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La democrazia è “radicale” in Siria settentrionale

La democrazia è “radicale” in Siria settentrionale

Non c’è mai stato niente di particolarmente notevole per quanto riguarda questa città settentrionale con 25.000 abitanti. Ma oggi è diventata laboratorio per uno degli esperimenti politici più pionieristici mai fatti nell’area del Medio Oriente.

Situata 700 km a nord di Damasco, Amuda ospita il quartier generale del cosiddetto “Autogoverno Democratico del Cantone di Jazeera”. Insieme ad Afrin e alla Kobani assediata, Jazeera è una delle tre enclave sotto controllo curdo, anche se questa affermazione non è proprio precisa.

All’ingresso del palazzo del governo, la vicepresidente Elizabeth Gawrie saluta IPS con uno shlomo, “pace” nella sua lingua siriaca.

“Abbiamo deciso di trasferirci qui nel gennaio di quest’anno per motivi di sicurezza perché [Bashar Hafez al] Assad è ancora presente a Qamishli – il capoluogo della provincia, 25 km a est di Amuda”, osserva la ex insegnante di matematica prima che venga servito il tè.

La cosiddetta “terza via” ha attirato settori tra le altre comunità locali come gli arabi e i siriaci, una collaborazione che si è alla fine materializzata in un Contratto Sociale, una specie di ‘costituzione’ che si applica nelle tre enclave in questione – Jazeera, Afrin e Kobane

Dopo l’inizio della guerra civile in Siria nel marzo 2011, i curdi nel nord del paese hanno optato per la neutralità che li ha costretti a scontrarsi sia con il governo che con le forze dell’opposizione.

“Ogni cantone ha il suo governo con il suo presidente, due vicepresidenti e diversi ministeri: economia, donne, commercio, diritti umani … fino a un totale di 22,” spiega Gawrie. Tra i ministri di Jazeera, aggiunge, ci sono quattro arabi, tre cristiani e un ceceno; la Siria ospita una minoranza cecena significativa dalla fine del 19° secolo.

“Abbiamo vissuto insieme per secoli e non c’è alcuna ragione perché questo debba cambiare,” afferma la vicepresidente del cantone, assicurando che l’autogoverno democratico è “un modello di coesistenza pacifica che funzionerebbe anche nell’intera Siria.”

Mentre sotto gli Assad – entrambi, padre e figlio – non c’era persecuzione religiosa, coloro che difendevano un’identità nazionale diversa dall’identità araba, come nel caso dei siriaci e dei curdi, subivano una pesante repressione. Gawrie dice che molti componenti della sua coalizione – il Partito Siriaco di Unità – sono o spariti o sono tuttora in prigione.

Neanche gli arabi dissidenti si sentivano molto meglio sotto gli Assad. Hussein Taza Al Azam, un arabo di Qamishli, è il co-vicepresidente del cantone insieme a Gawrie. Dalla sala riunioni dove i 25 funzionari di governo tengono i loro incontri, riassume le difficoltà che i dissidenti politici hanno affrontato in Siria negli ultimi cinque decenni.

“Dall’arrivo al potere del partito Baath nel 1963, la Siria è stata uno Stato mono-partito. Non c’era libertà di parola, i diritti umani venivano violati sistematicamente … Era un paese pienamente sotto il controllo dei servizi segreti,” spiega Azam, che ha completato il suo dottorato in economica in Romania dopo aver passato diversi anni in carcere come dissidente politico.

Ferite del recente passato devono ancora guarire, ma per il momento, l’articolo 3 del Contratto Sociale descrive Jazeera come “etnicamente e religiosamente vario” e tre sono le lingue ufficiali riconosciute nel cantone: curdo, arabo e siriaco. “Tutte le comunità hanno il diritto ad insegnare e ricevere istruzione nella lingua natia,” secondo l’articolo 9.

Ma non è solo dei diritti linguistici che Azam va fiero. “Le tre regioni sotto l’autogoverno democratico sono parti integranti della Siria,” dice, “ma anche un modello per un sistema di governo decentralizzato.”

I componenti del governo a Jazeera sono o indipendenti o appartengono a undici diversi partiti. Da quando le comunità locali hanno preso in mano le tre enclave nel luglio 2012, settori dell’opposizione locale sostenuti da Massud Barzani, presidente della confinante Regione Kurdistan dell’Iraq, hanno accusato il Partito di Unione Democratica (PYD) – il partito più importante tra i curdi siriani – di svolgere un ruolo dominante.

Il co-presidente del PYD Salih Muslim nega seccamente queste affermazioni. “Dal PYD sosteniamo l’autodeterminazione diretta, anche chiamata ‘democrazia radicale,” dice.

“Fondamentalmente intendiamo decentralizzare il potere in modo che il popolo sia in grado di dare seguito alle proprie decisioni. È una versione più sofisticata del concetto di democrazia, e questo è in piena armonia con molti movimenti sociali in tutta Europa,” dice il leader politico a IPS.

Il giornalista spagnolo e esperto del Medio Oriente descrive il concetto di autogoverno democratico come un “esperimento innovativo nella regione” che riconcilia un grado elevato di autogoverno con l’esistenza degli stati.

“Potrà non essere il concetto di indipendenza come lo intendiamo noi, ma il nodo della questione qui è che si stanno effettivamente governando da sé,” dice Martorell a IPS.

Akram Hesso, presidente del cantone di Jazeera, è uno dei componenti indipendenti nel governo locale. Fino ad ora la guerra in corso è stata un importante ostacolo per lo svolgimento di elezioni, quindi Hesso si sente in obbligo di spiegare come ha ottenuto il suo posto otto mesi fa.

“Abbiamo avuto diversi incontri fino quando è stato formato un comitato composto da 98 componenti che rappresentano le diverse comunità. Erano responsabili di eleggere 25 di noi che oggi costituiscono il governo,” dice questo avvocato ultratrentenne a IPS.

Il 15 ottobre il parlamento nella regione del Kurdistan irakeno ha approvato una mozione che chiede al governo Federale del Kurdistan di riconoscere e migliorare i suoi collegamenti con le amministrazioni di Afrin, Kobane e Jazeera.

E mentre Hesso definisce la mossa un “importante passo avanti”, non dimentica quello che consente all’autogoverno democratico di mettere radici.

“Non molto lontano da qui c’è un fronte aperto dove la nostra gente sta morendo per difenderci,” osserva il funzionario, riferendosi a Kobane, ma anche agli altri fronti aperti a Jazeera e Afrin.

Tuttavia, aggiunge, “non si tratta solo di difendere il territorio; si tratta anche di essere fedeli a un’idea del vivere insieme.”

 

Fonte: Inter Press Agency: http://www.ipsnews.net/2014/10/democracy-is-radical-in-northern-syria/

Foto: La raccolta della spazzatura è tra i molti compiti dell’autogestione democratica in vigore nelle tre enclave a maggioranza curda in Siria settentrionale. Credit: Karlos Zurutuza / IPS

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