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KCK: l'AKP è responsabile per l'intensificarsi della guerra

Kurdish Info 24.06.2010- Il Consiglio esecutivo del KCK ha sottolineato il fatto che il governo dell’AKP, con le sue politiche di annientamento, ha dichiarato guerra al popolo kurdo. È stato dichiarato che dal primo giugno il movimento kurdo di liberazione ha lanciato una nuova fase. Per il KCK la responsabilità di ciò è nelle mani dell’AKP che ha forzato il KCK stesso ad assumere questa nuova linea anche a causa delle gravissime accuse rivolta contro il leader del popolo kurdo, Abdullah Ocalan: “ Il nostro leader non è responsabile per la fine del cessate il fuoco unilaterale.


L’AKP ed il suo governo, responsabili per l’intensificazione della guerra e la perdita di vite umane, stanno mistificando la realtà con la demagogia. Ritenere il nostro leader responsabile di ciò è una cosciente distorsione della realtà e mostra la volontà di aumentare la repressione su Ocalan. Impedire le visite ad Imrali ne è un chiaro esempio”.
Il KCK ha anche messo in guardia l’opinione pubblica contro la guerra psicologica. Sebbene in Kurdistan sia in corso una guerra di annientamento, il governo si comporta come se la guerriglia stia difendendo se stessa ed il popolo per la prima volta. Anche sulla vicenda israeliana il KCK ha voluto esprimere la sua posizione: “La Turchia ha concluso un accordo con Israele per l’acquisto di aerei spia, denominati Herons, da utilizzare contro il movimento kurdo di liberazione. Erdogan e Gul che hanno speso molte parole contro Israele per chiedere la fine dei rapporti economici con lo Stato ebraico, hanno apertamente concluso un accordo con Israele con l’unico scopo di annientare il nostro movimento. Questo dimostra la loro totale insincerità e ipocrisia davanti al nostro popolo ed a tutto il mondo islamico”.
 

Cemil Bayik:“la questione e' posta nel modo sbagliato

Kurdish Info - Il Vice Presidente del Comitato esecutivo del KCK Cemil Bayik ha discusso con Firat News Agency sulle politiche che si stanno mettendo in atto per impedire il raggiungimento di una soluzione. Bayik ha invitato a cercare una risposta reale sul perché la resistenza stia continuando senza vacillamenti ed ha affermato che: “Ognuno deve avere chiaro che la resistenza del popolo kurdo continuerà fino a quando la soluzione non sarà risolta. Nessuno dovrà sottostimare la capacità di resistenza del PKK”.
Bayik ha rilevato come sia difficile produrre politiche adeguate fino a quando il problema kurdo viene limitato al terrorismo: “Deve essere compreso prima di tutto che è impossibile annientare le capacità operative della guerriglia. Fino a quando il popolo kurdo lotterà per la libertà, il nostro movimento preserverà la sua capacità operativa ed il suo potenziale. Non è possibile impedire alla guerriglia di portare avanti le sue operazioni. Molto probabilmente le sue capacità operative e di intelligence non sono troppo inferiori a quelle degli USA. È noto che quando incontrano delle difficoltà gli USA ricorrono a mezzi politici o ad altri piuttosto che a quelli militari. La giusta causa della Lotta kurda di liberazione non può essere soppressa con la guerra psicologica.
“Tutti devono sapere che il popolo kurdo continuerà a lottare fino a quando la soluzione non sarà risolta. Nessuno dovrebbe sottovalutare l’esperienza politica del PKK e la sua capacità di resistenza in diverse forme. È un movimento che è capace di resistere e lottare in situazioni di grandissima difficoltà. Non è possibile sconfiggere la resistenza fino a quando la questione kurda non sarà risolta. Questo è il motivo per il quale la Turchia dovrebbe trattare col PKK e col leader Apo”.
Bayik ha anche risposto all’accusa secondo la quale il PKK sarebbe una organizzazione che sta lavorando per conto di qualcuno ed ha definito “immorale” questa accusa lanciata da Erdogan: “Il Primo Ministro sta ingannando il popolo turco, invece di ammettere di aver portato avanti delle politiche fallimentari di annientamento. La Turchia è il paese che lavora per conto di Israele e USA. Questo approccio è l’espressione del fallimento della soluzione”.
Sul ruolo subordinato della Turchia ad altri interessi Bayik ha affermato: “Non è forse questo Stato che ogni volta sottolinea di avere un ruolo strategico importante? Non sono loro che hanno relazioni con le lobby americane ed israeliane invece di pensare di risolvere la questione kurda? Non sono loro che combattono il Movimento kurdo di Liberazione con tecnologia americana ed israeliana? Hanno ingannato il popolo. Non c’è nessuna altra forza che lotta in maniera così indipendente come il PKK. Tutti sanno che la sua capacità operativa deriva dalla autorganizzazione del suo popolo”.
“Lo Stato turco vuole il sostegno di tutti e che tutti adottino le sue politiche. Vuole che tutti lottino contro il Movimento kurdo di Liberazione. Vuole aiuto per risolvere ciò che non è in grado di risolvere da sé. Ma la sua guerra e le sue politiche sono così ingiuste che non riesce ad ottenere apertamente il sostegno di tutti coloro di cui vorrebbe il sostegno”.
Sulle parole del Presidente turco Gul, Bayik ha affermato: “Abdulla Gul dice che la nostra resistenza contro questo sistema di negazione ed annientamento è un pericolo per la situazione regionale ed internazionale e che questo sarebbe il motivo per il quale stanno intensificando così tanto le operazioni. Adesso capiamo meglio cosa intendeva Gul dicendo che sarebbero accadute delle belle cose. Faceva riferimento al fatto che si sono create delle condizioni geopolitiche adatte ad una politica di guerra su vasta scala. È diventato anche chiaro il senso dell’Iniziativa democratica. In passato quando noi affermavano che si stavano mettendo in pratica politiche di annientamento l’AKP replicava dicendo che raccontavamo bugie per discreditarci. Adesso queste politiche sono state pubblicamente accettate dal Presidente”.
Bayik ha sottolineato anche che il discorso dell’AKP sulla Iniziativa democratica non è altro che uno strumento di pressione psicologica: “La Turchia è stata trascinata in un conflitto drammatico dato che l’AKP non ha condotto alcuna Iniziativa democratica e ha ingannato la società. L’AKP ha distorto ed esaurito l’Iniziativa democratica.  Se ci fosse stata una reale apertura democratica né il MHP né altri avrebbero potuto opporvisi. L’AKP, con la scusa della Iniziativa democratica, ha portato avanti una tattica psicologica tesa a vincere le elezioni ed ottenere consenso”.
Bayik ha concluso ricordando che è impossibile per uno Stato che impedisce l’educazione in lingua madre, arresti i rappresentanti politici di un popolo, arresta i delegati di pace che 9 mesi fa entrarono in Turchia su richiesta di Ocalan: “E’ ipocrita che il Presidente della Repubblica parli ancora di Iniziativa democratica. Cosa avete fatto nell’ultimo anno e mezzo per far crescere l’Iniziativa democratica? Che Dio possa proteggere tutti contro le iniziative dell’AKP”.
 

Kisanak: La Turchia e' sull'orlo di un precipizio

ANF 22.06.2010- Nell’incontro con la stampa di ieri che ha fatto seguito all’incontro col Capo dello Stato  Abdullah Gul, la Co-presidente del BDP, Gulten Kışanak, ha riferito che il colloquio col Capo dello Stato ha avuto come tematica principale i recenti sviluppi della situazione in Turchia.
Kisanak ha sottolineato che la Grande assemblea nazionale è il luogo deputato a trovare le soluzioni e che comunque la soluzione dovrà essere trovata attraverso il dialogo e l’utilizzo di metodi pacifici: “Abbiamo provato a mettere in rilievo questo pericolo. Da oltre due mesi ne parliamo nei nostri incontri del gruppo parlamentare. La Turchia è sull’orlo di un precipizio. Qualcuno deve porre fine a questa situazione. Non è stata data alcuna considerazione ai nostri avvertimenti”.
 

Politici kurdi sotto inchieste per aver invitato all'obiezione

Erhan ÜSTÜNDAĞ - La Procura della Repubblica di Batman ha aperto una investigazione contro il vice capogruppo del Partito della pace e della democrazia Bengi Yildiz con le accuse di “incitare all’obiezione di coscienza”. Yildiz avrebbe invitato la popolazione kurda a non mandare i propri figli a fare il servizio militare.
L’articolo 318 del Codice penale (TCK) punisce tale crimine con pene che vanno dai 6 mesi ai 3 anni. La dichiarazione di Yildiz è successiva all’attacco portato dal PKK, lo scorso 19 giugno, ad una base militare a Semdinli, nei pressi del confine irakeno.
Yildiz rilasciò un  comunicato stampa il 20 giugno nel quale affermò: “Ci saranno funerali. Ci saranno funerali anche per i bambini kurdi. Dopo quello che è successo non mandate i vostri figli a fare il servizio militare. I nostri figli moriranno e noi andremo in prigione. Dite questo a tutti”.
Yildiz ha sottolineato che l’obiezione di coscienza è riconosciuta dalle normative internazionali. Dalla stampa turca è emersa l’indiscrezione che l’inchiesta contro Yildiz si starebbe allargando fino a comprendere anche reati come propaganda per una organizzazione illegale e violazione della Legge sui Meeting e sulle Manifestazioni.
In Turchia gli obbiettori di coscienza sono giudicati dalle corti militari. La Turchia è uno dei due paesi del Consiglio d’Europa che non ammette l’obiezione di coscienza.
 

Due villaggi incendiati ad Hasankeyf

Kurdish Info - E' stato segnalato che due villaggi sono stati incendiati ad Hasankeyf nel distretto di Batman dai soldati turchi.Secondo le accuse,i villaggi di Keçeli (Bizinka) e Palamutlu (Xerbekar) che hanno impedito ai residenti si spegnerle. Gli abitanti dei villaggi si sono rivolti all'Associazione dei Diritti Umani-IHD- per denunciare i soldati.
 

5000 metri quadrati di terra coltivata ridotta in cenere nel quinto villaggio

DIHA 25.06.2010- Secondo i testimoni terrorizzati dei  villaggi bruciati di  Keçeli (Bizinka) e  Palamutlu (Xerbekar),questi villaggi sono stati messi in fiamme quattro volte prima di ieri dai soldati. I villaggi a Batman sono stati messi a fuoco per la quinta volta sin da quando il villaggio e' stato evacuato nel 1993,riducendo 5000 metri quadri di terra coltivabile in cenere. Negli anni novanta,migliaia di villaggi fiorenti sono diventati citta' fantasma dal momento in cui i militari li hanno svuotati costringendo 4 milioni di kurdi ad immigrare per presunti problemi di sicurezza,come migliaia di altri villaggi e residenti nella regione.
Negli ultimi sette anni,solo 15 famiglie hanno iniziato a visitare i loro villaggi.La gente puo' entare nel villaggio durante il giorno in estate per trascorrere la notte e il soggiorno di lungo termine e' severamente vietato per motivi di sicurezza.
Eppure in qualche modo,migliaia di alberi e migliaia di metri quadrati di aree piantate forniscono reddito e sostegno alle famiglie.Pistacchio,mandorle e nocciole cosi come vigneti,vecchi e nuovi, sono andati distrutti e con loro i mezzi di sussistenza di un'intera comunita'  locale.In risposta alle loro grida di aiuto l'Associazione dei Diritti Umani(IHD) ha inviato una commissione per indagare sulle accuse.Secondo queste accuse,il fuoco si e' estinto miracolosamente da solo giacche' i vigili del fuoco non rispondevano.
Secondo l'avvocato Selahattin Coban,uno dei membri della commissione,il fuoco e' iniziato molto vicino alla stazione della gendarmeria di sul monte Mava.Era specialmente sospetto,spiega Coban,dato che i villaggi erano situati nella periferia della montagna."Questo caso e' preoccupante perche' non e' il primo sul lungo periodo.Ci ricorda gli anni 90 quando tu potevi sentire almeno giornalmente casi di questo tipo di eventi.Io spero che dare fuoco ai villaggi non stia per diventare sul lungo termine una cosi' definita "misura di sicurezza"per i militari.Diversamente tornare agli anni 90' sara' inevitabile.Il nostro rapporto su questo caso sara' diffuso dopo ma io ho bisogno di dire che il governo e l'esercito devono terminare le operazioni". Anche altri avvocati e rappresentanti di varie ONG prendono parte nelle indagini della commissione di IHD.
In aggiunta,Hasan Vural,uno dei residenti dei villaggi bruciati,spiega gli incidenti che circondano il fuoco:"Noi stavamo lavorando quando avevamo visto il fuoco.E si stava diffondendo improvvisamente a causa del vento.Noi non potevamo estinguerlo da noi,cosi' abbiamo abbandonato il fuoco per salvare le nostre vite.Tutto e' andato bruciato attorno al fiume Tigri ed Eufrate.
Noi non abbiamo piu'nessuna entrata adesso e non sappiamo che cosa faremo". Altri proprietari della terra che lavorano giornalmente in questi villaggi sostengono che tutti i terreni di verdura e frutta sono stati devastati.
 

La madre di un soldato ucciso contro l'ipocrisia dello stato

DIHA 22.06.2010 – Husnucemal Saydam, madre del soldato ucciso Mutlu Saydam, ha criticato l’esercito ed il governo: “Dire ‘Lunga vita alla patria’ non serve per una madre che ha perso suo figlio nel compito del suo dovere. L’esercito lo ha mandato come commando nelle montagne dopo 15 giorni di addestramento. Come si può trasformare un ragazzo in un commando in 15 giorni? Io l’ho mandato lì vivo e me lo hanno rimandato indietro in una bara”.
Saydam è uno degli 11 militari uccisi ad Hakkari. Il corpo è stato portato nella sua casa natale, Arifiye distretto di Sakarya. La famiglia non ha voluto la partecipazione popolare al funerale né ha voluto funerali di Stato.  Le esequie si sono quindi svolte in forma privata. La famiglia di Sakarya è una di quelle famiglie di profughi che oltre 20 anni fa immigrarono ad ovest da Mus. Il giovane Mutlu Sakarya era a soli 59 giorni dal concedo ed era stanziato presso il campo di Sivas.
La madre di Mutlu ha chiesto alle autorità: “Perché non muoiono i figli degli alti ufficiali, dei politici o dei ricchi. Tutti i martiri sono figli dei poveri o di famiglie kurde. Mettono i nostri figli in pericolo. Mio figlio era giovane, non aveva mai visto un’arma in vita sua. Non voglio dire ‘Lunga vita alla patria’ perché è una cosa che non mi aiuta”.
Il fratello del giovane militare, Nazmi Saydam ha aggiunto: “Vogliamo che tutti vivano in buone condizioni senza essere costretti a uccidere o morire. Quelli che traggono beneficio da questa guerra infinita non ce lo consentono. Non vogliamo essere obbligati a dire di essere felici perché siamo turchi. Chiedo al governo ed ai militari di finire la guerra il prima possibile  e prima che muoiano altre persone”.
 

La tortura nelle carceri turche

ANF 23.06.2010 – Ancora notizie di tortura dal Carcere tipo F di Tekirdağ, struttura famosa per il trattamento che lì viene riservato ai prigionieri politici. Questo è quello che è accaduto a Ahmet Burak Eryıldırım, Serhat Tüzer e Kemal Avcı che sono stati torturati per 5 ore nel penitenziario Tekirdağ No 2 Tipo F. La fidanzata di Burak, Birgül Kılıç ha diffuso la denuncia delle torture subite dai tre prigionieri che sono stati torturati il 21 giugno dopo essere stati trasferiti nella “Sponge Room” (la sala imbottita NdT). Ai detenuti, inoltre, non sono state concesse l’accesso alle cure mediche.
Kilic ha affermato di essere venuta a conoscenza della torture il 22 giugno, giorno di colloquio. Da quanto le è stato riferito dal fidanzato, la ragazza ha dichiarato quanto segue: “Quando hanno sentito la voce delle persone che erano sottoposte a tortura nella cella vicina hanno iniziato a colpire le porte e a cantare slogan di protesta ‘La dignità umana vincerà la tortura’. Le guardie carcerarie entrarono nella cella di Ahmet, Kemal e Serhat ed iniziarono a colpirli. Volevano essere portati in medicheria visto che la testa di Serhat era stata rotta , inizialmente le guardie carcerarie dissero che li avrebbero portati proprio là ma, invece, furono portati nella sala imbottita e lì torturati per oltre 5 ore. Kemal fu portato in medicheria solo dopo essere stato torturato ma perché era svenuto.
“Quando dissero di non essere in grado di camminare e furono portati in medicheria, i dottori scrissero un falso rapporto sebbene i segni della tortura fossero ampiamente visibili. I dottori, nonostante le proteste dei prigionieri scrissero frasi come ‘ha sbattuto contro la porta’, ‘è caduto in terra ed hanno così nascosto la tortura sotto il tappeto”.
La ragazza ha anche affermato che le guardie carcerarie avrebbero tentato di evitare l’incontro tra lei e Ahmet Burak: “Aveva difficoltà a parlare. Qualche tempo fa ha dovuto asportare l’unghia dell’alluce per problemi di salute e le guardie, sapendolo, durante la tortura lo hanno colpito molte volte al dito frantumandoglielo”.
La ragazza ha concluso affermando che avrebbe fatto ricorso presso la Procura della Repubblica di  Tekirdağ e che, comunque, avrebbero intrapreso tutte le azioni possibili contro queste azioni selvagge nelle carceri.
 

Martire di Semdinli, si uni' al PKK alla ricerca della liberta'

ANF - Necati Güneş nella sua vita ha sempre sperimentato il carcere e la repressione. Fu arrestato per la prima volta quando era uno studente al secondo anno presso l’Università Gazi di Ankara, per pressioni esterne fu poi cacciato dalla sua casa e fu arrestato con l’accusa di essere membro della Eğitim-Sen (Unione degli insegnanti) nella cui sede si trovava solo in visita. Si unì al PKK il 18 maggio 2009 ed ha perso la sua vita il 19 giugno 2010 nel corso dell’attacco portato avanti dalla guerriglia kurda a Semdinli/Hakkari, la settimana scorsa.
La vita di Necati Güneş (nome di battaglia Kurtay Rodi Van) è la migliore risposta a quelli che affermano (come Erdogan NdT) che il PKK è una organizzazione che lavora per conto di qualcuno e che i giovani sono plagiati per entrare nell’organizzazione.
Nato nel 1986 a Van. Dopo aver completato gli studi primari e secondari si trasferì ad Ankara per frequentare l’Università Gazi dove studiava presso la facoltà di ingegneria. Oltre agli studi iniziò a prendere parte ad attività politiche con i suoi compagni. Dato che non voleva dormire nel dormitorio universitario affittò una casa con tre suoi amici a Altındağ. La sua casa fu perquisita dalla squadra antiterrorismo, da quel momento iniziarono i problemi per il giovane studente Necati.
L’Università aprì una indagine su di lui e Necati fu sospeso temporaneamente. Necati e i suoi amici furono cacciati di casa nonostante avessero ancora un anno di contratto.
Necati si trasferì in un’altra casa  e nei periodi estivi si recò spesso a Van dove continuò a subire la pressione della polizia. Il 25 giugno 2008, mentre con un amico era in visita presso la Eğitim-Sen si trovò coinvolto in un attacco della polizia alla sede dell’Unione. Necati fu arrestato durante il raid con l’accusa di essere membro di una organizzazione illegale.
Dopo 9 mesi di carcere tornò ad Ankara dove continuò ad essere perseguitato dalla polizia con minacce ed inviti a lasciare Ankara.
Alla fine Necati lasciò l’Università al terzo anno e il 18 Maggio del 2009 si unì al PKK.




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