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“Il Kurdistan del sud può prendere esempio dalla Federazione Democratica Siria del Nord”

“Il Kurdistan del sud può prendere esempio dalla Federazione Democratica Siria del Nord”

Bese Hozat, Co-Presidente del Consiglio Esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK) a colloquio con l’agenzia stampa Firat (ANF) sulla realizzazione dell’autonomia democratica Şengal e il previsto referendum sull’indipendenza in Kurdistan del sud (Iraq del nord),

Come valuta il progetto dell’autonomia democratica a Şengal?
Il Consiglio di Şengal ha reso noto al pubblico il progetto dell’autonomia democratica. Questo è stato estremamente importante. Gli yazidi nella loro storia sono stati esposti complessivamente a 73 genocidi. L’ultimo genocidio è stato impedito dal PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). È stata una tragedia spaventosa. Si vuole cancellare la religione e la cultura più antica della storia. Tacere o chiudere un occhio su questo significa non avere coscienza, essere immorali ed equivale a voltare le spalle all’umanità.

Che influenza può avere l’amministrazione autonoma di Şengal nella (ri-)costruzione di Mosul? Può rappresentare un modello per l’Iraq e il Kurdistan del sud?

Sia per il Kurdistan del sud sia per l’Iraq l’autonomia democratica di Şengal rappresentata una grande conquista di democrazia. Lo Şengal democratico autonomo democratizzerà sia il Kurdistan del sud sia l’Iraq. Naturalmente non basta che solo Şengal costruisca il sistema dell’autonomia democratica; Şengal da solo non potrà risolvere tutti i problemi del Kurdistan del sud e dell’Iraq. Ma non c’è dubbio rispetto al fatto che i recenti sviluppi a Şengal hanno spianato la strada alal democratizzazione. Insieme a Şengal anche i territori autonomi a Ninova e Mosul, sì, perfino un sistema democratico federale che nasce su questa linea da diverse province autonome, possono aprire la via a enormi sviluppi in Iraq. Questo processo metterà fine al caos vecchio di 5.000 anni e al terrore che dura da secoli.

Nel Kurdistan del sud è all’ordine del giorno un referendum. Secondo Lei perché è messo all’ordine del giorno in questa fase?

Come sa il KDP (Partito Democratico del Kurdistan) ha messo il referendum all’ordine del giorno. Il KDP ha creato un agenda di questo tipo per trovare una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si trova e mettere a tacere l’opposizione. Nel Kurdistan del sud ci sono problemi seri dal punto di vista politico, economico e sociale. Questi problemi hanno raggiunto un livello critico. Nel sud il Parlamento è inattivo da quasi due anni. Il Movimento Goran – anche se in effetti fa parte del governo – viene spinto fuori dal governo. Non gli viene permesso nemmeno di andare a Erbil (Hewlêr) e ogni giorno si confronta con grandi minacce. Anche se la YNK (Unione Patriottica del Kurdistan) fa parte del governo, la sua influenza viene limitata; è sotto una forte pressione. Una giustizia indipendente non c’è comunque. Tutte le competenze sono state concentrate sul KDP, o meglio sulla famiglia Barzanî. Nel Kurdistan del sud il potere e il governo partono da una sola famiglia. Non si può parlare di un sistema. I minimi segnali di opposizione vengono soffocati con la violenza.

Dall’altro lato il governo turco ha praticamente occupato il Kurdistan del sud. L’esercito turco nel Kurdistan del sud ha 24 postazioni militari, forse perfino di più. Hanno dozzine di centri dei servizi segreti. L’esercito turco ogni giorno conduce operazioni nel territorio del Kurdistan del sud e bombarda la regione dall’aria. Le risorse economiche del Kurdistan del sud sono occupate dal governo turco. Il governo fascista di AKP e MHP si tiene in piedi con i guadagni che ottiene dal commercio con queste risorse.

La nostra società ne è consapevole e prova una grande rabbia rispetto a questa situazione. Anche la politica del KDP rispetto al Kurdistan del nord e al Rojava porta disagio per la nostra popolazione. Perché il sostegno del KDP alla politica genocida del governo AKP-MHP è un dato di fatto. È evidente che gli attacchi eseguiti il 3 marzo e il 24 aprile contro Şengal e il Rojava sono stati pianificati insieme dallo Stato turco e dal KDP. Questa partnership palese si è mostrata spesso in Kurdistan e nella regione.

Il referendum quindi è stato messo all’ordine del giorno in questa atmosfera politica. In realtà il KDP da tempo voleva ravvivare la sua immagine e ha lasciato questo argomento perché viene messo seriamente in discussione in primo luogo nel Kurdistan del sud, ma anche in tutto il Kurdistan. Voleva far tacere l’opposizione. Il KDP cerca di ridurre al silenzio ogni critico con l’accusa “Tu sei contro un Kurdistan indipendente”. È la stessa tattica che persegue anche l’AKP. Proprio come l’AKP mette a tacere ogni critica con le accuse “Tu sei un terrorista, la Turchia ha un problema esistenziale, tu non pensi al bene della Turchia”, il KDP mette a tacere chiunque lo critichi con l’accusa “Tu sei contro un Kurdistan indipendente”. Così riduce al silenzio l’intera opposizione democratica.

Lo Stato Nazione ha una storia di quasi 400 anni. In Medio Oriente ha una storia di quasi 100 anni. Nessuno Stato Nazione ha portato ai popoli e alla comunità che vivono all’interno dei suoi confini statuali libertà e democrazia. Al contrario, gli Stati Nazione hanno portato ancora più crudeltà, tortura, oppressione e sofferenza. I popoli hanno vissuto in una condizione di guerra permanente. Rispetto alle grandi potenze e agli altri Stati si trovavano in uno stato di profonda dipendenza a livello politico, economico e militare.

Che si voglia creare uno Stato Nazione nel Kurdistan del sud non porterà libertà né al nostro popolo nel Kurdistan del sud né alle curde e ai curdi in generale. Per la società curda non rappresenterà una conquista né un progresso. Porterà al fatto che le curde e i curdi si ritroveranno in una guerra e in una sofferenza ancora più grande. Provocherà una guerra curdo-araba che durerà per dozzine di anni. Contribuirà al fatto che nascerà una classe sfruttatrice in Kurdistan. Questa classe sfruttatrice non avrà timore di sfruttare le curde e i curdi fino agli estremi.
Nel Kurdistan del sud un sistema democratico federale sarebbe l’opzione più democratica e liberale. È la soluzione di tutti problemi. Da questo punto di vista il Kurdistan del sud può prendere esempio dalla Federazione Democratica Siria del Nord.

Inoltre penso che sia importante mettere in evidenza quanto segue: il futuro del Kurdistan del sud riguarda tutto il Kurdistan. Riguarda tutte le quattro parti del Kurdistan, perché lo sviluppo di una parte riguarda in modo diretto le altre parti. Per questo il luogo di decisioni così determinanti è il Congresso Nazionale. La situazione del Kurdistan del sud e il referendum dovrebbero essere discusse nel Congresso Nazionale per prendere decisioni in questo modo. Un’altra forma non è democratica e corrisponde all’insistenza unilaterale su interessi particolari.
Chi può sostenere che la decisione per il referendum del KDP sia nata per via democratica? Lasciamo da parte il Congresso Nazionale, la decisione non si basa nemmeno su una decisione del Parlamento. La società nel Kurdistan del sud in questa decisione non ha svolto alcun ruolo e non ha potuto proferire parola a riguardo. Questa decisione è la decisione unicamente del KDP e il suo metodo è antidemocratico.

Le curde e i curdi in tutte le quattro parti hanno diritto di decidere del proprio destino e di vivere in modo libero e democratico. Il nostro popolo per questo ha fatto grandi sacrifici per dozzine di anni. Il nostro popolo dovrebbe vivere come merita. Sulla base di quale sistema il nostro popolo possa raggiungere la vera libertà e democrazia, deve essere deciso con una volontà nazionale comune. Il luogo per questo è il Congresso Nazionale.

© 2013 UIKI-Onlus Team

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