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Il tempo è ora!Libertà per Ocalan, pace in Kurdistan dal Comune di Napoli

Il tempo è ora!Libertà per Ocalan, pace in Kurdistan dal Comune di Napoli

Innanzitutto vorrei cominciare col ringraziarvi a nome di tutta l’amministrazione comunale di Napoli e del Sindaco Luigi De Magistris per questo importante invito. Sono qui in veste di delegata ufficiale del primo cittadino che non ha voluto far mancare la sua presenza a questo importante appuntamento.

Come molti di voi sapranno la nostra città ha negli ultimi anni voluto esprimere solidarietà, vicinanza e profonda ammirazione per la battaglia di democrazia e libertà portata avanti dal popolo curdo e al contempo il massimo sostegno al Presidente Ocalan, da vent’anni detenuto ingiustamente nel carcere turco di Imrali, in condizioni disumane.Per questa ragione nel Febbraio del 2016 il Sindaco di Napoli volle conferire la cittadinanza onoraria al leader curdo, consegnandola direttamente a sua nipote Dilek.E per questa stessa ragione nell’estate dello stesso anno abbiamo sottoscritto, alla presenza del sindaco di Kobane, un patto di amicizia tra le due città.Il consiglio comunale inoltre non ha mancato di esprimersi, dinanzi a tutte le eclatanti violazioni dei diritti umani verificatesi in Bakur e in Rojava negli ultimi mesi, approvando documenti spesso votati all’unanimità dai presenti in aula.

Questi atti concreti, messi in campo non solo dalla città di Napoli ma da tanti altri municipi italiani, sono la dimostrazione di quanto l’esperimento di governo chiamato confederalismo democratico e più in generale la dottrina femminista, ecologista e democratica del Presidente Ocalan rappresenti anche per l’ Europa un modello di civile convivenza tra popoli di religione e cultura differente, soprattutto in un momento di così preoccupante crescita delle formazioni di chiara ispirazione neofascista e xenofoba.

Per questa ragione oggi, come amministrazione di una città amica del popolo curdo, esprimiamo estrema preoccupazione nei confronti innanzitutto delle condizioni di detenzione del Presidente Abdullah Ocalan, ribadendo ancora una volta in questa sede che siamo convinti che solo con la sua scarcerazione si potrà compiere un passo significativo verso l’apertura di un processo di pace che sia efficace e duraturo in quell’area del medioriente dilaniata da decenni di guerre, genocidi e violazioni terribili dei diritti umani. Processo di pace che, non è difficile comprendere, avrebbe un effetto estremamente positivo anche sugli equilibri geo-politici e sulla stabilizzazione della stessa Europa.

E’ nostro interesse lavorare quindi affinché si realizzi definitivamente la road map delineata dal presidente Ocalan e portata dal popolo curdo ai tavoli di negoziato interrotti unilateralmente dalla Turchia nel 2015, quando ha avuto inizio la fascistizzazione dello stato Turco e la trasformazione in pochi mesi del paese governato da Erdogan in un posto insicuro, in cui qualunque opposizione politica e culturale viene repressa ed in cui vengono praticate sistematicamente esecuzioni sommarie, torture e carcerazioni a scopo intimidatorio.

Accendere nuovamente i riflettori sulla detenzione di Ocalan durante il ventesimo anno della sua reclusione è quindi secondo noi necessario per affrontare in maniera risolutiva la questione della pace e della democrazia in medioriente, esattamente come lo fu la scarcerazione di Nelson Mandela per porre definitivamente fine all’apartheid in Sud Africa.

In questo senso e alla luce delle notizie parziali che abbiamo ricevuto dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura (CPT), che ha visitato nell’ormai lontano 2016 l’Isola di Imrali e solo molto tempo dopo ha reso parzialmente pubblico il report perché sottoposto da regolamento al veto del governo di Ankara, chiediamo innanzitutto che la comunità internazionale si mobiliti affinché al Presidente Ocalan sia consentito di ricevere visite che prima di ogni altra cosa ne accertino le condizioni di salute ma contestualmente anche di poter riprendere gli incontri periodici con i legali e con i familiari, incontri oramai interrotti da tempo.

Richiediamo inoltre che venga ripristinata quella seppur minima occasione di socialità. Non è accettabile un tale accanimento su un uomo che in molti sanno essere figura chiave del processo di pace in medioriente.Non è tutto. Come amici del popolo curdo e soprattutto come strenui difensori della necessaria tutela di quello straordinario esperimento di governo municipalista che si pratica nei cantoni del Rojava, nonostante la pressione della guerra siriana e della repressione curda, invitiamo la comunità internazionale ad aprire gli occhi rispetto al processo di pace che sta riguardando e soprattutto che riguarderà i territori siriani, processo nel quale i curdi siriani devono assolutamente essere coinvolti, non solo perché l’autonomia del Rojava occupa il 27% del territorio della nazione siriana precedente al conflitto, non solo per il ruolo determinante che le milizie curde hanno avuto nella sconfitta dell’Isis e nella presa delle sue roccaforti, ma anche e soprattutto perché quei modelli di democrazia radicale e integrazione saranno necessari nella ricostruzione materiale e culturale di un paese devastato da una guerra lunghissima che ha fatto centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.

Su questo punto l’Europa deve dimostrarsi non subalterna ad alcuno stato nazione extra-europeo e in particolare alla Turchia e deve spingere per il riconoscimento dei curdi ai tavoli della pace.
Allo stesso modo è a nostro avviso arrivato il momento che dalle istituzioni europee si alzi una voce unanime e determinata di condanna alla degenerazione della democrazia e alla torsione fascista che ha riguardato negli ultimi due anni lo stato turco.

E’ in questo senso inspiegabile ed inammissibile il silenzio delle istituzioni comunitarie dinanzi all’arresto dei principali esponenti dei partiti di opposizione in Turchia, oltre che di decine di migliaia di giornalisti e di esponenti del mondo della cultura non graditi al regime.

Insopportabile soprattutto se si considera il fatto che la stessa Turchia è interlocutore privilegiato dell’Europa sul tema delle migrazioni, perché trattiene entro i propri confini tre milioni di siriani che altrimenti sarebbero fuggiti verso l’Europa. Questa arma di ricatto cinica e fondata sulla disumanità ha generato un’omertà nei confronti del governo di Ankara che non si concilia in nessun modo con i principi su cui si fonda l’Unione Europea.

Quest’ultima se vuole ricostruire credibilità deve dimostrare la propria indipendenza e sciogliere i vincoli che la legano al regime di Erdogan e che sono indirettamente la ragione della perpetuazione delle violenze nell’area turco-siriana.

Dal canto nostro, come rappresentanti di amministrazioni solidali e amiche del popolo curdo dobbiamo impegnarci in prima linea e lavorare concretamente alla costruzione di una rete di territori che rappresentino dei presidi di civiltà e democrazia e che dimostrino concretamente l’esistenza di una confederazione di municipi in grado di rompere il silenzio degli stati nazione e dell’Europa a proposito della questione curda.

Il popolo curdo in questi anni ha fatto sacrifici enormi per difendere la propria autonomia democratica ma anche per proteggere l’umanità dal pericolo jihiadista, combattendo una guerra senza quartiere al Daesh e costringedolo a perdere una dopo l’altra tutte le proprie roccaforti.

Il popolo curdo in Siria ha dimostrato di saper costruire comunità libere e solidali tra etnie e religioni differenti, creando modelli di civile convivenza tra arabi, yazidi e curdi.
Il popolo curdo ha mostrato alle donne di tutto il mondo come si costruisce una società non fondata sui ruoli di genere e sulla prevaricazione patriarcale.

Per queste e per tante altre ragioni è arrivato il momento di rompere il silenzio e di mobilitarsi per la libertà di Ocalan e per il diritto a esistere ed esistere in pace di tutti i curdi e le curde.

Intervento di Elenora de Majo alla conferenza stampa titolato “É arrivato il momento! – Campagna Mondiale Libertà per Öcalan” ha tenuto a Bruxelles il 5 settembree presso il Press Club Brussels Europe.

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