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Italia – Turchia: la visita ufficiale di Erdogan a Roma

Si è riunito in Prefettura un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica incentrato sulla visita ufficiale a Roma del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, prevista tra le 20 di domenica e le 20 di lunedì prossimo. Erdogan incontrerà Papa Francesco in Vaticano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni. Il tutto sotto la sorveglianza di oltre tremila uomini delle forze dell’ ordine e reparti speciali, schierati in collaborazione con agenti turchi. Al momento il livello di allerta è ‘2’ ed alto il rischio e di contestazioni da parte della comunità kurda residente in Italia e di attentati. E’ stata inoltre predisposta un ‘green zone’ in cui sarà vietato manifestare nelle giornate di domenica e lunedì e resa non accessibile a tutti la ztl nella zona centrale. Dopo esser atterrato in serata all’ aeroporto di Fiumicino, il capo di Stato turco dovrebbe raggiungere l’ Hotel Excelsior di via Veneto dove trascorrerà la notte. La Digos ha aperto un focus informativo sull’evento con il preciso scopo di mantenere aggiornata, minuto per minuto, la valutazione del rischio. Pronte ad intervenire anche le squadre di intervento NBCR del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Le enormi misure di sicurezza approntate per l’ occasione riflettono un po’ quelle che sono gli ultimi avvenimenti che hanno visto protagonista la Turchia: nelle ultime ore il governo siriano ha denunciato il danneggiamento di un tempio di quasi tremila anni di Ain Dara nell’offensiva, l’operazione Ramoscello di ulivo, lanciata dall’esercito turco, nel cantone di Afrin, contro i guerriglieri kurdi dello Ypg che Ankara considera un’ organizzazione terroristica, braccio siriano del Pkk turco, in guerra con il governo turco da quasi 35 anni.

«L’Italia prostrata ai piedi del Sultano. Vietate le manifestazioni, silenziato ogni possibile dissenso, resta solo l’immagine indecorosa che il nostro Governo sta offrendo al mondo intero nei preparativi della visita ufficiale di Erdogan. Non è accettabile il silenzio del Governo Italiano davanti alle violazioni dei diritti umani in Turchia ed ai bombardamenti dell’esercito turco sulle popolazioni civili nel Kurdistan siriano» ha denunciato Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali (LeU), vicepresidente della commissione esteri della Camera dei Deputati.

I rapporti economici fra Italia e Turchia risalgono ad una comune storia mediterranea e sono stati incrementati dal processo di adesione della Turchia all’Unione europea che l’Italia ha sempre visto di buon occhio e dall’accordo di Unione Doganale con l’ UE, entrato in vigore nel 1995.

Se nei primi undici mesi del 2017 gli investimenti diretti esteri sono stati di 9.817 milioni di dollari, in diminuzione del -9,5% rispetto allo stesso periodo del 2016 di 10.853 milioni di dollari, gli investimenti di provenienza dall’UE sono aumentati del 64,3% toccando i 4.489 milioni di dollari: tra gli investitori più importanti, figurano Olanda (1.641 milioni di dollari), Austria (306 milioni di dollari), Germania (241 milioni di dollari), Regno Unito (191 milioni di dollari), Stati Uniti (162 milioni di dollari), Paesi del Golfo (175 milioni di dollari), Francia (105 milioni di dollari), Canada (39 milioni di dollari).

Da par sua l’ Italia si è collocata, con 121 milioni di dollari, con un aumento del 47,6% rispetto allo stesso periodo del 2016 che aveva registrato l’importo di 82 milioni di dollari, tra i principali partner investitori del Paese. In Turchia, peraltro, sono operanti 1.413 imprese italiane, di cui 4 costituite nel novembre scorso. Tra le più famose Barilla, Benetton, Candy, Ferrero, Leonardo, Cementir, Intesa San Paolo, Luxottica, Iveco Spa, Pirelli, Salini, Unicredit, Trevi.

Stando alle rilevazioni dell’ Istituto turco di statistica, l’Italia è divenuta, dunque, 5° partner commerciale con 17,9 miliardi di interscambio totale, +10,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Dei 17,9 miliardi, 10,2 di import (+9,7%) e 7,7 miliardi di export (+11,7%) e un saldo negativo per la Turchia di 2,5 miliardi di dollari. Nelle esportazioni verso l’ Italia, a farla da padrone il settore industriale automobilistico, quello del ferro e dell’ acciaio, l’ agro-alimentare, l’ abbigliamento, le stoffe e il rame. Le importazioni dall’ Italia, invece, sarebbero dominate dalle apparecchiature meccaniche, dalle auto e dai loro ricambi, dalle materie plastiche e dalle attrezzature di alta precisione.

Il 22 febbraio 2017 si è tenuta la prima Joint Economic and Trade Commission (JETCO) tra Italia e Turchia nel corso della quale è stato firmato un protocollo per lo sviluppo degli investimenti e della cooperazione economica nei settori dell’ energia, dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, del turismo e della cultura. Cooperazione che si era manifestata, ad esempio, già nel coinvolgimento di aziende italiane nella realizzazione del terzo ponte sul Bosforo ad Istanbul, del tratto autostradale Gebze-Bursa-Izmir, della metropolitana di Ankara.

E per le aziende italiane la Turchia non può non essere un mercato ambito, data l’ enorme platea da cui è formato – circa 77 milioni di abitanti, soprattutto giovani (più della metà ha meno di 30 anni) e ben istruito. Proprio una popolazione giovane è molto attratta dalle eccellenze di molti marchi italiani i quali, da tempo, si sono impegnati ad implementare il livello di modernizzazione turco. Senza poi trascurare che la posizione strategica dei due Paesi con numerosi hub marittimi li mette fisiologicamente nella condizione di essere entrambi porte di accesso di un mercato enorme come quello europeo e quindi sempre più interdipendenti.

A renderli tali, anche il Tap, ossia è la parte finale di un maxi-gasdotto da 45 miliardi di dollari che parte dall’ Azerbaijan, attraversa tutta la Turchia, Grecia, Albania e dopo aver percorso più di quattromila chilometri giunge in Puglia i cui cittadini, compresa la classe dirigente, non hanno mai nascosto l’ insofferenza per il percorso prescelto, che potrebbe portare alla distruzione di oliveti secolari e alla compromissione dei paesaggi salentini. Inoltre, spettri di corruzione si sono stati denunciati intorno a questo progetto: per esempio, il ministro turco Berat Albayrak, da cui dipende la società statale Botas che controlla il tratto turco del gasdotto, è il genero di Erdogan, essendosi sposato nel 2014 con sua figlia Esra ed è stato a lungo manager di giganti privati dei mass media e dell’ energia.

Ciononostante, Ankara, in quanto membro della NATO dal 1952, ha stretto un particolare legame, nel settore della difesa, con Roma con cui si svolgono regolarmente Comitati Bilaterali. Sul campo, i due Paesi hanno partecipato a numerose missioni, quali il Kosovo, l’Afghanistan, il Sudan ed il Libano. Nell’ ambito dell’industria della difesa, la Turchia è un partner di pregiata caratura per l’ Italia. Un emblema di questo aspetto, il C-27J Spartan, un aereo da trasporto tattico firmato Leonardo, potrebbe conquistare la Turchia al posto del C295 di Airbus in un contratto dal valore stimato di 500 milioni di dollari, per nove velivoli da trasporto truppe destinati al ministero della Difesa turco. Inoltre, Ankara ha aumentato la collaborazione nella difesa con Francia e Italia assegnando al consorzio Eurosam (composto dal produttore europeo di missili MBDA – a sua volta partecipato da Airbus, Leonardo e BAE Systems – e il gruppo della difesa francese Thales) un contratto per studiare lo sviluppo e la produzione di un sistema di aerei e missili a lungo raggio, pronto ad entre in servizio entro metà del prossimo decennio. Intesa che prevede un contratto di 18 mesi a favore di Eurosam e dei sui partner turchi Aselsan e Roketsan.

Nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, anche il settore culturale riveste un ruolo centrale: dai monumenti all’interesse per la musica, in particolare per l’opera lirica italiana. Particolarmente profonde, poi, anche la cooperazione tra università italiane e turche in ambito scientifico e tecnologico e la collaborazione tra i due Paesi nel settore del restauro. In tale ambito, l’Italia ha giocato sempre da fuoriclasse: alcune missioni italiane di scavo, ad esempio, sono attive in Turchia da più di 50 anni come nel caso di Hierapolis dove è stato scoperto il martyrion dell’Apostolo Filippo, e quella di Arslantepe.

Dal punto di vista politico, qualche frizione tra Ankara e Roma ci fu in seguito al colpo di Stato del luglio 2016: «In Turchia c’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui » . Con queste parole Erdogan, nel corso di un’intervista a Lucia Goracci di Rai News 24, se l’ era presa con l’Unione Europea e, soprattutto, con Federica Mogherini: «Non avrebbe dovuto parlare da fuori: `Mogherini prima di tutto saresti dovuta venire in Turchia. Se viene bombardato il Parlamento italiano che cosa succede? La Mogherini, che è italiana, come reagisce? Dice che hanno fatto bene, che è preoccupata dai processi che ne deriverebbero? Ora vi chiedo una cosa: l’Occidente è dalla parte della democrazia o del golpe?».

Il presidente non nascose la sua indignazione anche per l’ inchiesta per riciclaggio aperta a Bologna nei confronti del figlio Bilal, sotto inchiesta per riciclaggio a Bologna dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico del presidente turco e rifugiato in Francia: «Se mio figlio torna in Italia potrebbe essere arrestato perché c’è un’inchiesta su di lui a Bologna e non si sa perché. In quella città mi chiamano dittatore e fanno cortei per il Pkk. Perché non intervengono? È questo lo stato di diritto? La sua vicenda potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia. Mio figlio è un uomo brillante e viene accusato di riciclaggio di denaro. L’Italia dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio» . L’ allora Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, in un tweet, ribatté: «In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana, non al presidente turco, si chiama “stato di diritto”».

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