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L’ordinaria banalità degli USA

L’ordinaria banalità degli USA

Una notizie e un immagine: dato che metà della cupola è ancora illesa, è possibile riconoscere che questa rovina è una moschea. Intorno a questa rovina si vedono case che sono ricadute su se stesse. Sotto l’immagine si legge il seguente titolo tragicomico: Si pensa al periodo dopo la vittoria a Mosul.

La strada che ha portato alla „vittoria“ è iniziata il 18 dicembre 2010 con l’auto-immolazione del tunisino Muhammed Buazizi. Le rivolte popolari che sono iniziate in Tunisia e poi sono arrivate in Egitto, Yemen, Algeria, Arabia Saudita, Giordania, Marocco, Iraq e Siria e con questo hanno toccato tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, hanno preparato la strada verso la „vittoria“. Le rivolte chiedevano più democrazia. Tutte si rivolgevano contro la corruzione, regimi autoritari, disoccupazione e povertà.

Tranne un paio di eccezioni, i Paesi dove ci sono state rivolte, sono Paesi che non servivano gli interessi dei loro popoli, ma quelli delle grandi imprese. Si tratta di Stati autoritari che di norma avevano un buon rapporto con gli USA e così rappresentavano qualcosa di simile a una confederazione internazionale reazionaria.

“L’anello più debole della catena“ si è ribellato contro il sistema e voleva il cambiamento del dominio in essere. Quando in Medio Oriente le rivolte popolari si sono allargate – come in un effetto domino – è apparsa un’organizzazione di nome „IS“ (Stato Islamico). In un tempo brevissimo questa organizzazione ha messo in piedi una zona di sovranità che è pari al territorio dell’Iraq o della Siria. Il risultato della velocissima crescita di questa organizzazione è stata la più grande ondata di emigrazione dell’ultimo secolo. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare la propria patria.

Per la rimozione di questo male apparentemente „insuperabile“ che perseguita tutto il mondo con la paura, serve una forza più grande. Ogni volta che apparivano le onorevoli (!) ragioni per la guerra, come sicurezza internazionale, libertà, valori comuni dell’umanità, civiltà, norme internazionali, gli USA erano pronti al sacrificio (!).

La guerra ha portato con sé grande distruzione e ha inferto all’umanità ferite inguaribili. Nell’ambito di pianificazioni comuni tra la Turchia e IS nell’agosto 2014 sono iniziati in contemporanea anche l’accerchiamento e gli attacchi contro le città di Şengal e Kobanê. La popolazione di Şengal ha vissuto un grande genocidio, la città di Kobanê è stata rasa al suolo.

Le maggiori vittime della guerra sono stati i curdi che non si sono né piegati né consegnati. Nel nome della società curda le HPG (Forze di Difesa del Popolo), le YJA/STAR (Unione delle Donne Libere – Star), le YPG (Unità di Difesa del Popolo) e le YPJ (Unità di Difesa delle Donne) hanno condotto una lotta eroica. Perché né le forze armate irakene né quelle siriane sono state in grado di tenere testa a IS per due giorni. IS ha subito la sua prima sconfitta nella città della Siria del nord di Serekanîyê. Più tardi ha subito altre sconfitte a Şengal e Kobanê. A seguito della vittoria militare su IS a Şengal, Kobanê, Kirkuk, Rojava e in Siria, gli avversari di IS hanno iniziato a organizzarsi e combattere.

L’11 luglio negli USA si è svolta una conferenza dal titolo “Cosa succede dopo IS?”, alla quale hanno partecipato rappresentanti da 70 Paesi. Alla conferenza sono stati invitati Stati come la Turchia, che sostengono IS in modo diretto. I rappresentanti curdi, che combattono contro IS e finora lamentano migliaia di vittime, non sono stati invitati.

Nello stesso periodo si è svolta la settima conferenza di pace a Ginevra con il ruolo guida degli USA, alla quale ha preso parte anche l’opposizione siriana. Qui non sono state prese decisioni degne di nota. Ma a questa conferenza hanno di nuovo partecipato attori che non godono di potere e di sostegno del pubblico in Siria. Innumerevoli gruppuscoli senza base sociale in Siria sono stati invitati, tranne il più importante attore politico in Siria, il PYD (Partito dell’Unione Democratica).

Perché gli USA portano sempre nuove scuse e tengono in sospeso la società curda con promesse per il futuro. In questo si tratta di una politica che mira al fatto di potare il PYD di fronte all’opinione pubblica mondiale e alle piattaforme ufficiali in un ruolo contraddittorio per quanto riguarda la sua legittimazione. Con le visite dei e delle combattenti in loco e le forniture di armi, gli USA cercano di mascherare il loro agire subdolo.

In base alla politica degli USA nei confronti dei curdi in Siria e in Iraq diventa chiaro che questi ultimi non possono essere riconosciuto come attori creatori di democrazia. I curdi per gli USA sono buoni combattenti, nonché alleati coraggiosi e senza paura, solo quando combattono permanentemente. La politica degli USA di non riconoscere il PYD e di escluderlo, è una politica di banalizzazione delle forme vita e di governo costruite dai curdi.

Le YPG/YPJ e FDS (Forze Democratiche Siriane), che combattono contro IS, con migliaia di morti e feriti, finora hanno pagato un prezzo elevato. Si tratta di una forza militare da prendere sul serio, attualmente impegnata a riconquistare la capitale di IS, ossia la città di Raqqa. Questa forza militare è una forza militare organizzata per questa guerra, una forza di difesa popolare, che dopo la guerra sarà responsabile della sicurezza della popolazione.

La volontà politica invece è la Federazione Democratica della Siria del Nord, le strutture di autogoverno autonome e il PYD. Propria questa volontà, gli USA non la riconoscono. Gli USA percepiscono come interlocutore la Turchia che ha contribuito a causare questa guerra e sostiene diverse bande in Siria. Inoltre riconosce bande che non hanno alcuna influenza e sono responsabili di diversi crimini di guerra. Perché non vengono riconosciuti i rappresentanti ufficiali dei curdi?

Derek Chollet, ex responsabile per il Pentagono, ha comunicato che gli USA non hanno una strategia per il periodo dopo la lotta comune, che potrebbe condividere con i suoi alleati dell’Europa e del Medio Oriente. Chollet ha dichiarato inoltre: „Ci sono stati dubbi sul fatto che ad IS sarebbe stato inferto un colpo militare. Ma sapevamo tutti che quello che è davvero importante è il periodo dopo IS. Ora siamo arrivati a questo momento. L’attuale governo fondamentalmente era impegnato a seguire da vicino la strategia continuativa contro IS. Qui dobbiamo capire che per il periodo dopo il conflitto armato non c’è una strategia da prestabilire.“

Mentre la guerra si avvicina alla fine, su questa questione risponde un altro americano con grande chiarezza.

di Ferda Çetin, Yeni Özgür Politika 17.07.2017

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