolo kurdo
lotterà per la
libertà, il nostro movimento preserverà la sua
capacità operativa ed il suo
potenziale. Non è possibile impedire alla guerriglia di
portare avanti le sue
operazioni. Molto probabilmente le sue capacità operative e
di intelligence non
sono troppo inferiori a quelle degli USA. È noto che quando
incontrano delle
difficoltà gli USA ricorrono a mezzi politici o ad altri
piuttosto che a quelli
militari. La giusta causa della Lotta kurda di liberazione non
può essere
soppressa con la guerra psicologica.
Nessuno dovrebbe
sottostimare la
capacita’ di resistenza del pkk
“Tutti devono sapere che il
popolo kurdo continuerà a lottare fino a quando la questione
non sarà risolta.
Nessuno dovrebbe sottovalutare l’esperienza politica del PKK
e la sua capacità
di resistenza in diverse forme. È un movimento che
è capace di resistere e
lottare in situazioni di grandissima difficoltà. Non
è possibile sconfiggere la
resistenza fino a quando la questione kurda non sarà
risolta. Questo è il
motivo per il quale la Turchia dovrebbe trattare col PKK”.
Bayik ha anche risposto
all’accusa secondo la quale il PKK sarebbe una organizzazione
che sta lavorando
per conto di qualcuno ed ha definito “immorale”
questa accusa lanciata da
Erdogan: “Il Primo Ministro sta ingannando il popolo turco,
invece di ammettere
di aver portato avanti delle politiche fallimentari di
annientamento”.
Sul ruolo subordinato della
Turchia ad altri interessi Bayik ha affermato: “Non
è forse questo Stato che
ogni volta sottolinea di avere un ruolo strategico importante? Non sono
loro
che hanno relazioni con le lobby americane ed israeliane invece di
pensare di
risolvere la questione kurda? Non sono loro che combattono il Movimento
kurdo
di Liberazione con tecnologia americana ed israeliana? Hanno ingannato
il
popolo. Non c’è nessuna altra forza che lotta in
maniera così indipendente come
il PKK. Tutti sanno che la sua capacità operativa deriva
dalla autorganizzazione
del suo popolo”.
“Lo Stato turco vuole
il sostegno di tutti e che tutti adottino le sue politiche. Vuole che
tutti
lottino contro il Movimento kurdo di Liberazione. Vuole aiuto per
risolvere ciò
che non è in grado di risolvere da sé. Ma la sua
guerra e le sue politiche sono
così ingiuste che non riesce ad ottenere apertamente il
sostegno di tutti
coloro di cui vorrebbe il sostegno”.
Sulle parole del Presidente
turco Gul, Bayik ha affermato: “Abdulla Gul dice che la
nostra resistenza
contro questo sistema di negazione ed annientamento è un
pericolo per la
situazione regionale ed internazionale e che questo sarebbe il motivo
per il
quale stanno intensificando così tanto le operazioni. Adesso
capiamo meglio
cosa intendeva Gul dicendo che sarebbero accadute delle belle cose.
Faceva
riferimento al fatto che si sono create delle condizioni geopolitiche
adatte ad
una politica di guerra su vasta scala. È diventato anche
chiaro il senso
dell’Iniziativa democratica. In passato quando noi
affermavano che si stavano
mettendo in pratica politiche di annientamento l’AKP
replicava dicendo che
raccontavamo bugie per discreditarci. Adesso queste politiche sono
state
pubblicamente accettate dal Presidente”.
Possa dio proteggere tutti
contro
l’iniziativa democratica dell’akp
Bayik ha sottolineato anche
che il discorso dell’AKP sulla Iniziativa democratica non
è altro che uno
strumento di pressione psicologica: “La Turchia è
stata trascinata in un
conflitto drammatico dato che l’AKP non ha condotto alcuna
Iniziativa democratica
e ha ingannato la società. L’AKP ha distorto ed
esaurito l’Iniziativa
democratica. Se ci fosse stata una reale apertura democratica
né il MHP
né altri avrebbero potuto opporvisi. L’AKP, con la
scusa della Iniziativa
democratica, ha portato avanti una tattica psicologica tesa a vincere
le
elezioni ed ottenere consenso”.
Bayik ha concluso ricordando
che è impossibile per uno Stato che impedisce
l’educazione in lingua madre,
arresti i rappresentanti politici di un popolo, arresta i delegati di
pace che
9 mesi fa entrarono in Turchia su richiesta di Ocalan:
“E’ ipocrita che il
Presidente della Repubblica parli ancora di Iniziativa democratica.
Cosa avete
fatto nell’ultimo anno e mezzo per far crescere
l’Iniziativa democratica? Che
Dio possa proteggere tutti contro le iniziative
dell’AKP”.
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L'EX PRESIDENTE DEL DTP AHMET TURKSOTTO
PROCESSO PER AVER PARLATO IN KURDO
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DIHA,
08/06/2010 - L’ex
co-Presidente del DTP (Partito della
Società democratica) Ahmet Turk, interdetto dai suoi uffici,
e' stato citato in
giudizio dalla Procura della Repubblica di Ankara con
l'accusa di aver
parlato in kurdo alla Grande Assemblea Nazionale Turca (TBMM) durante
un
incontro del gruppo parlamentare del suo partito.
Contro Turk e
contro l’latra ex co-Presidente del DTP Aysel Tuglut, sono
ancora in corso
altri procedimenti presso la XII Corte Penale di Diyarbakir.
La frase
contestata a Turk è la seguente: "La gente deve esprimere i
propri
sentimenti e le proprie idee nella madrelingua", seguita poi
da un
discorso in kurdo, il 24 febbraio 2009, ritenuti in
violazione
dell' articolo 81 della Legge sui partiti politici.
Nell'atto
d'accusa, il procuratore ha chiesto per Turk l'accusa secondo il
disposto
dell'articolo 117 della Legge sui partiti politici:"Chi commette
crimini scritti
secondo quanto previsto dalla quarta parte di questa legge è
condannato ad un
incarcerazione di almeno 6 mesi a meno che l'atto richieda una pena
più
pesante". La Corte penale di Ankara ha accettato
l’incriminazione ed il
processo contro Turk dovrebbe aprirsi a breve.
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POLITICI KURDI SOTTO INCHIESTE PER
AVER INVITATO ALL'OBIEZIONE
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Erhan
ÜSTÜNDAĞ Venerdì,
25.Giugno 2010-
La Procura della Repubblica
di Batman ha aperto una investigazione contro il vice capogruppo del
Partito
della pace e della democrazia Bengi Yildiz con le accuse di
“incitare
all’obiezione di coscienza”. Yildiz avrebbe
invitato la popolazione kurda a non
mandare i propri figli a fare il servizio militare.
L’articolo 318 del Codice penale (TCK)
punisce tale crimine
con pene che vanno dai 6 mesi ai 3 anni. La dichiarazione di Yildiz
è
successiva all’attacco portato dal PKK, lo scorso 19 giugno,
ad una base militare
a Semdinli, nei pressi del confine iraqeno.
Yildiz rilasciò un comunicato
stampa il 20 giugno nel
quale affermò: “Ci saranno funerali. Ci saranno
funerali anche per i bambini
kurdi. Dopo quello che è successo non mandate i vostri figli
a fare il servizio
militare. I nostri figli moriranno e noi andremo in prigione. Dite
questo a
tutti”.
L’obiezione
di
coscienza non e’ riconosciuta
Yildiz ha sottolineato che l’obiezione di
coscienza è
riconosciuta dalle normative internazionali. Dalla stampa turca
è emersa
l’indiscrezione che l’inchiesta contro Yildiz si
starebbe allargando fino a
comprendere anche reati come propaganda per una organizzazione illegale
e
violazione della Legge sui Meeting e sulle Manifestazioni.
In Turchia gli obbiettori di coscienza sono
giudicati dalle
corti militari. La Turchia è uno dei due paesi del Consiglio
d’Europa che non
ammette l’obiezione di coscienza.
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ARRESTATI DIECI MEMBRI
DEI GRUPPI DI PACE
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Kurdish Info
17.06.2010-Dieci
membri dei Gruppi per
la soluzione democratica e pacifica (BDCG) sono stati arrestati dalla
IV e
dalla V Alta Corte Penale del Tribunale di Diyarbakir. I primi tre,
Mustafa
Ayhan, Nurettin Turgut and Hüseyin Ipek, sono stati arrestati
dalla V Corte e
gli altri sette dalla IV. Contro altri tre membri dei Gruppi di pace,
che non
erano presenti in aula, è stato spiccato mandato di arresto.
Alla notizia degli
arresti manifestazioni di protesta sono scoppiate in tutta la Turchia.
La prima udienza dei membri
dei Gruppi di pace ha avuto inizio nelle prime ore della mattina. I
membri dei
Gruppi di pace, che ricordiamo provengono dal Campo profughi di Mahmura
e dal
Monte Qandil (Base della guerriglia) e che entrarono in Turchia lo
scorso
autunno per aprire un canale di dialogo con le autorità
turche per il
raggiungimento di una soluzione democratica della questione kurda, sono
stati
incriminati per aver pronunciato dei discorsi dopo il loro ingresso in
Turchia.
La maggioranza degli
incriminati sono tutti ex guerriglieri. Davanti al Tribunale di
Diyarbakir,
intanto, si è creato un assembramento di centinaia di
persone che intendono
rimanere a presidio tutta la notte. Al processo prendono parte anche
avvocati e
attivisti per i diritti umani provenienti da tutto il paese.
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INVIATO DELLE NAZIONI
UNITE PREOCCUPATO PER LA CONTINUA CARCERAZIONE DEI MINORI
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ANF
27.05.2010- “Il Commissario
rimane assai preoccupato a causa della continua pratica di arresti,
detenzioni
e condanne di minori che prendono parte a manifestazioni kurde nel
sud-est
della Turchia”, queste parole sono state usate
dall’inviato del Consiglio
d’Europa per i diritti umani, Thomas Hammarberg, a
conclusione dei suoi due
giorni di visita in Turchia, nell’ambito del processo che
vede la Turchia
candidata ad entrare nella Unione europea.
Parole che non
lasciano dubbio sul disagio evidente vissuto dall’inviato
europeo. Come ha
effettivamente sottolineato Hammarberg, la carcerazione di minori kurdi
con
l’accusa di sostegno al terrorismo nel corso di proteste
antigovernative è una
violazione dei principi della Nazioni Uniti sui diritti umani.
Hammarberg,
inviato del Consiglio d’Europa che può contare su
47 membri, ha affermato di
aver incontrato 18 minori tra i 15 ed i 18 anni, tra i quali 2 ragazze
che, da
sei a nove mesi, sono in stato di detenzione a Diyarbakir.
La dichiarazione
del Commissario continua: “L’imprigionamento di
minori è una misura eccezionale
che dovrebbe comunque essere evitata. Ricorrere sistematicamente alla
detenzione ed all’imprigionamento di bambini, condannati
spesso a durissime
sentenze che vanno oltre i 10 anni, contrasta con i principi
fondamentali della
Convenzione delle NU sui diritti dell’infanzia e sulle linee
guida”.
Secondo le
organizzazioni umanitarie ci sono centinaia di minori nelle prigioni
turche con
l’accusa di aver violato la legge
sull’antiterrorismo. Il governo dell’AKP,
infine, non ha fatto nulla per cambiare questo stato delle cose.
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RAPPORTO DI AMNESTY SULLA CONDIZIONE
DI MINORI IN TURCHIA
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Kurdish Info
18.06.2010 -
Oggi
è stato diffuso da Amnesty International un rapporto dal
nome “Turchia: Tutti i minori hanno dei diritti. Porre fine
alle condanne
ingiuste verso i minori in base alla legge
sull’antiterrorismo”. Il rapporto
contiene molte dichiarazioni scritte direttamente dai minori posti
sotto
custodia. I minori hanno raccontato il loro calvario in mano alle forze
di
sicurezza.
Un minori ha riferito ad Amnesty International di essere stato
arrestato dalla
polizia nel corso di una manifestazione a Diyarbakir:
“Un agente di polizia mi ha
preso per un braccio e mi ha picchiato con un bastone. Provai a
scappare ma
venni ripreso da un altro agente che continuòp a picchiarmi.
Dopo di che sono
stato picchiato da altri quattro o cinque agenti
contemporaneamente”.
Una volta decisi i capi
d’accusa i minori rimangono in carcere per mesi prima
dell’emissione della
sentenza. In questo periodo i minori sono detenuti nelle stesse
condizioni
degli adulti e non ci sono misure che permettono loro di continuare la
loro
educazione.
Le Procure hanno spesso
basato le loro accuse su prove inconsistenti o dichiarazioni rese da
bambini
sotto pressione. I minori di 12 anni sono stati giudicati davanti a
Corti
penali in palese violazione di legge. Molti casi si chiudono con
condanne a
molti anni di carcere. La legislazione sull’antiterrorismo,
in base alla quale
i minori sono giudicati, è vaga, troppo ampia nella sua
formulazione e ingiusta
nella sua applicazione da parte di giudici e pubblici
ministeri. Anche
alcuni emendamenti di modifica proposti alla legge non cambierebbero
comunque
il quadro di sostanziale iniquità della normativa.
Andrew Gardner, ricercatore
di Amnesty International sulla Turchia, ha affermato che: “Le
autorità turche,
in base alle legge nazionali ed a quelle internazionali, sono obbligate
a
tutelare i diritti dei minori nel corso di arresti, detenzioni o
processi. Ma
questi diritti sono sistematicamente violati. Arresti e condanne
continuano. Le
autorità turche debbono riformare la normative
sull’antiterrorismo per metterla
in linea con gli standard internazionali. È un problema
urgente. Debbono anche
implementare una serie di misure per impedire che i diritti dei minori
non
vengano violati”.
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37 RAGAZZI NELLA PRIGIONE DI
DIYARBAKIR DA MESSI IN ISOLAMENTO
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ANF,
31/05/2010 -
37
ragazzi detenuti nel carcere di tipo E di Diyarbakir per aver lanciato
pietre,
hanno avuto una pena di 3 giorni in cella di isolamento, senza poter
aver
accesso all'ora d'aria e alle attività ricreative. A seguito
della decisione
presa dalle autorità carcerarie di non dare medicine a un
amico malato dei
ragazzi, i giovani il 4 maggio scorso avevano avviato una protesta,
dando fuoco
ai letti per protestare contro le condizioni detentive in cui si
trovano. Per
questo hanno ricevuto una punizione disciplinare.
Arif Akkaya,
avvocato appartenente alla sede di Diyarbakir dell'Iniziativa Giustizia
per i bambini'
ha detto all'Agenzia d'Informazione Firat che "ai bambini
sarà vietato di
fare sport per 3 settimane, per 3 giorni non potranno beneficiare
dell'ora
d'aria e dovranno stare in isolamento 3 giorni. Inoltre,
l'amministrazione ha
aperto un'inchiesta contro i ragazzi per aver attentato alla
proprietà
pubblica".
Akkaya ha anche
espresso la sua preoccupazione e quella degli attivisti dell'Iniziativa
Giustizia per i bambini" aggiungendo che sono
psicologicamente molto
provati, dichiarando che non esclude che essi potrebbero tentare anche
il
suicidio. Akkaya ha sottolineato come sarebbe l'amministrazione
penitenziaria
l'unica responsabile delle conseguenze che l'isolamento potrebbe
provocare sui
bambini.
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6
ANNI E TRE MESI PER UNA MADRE DELLA PACE
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DIHA ,
09/06/2010 - Sultani
Acibuca, delle Madri della Pace, è stata condannata a 6 anni
e tre mesi di
prigione a causa di un suo discorso dell'8 Marzo 2008 ad
Izmir. La Corte
di Giustizia di Izmir l’ ha accusata di appartenenza ad un
organizzazione
illegale sulla base del suo discorso relativo alla Giornata
Internazionale
delle Donne. Il suo avvocato Nezahat Pasa Bayraktar ha attirato
l'attenzione su
una condanna parallela che e' stata anche stigmatizzata dalla Corte
Europea dei
Diritti Umani(EHCR) dato che la punizione era contro la libera
espressione del
pensiero.
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GIORNALISTA CONDANNATO A 15 MESI DI
CARCERE PER ARTICOLO SU PKK
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Kurdish
Info, 11/06/2010 - L'articolo
era apparso su Express ad ottobre del 2009. L'editore dovrà
pagare oltre 10mila
dollari - Irfan Aktan, giornalista turco, è stato condannato
a 15 mesi di
carcere per aver "diffuso propaganda terrorista" in un articolo
apparso sul giornale Express ad ottobre del 2009. Nel suo articolo
Aktan, 29
anni, intervistò alcuni membri del Pkk, citando anche canali
informativi filo
curdi, tra cui Roj Tv, emittente con sede in Danimarca, e il giornale
Özgür
Halk. Merve Erol, editore del giornalista, è stato multato
per avere pubblicato
l'articolo e dovrà pagare oltre 10mila dollari. Il
coordinatore del comitato
per proteggere i giornalisti (CPJ) in Medio Oriente e Nord Africa ha
affermato
che: "Questo è un chiaro caso in cui la Turchia ha usato la
legge anti-terrorismo
per mettere a tacere i media".
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LA
VERITÀ DI UN SOLDATO SULLE MINE ANTIUOMO
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Kurdish Info, 25.05.2010 -
Un soldato di nome S.K. ha
raccontato ad ANF la verità sulla esplosione della mina a
Baskale che, lo
scorso settembre, ha ucciso 15 soldati. Secondo la sua dichiarazione i
soldati
sarebbero rimasti uccisi da una mina posta dalla gendarmeria, non dal
PKK come
invece è stato lungamente dichiarato. Il soldato, smentendo
le informazioni
diffuse dai mezzi di comunicazione ha dichiarato che le mine erano
state poste
proprio dalla gendarmeria l’anno prima con
l’intento di colpire la guerriglia
kurda ed i contrabbandieri della zona. A sostegno della sua
affermazione il
soldato ha detto che il campo minato si trova nei pressi di tre
stazioni
militari, il che renderebbe impossibile per la guerriglia raggiungere
la zona
ed effettuare una operazione complessa e lunga come il posizionamento
di mine
su un campo.
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LA TORTURA NELLE CARCERI TURCHE
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ANF
23.06.2010 –
Ancora notizie
di tortura dal Carcere tipo F di Tekirdağ, struttura famosa per il
trattamento
che lì viene riservato ai prigionieri politici. Questo
è quello che è accaduto
a Ahmet Burak Eryıldırım, Serhat Tüzer e Kemal Avcı che sono
stati torturati
per 5 ore nel penitenziario Tekirdağ No 2 Tipo F. La fidanzata di
Burak, Birgül
Kılıç ha diffuso la denuncia delle torture subite dai tre
prigionieri che sono
stati torturati il 21 giugno dopo essere stati trasferiti nella
“Sponge Room”
(la sala imbottita NdT). Ai detenuti, inoltre, non sono state concesse
l’accesso alle cure mediche.
5
ore di torture selvaggie nella sala imbottita
Kilic ha
affermato di essere venuta a conoscenza della torture il 22 giugno,
giorno di
colloquio. Da quanto le è stato riferito dal fidanzato, la
ragazza ha
dichiarato quanto segue: “Quando hanno sentito la voce delle
persone che erano
sottoposte a tortura nella cella vicina hanno iniziato a colpire le
porte e a
cantare slogan di protesta ‘La dignità umana
vincerà la tortura’. Le guardie
carcerarie entrarono nella cella di Ahmet, Kemal e Serhat ed iniziarono
a
colpirli. Volevano essere portati in medicheria visto che la testa di
Serhat
era stata rotta , inizialmente le guardie carcerarie dissero che li
avrebbero
portati proprio là ma, invece, furono portati nella sala
imbottita e lì
torturati per oltre 5 ore. Kemal fu portato in medicheria solo dopo
essere
stato torturato ma perché era svenuto.
I
dottori hanno negato!
“Quando dissero
di non essere in grado di camminare e furono portati in medicheria, i
dottori
scrissero un falso rapporto sebbene i segni della tortura fossero
ampiamente
visibili. I dottori, nonostante le proteste dei prigionieri scrissero
frasi
come ‘ha sbattuto contro la porta’,
‘è caduto in terra ed hanno così
nascosto
la tortura sotto il tappeto”.
La ragazza ha
anche affermato che le guardie carcerarie avrebbero tentato di evitare
l’incontro tra lei e Ahmet Burak: “Aveva
difficoltà a parlare. Qualche tempo fa
ha dovuto asportare l’unghia dell’alluce per
problemi di salute e le guardie,
sapendolo, durante la tortura lo hanno colpito molte volte al dito
frantumandoglielo”.
La ragazza ha
concluso affermando che avrebbe fatto ricorso presso la Procura della
Repubblica di Tekirdağ e che, comunque, avrebbero intrapreso
tutte le
azioni possibili contro queste azioni selvagge nelle carceri.
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DUE VILLAGGI INCENDIATI
AD HASANKEYF
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Kurdish Info Venerdì,
25.Giugno 2010
-
E' stato segnalato
che due
villaggi sono stati incendiati ad Hasankeyf nel distretto di Batman dai
soldati
turchi.Secondo le accuse,i villaggi di Keçeli (Bizinka) e
Palamutlu (Xerbekar)
che hanno impedito ai residenti si spegnerle. Gli abitanti dei villaggi
si sono
rivolti all'Associazione dei Diritti Umani-IHD- per denunciare i
soldati.
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IL BILANCIO DA PARTE DELL´HPG DOPO LA
FINE DELL’ARMISTIZIO UNILATERALE
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ANF – 02/07/10
-Haftanin
- Le Forze di difesa del popolo (HPG) hanno diffuso un bilancio delle
operazioni militari che si sono svolte in Giugno. È
importante notare che,
proprio con la cessazione del periodo di
‘non-scontro’, si sono verificati gli
scontri armati più sanguinosi degli ultimi anni.
La
guerriglia,
da parte sua, ha lanciato 52 offensive che hanno portato alla morte di
126
militari turchi mentre 25 guerriglieri kurdi hanno sacrificato la loro
vita.
Nel corso delle operazioni sono stati danneggiati 4 elicotteri Sykorsky
mentre
2 carri armati e 18 mezzi corrazzati sono stati distrutti e sono stati
sequestrati 18 pezzi tra armi leggere, mitragliatrici e altre
attrezzature
militari.
Dal
canto suo l’esercito turco ha
lanciato 37 operazioni militari, 15 delle quali di particolare durezza.
Sempre
in
giugno sono stati effettuati 52 bombardamenti turchi contro la Zona di
Difesa
Media, le aree più colpite sono state: Haftanin 34 volte,
Zap 15 volte ed una
volta a testa Metin e Xakurke.
Le
operazioni
dell’esercito hanno colpito indiscriminatamente obbiettivi
civili causando la
morte di numerosi civili, la distruzione delle abitazioni, del bestiame
e dei
campi agricoli: a Xakurke è stata colpita a morte
da una granata una
ragazza di 15 anni, nei pressi di Golav/Karakocan un civile
è stato ucciso ed
altri tre sono rimasti feriti a seguito della reazione scomposta
dell’esercito
turco ad una operazione delle HPG diretta contro il comando militare di
zona,
il 30 giugno sono stati uccisi due civili ed uno è stato
ferito nei pressi del villaggio
di Hatay, mentre si trovavano al lavoro nei campi.
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TURCHIA: NOLEGGERÀ NOVE ELICOTTERI DA
AGUSTAWESTLAND
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Istanbul, 30 giu. (Apcom) -
Il ministro della Difesa turco, Vecdi Gonul,
ha dichiarato che, oltre all'acquisto di nove elicotteri A129 costruiti
dal
gruppo italo-inglese AgustaWestland, la Turchia ha deciso di noleggiare
altri 9
velivoli da attacco dello stesso modello. Ancora in trattativa invece
l'acquisto anche di 9 Bell AH-1W Super Cobra, elicotteri da attacco di
fabbricazione statunitense. Lo scrive il quotidiano Zaman. …
Per questo lo
scorso 15 giugno era stato annunciato l'acquisto di altri 9 elicotteri
A129,
che dovrebbero venire consegnati nel 2012, ma che il governo sta
negoziando con
la compagnia per farne consegnare almeno una parte.
RIPARTE IL
DIALOGO FRA TURCHIA ED ISRAELE
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ANF- 01/07/2010- Dopo l’assalto
israeliano alla Mavi Marmara,
la nave battente batteria turca che, a capo della Freedom Flottilla,
aveva
intenzione di forzare il blocco imposto da Israele sulla Striscia di
Gaza sono
state spese durissime parole da parte delle autorità turche
per condannare il
blitz, che aveva portato all’uccisione di nove attivisti
turchi, con parole che
prefiguravano la totale rottura delle relazioni commerciali e degli
accordi militari
con Israele. Lo stesso primo Ministro Erdogan aveva addirittura speso
parole di
elogio per Hamas “Non considero Hamas una
organizzazione terrorista..
Difendono la loro terra” (Fonte Il Sole24Ore, 4 giugno 2010).
Nonostante
questa offensiva
mediatica turca in difesa dei diritti dei palestinesi, non erano
comunque
cessate le relazioni militari tra i due paesi che hanno portato, il 2
giugno,
alla conclusione di un accordo per l’acquisto, da parte
turca, di 10 aerei spia
da usare in operazioni di contro guerriglia per il valore di oltre 100
milioni
di euro.
Il
sipario sulle velleità pro
islamiche e pro palestinesi del Governo turco sembra essere
definitivamente
calato ieri con l’incont