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La Turchia vuole liberare la regione dai popoli antichi

La Turchia vuole liberare la regione dai popoli antichi

La Turchia vuole liberare la regione dai popoli antichi “Niente è mai cambiato nelle richieste dei popoli siriaci da est a ovest: lo stato turco deve essere perseguito per i propri crimini nella storia e pagare per tutto ciò!” A seguito di un emendamento legislativo introdotto alla fine del 2012, il Governatorato di Mardin ha istituito un Comitato per la Liquidazione. Il Comitato per la Liquidazione ha incominciato a ridistribuire nella città le proprietà delle istituzioni la cui entità giuridica è scaduta. Le procedure di liquidazione e di trasferimento sono ancora in corso.

Nel 2016, il Comitato di Trasferimento, Liquidazione e Ridistribuzione del Governatorato di Mardin ha trasferito in primo luogo al Tesoro e a altre importanti istituzioni pubbliche, numerose chiese, monasteri, cimiteri e altri beni della comunità siriaca nei distretti di Mardin. A metà giugno, altre chiese, monasteri, cimiteri e altri beni della comunità siriaca a Mardin sono stati usurpati e trasferiti al Tesoro dello Stato e ad altre istituzioni statali.

Lo scrittore e analista Jan Bet-Şawoce ha parlato della sequestro delle proprietà dei siriaci da parte del governo turco a Mardin e ha definito queste pratiche del regime dell’AKP una continuazione delle politiche ottomane basate sul sangue dei popoli non musulmani.

Commentando queste pratiche come l’intenzione di rendere completamente omogenea la regione e liberarla da popoli antichi, Şawoce ha affermato quanto segue:

“La politica ottomana è stata costruita a scapito delle persone non musulmane.Hanno esercitato la loro politica per tutta la loro storia agitando il caos sotto il quale sotto mentite spoglie hanno afferrato porzioni desiderate di territori e proprietà e hanno cercato di soggiogare la volontà delle popolazioni. Poi hanno sempre fatto in modo di assicurarsi che i proprietari non potessero mai ricordarsi tutto questo distruggendo tutte le registrazioni scritte di queste pratiche.E purtroppo in realtà vengono sovrascritte dopo che sono passate due-tre generazioni. Che cosa si deve aspettare uno dal futuro, come può pensare alla propria storia, quando chiese e monasteri vengono utilizzati come moschee, uffici statali e così per lungo tempo?”

Vogliono trasformare la regione in una sintesi turco-mussulmana
Sawoce ha proseguito come segue: “Permettetemi di fare un esempio. Oggi oggi l’estensione della base militare turca a Midyat era il Monastero di Mor Šarbel fino al genocidio di Sayfo.La Grande Moschea è in realtà una Chiesa Nestoriana.La municipalità è costruito su quella che era una Chiesa caldea. La Casa del Popolo era in passato una guest house protestante.Esistono molti esempi a Mardin, Amed, Siirt, Hakkari, Cizre, Urfa, Adjyaman, Nusaybin, Sirnak, Bitlis, Van, Antakya, Mersin e molte altre città in cui lo stato turco ha cambiato la forma originale di tali edifici. Lo stesso ha fatto per gli edifici delle comunità greche, armene, Pontus e Ibrani nelle grandi città. Ayasofya è solo un esempio.Il loro obiettivo è quello di omogeneizzare l’Anatolia, la Mesopotamia, l’Armenia occidentale e l’Egeo. In altre parole, vogliono creare un’immagine che dice che tutti questi luoghi sono stati turchi e musulmani da sempre.E per impedire in questo modo le giuste pretese dei veri proprietari “.

Lo Stato turco dovrebbe essere perseguito
Quanto a ciò che il popolo siriano vuole di fronte a questa situazione, Sawoce ha affermato: “”Le richieste dei popoli siriaci a est e ovest del mondo sono chiare e ovvie come sono sempre state: Lo Stato turco dovrebbe essere perseguito per i crimini commessi nella storia e pagheranno per tutto ciò! Essi dicono: ‘Tornate alle vostre terre’, ‘Venite e ricostruire i villaggi’, ‘Reinsediatevi nei vostri villaggi’! Molte persone che ci hanno creduto sono tornate, ma a migliaia sono stati colpito da situazioni difficili, che hanno devono ancora affrontare.La fiducia che avevamo nello Stato, si trasformata in una profonda sfiducia. Purtroppo lo Stato lo ha fatto con le proprie mani “.

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