Il fascismo non ferma la lotta per l’emancipazione Reviewed by Momizat on . Il 9 gennaio 2013 sono state assassinate, con un colpo di pistola alla testa ,Leyla Saylemez 25 anni, Dogan Fidan 31 anni e Sakine Cansiz 54 anni presso la sede Il 9 gennaio 2013 sono state assassinate, con un colpo di pistola alla testa ,Leyla Saylemez 25 anni, Dogan Fidan 31 anni e Sakine Cansiz 54 anni presso la sede Rating: 0
You Are Here: Home » DONNE » Il fascismo non ferma la lotta per l’emancipazione

Il fascismo non ferma la lotta per l’emancipazione

Il fascismo non ferma la lotta per l’emancipazione

Il 9 gennaio 2013 sono state assassinate, con un colpo di pistola alla testa ,Leyla Saylemez 25 anni, Dogan Fidan 31 anni e Sakine Cansiz 54 anni presso la sede del Centro Informazione del Kurdistan a Parigi (CIK). Leyla, Sakine e Fidan erano 3 attiviste curde in esilio e lottavano per la libertà del popolo curdo.
La conferenza delle donne in Medio oriente ha lanciato l’appello “ Il silenzio vi rende complici” perché il 9 gennaio diventi la giornata mondiale contro il femminicidio politico.

La comunità curda ed alcune organizzazioni solidali del movimento antagonista della sinistra extraparlamentare a Roma hanno accolto l’appello ed alcune decine di attiviste ed attivisti hanno dato vita ad un presidio, dalla mattina, di fronte all’ambasciata francese, per ricordare il loro omicidio politico a cui nessuna giustizia ha voluto spiegare il perché e trovato i mandanti criminali.

Venerdì 9 gennaio a Parigi, in contemporanea al presidio di Roma, Il Consiglio democratico curdo di Francia, ha tenuto una conferenza stampa con la partecipazione delle famiglie delle vittime, avvocati e rappresentanti delle organizzazioni curde. Dal 16 di Rue d’Enghien hanno marciato fino al luogo del delitto politico, al 147 di Rue La Fayette Paris 10° e deposto fiori in omaggio alle compagne curde assassinate.

Il giorno dopo, sabato 10 gennaio, la comunità curda ha marciato per le strade di Parigi con un imponente servizio d’ordine. Erano presenti 20mila manifestanti con diverse delegazioni curde provenienti da ogni parte d’Europa.

Sakine, Leyla e Fidan sono state uccise perché lottavano contro l’oppressione e la liberazione del popolo curdo a fianco delle partigiane e dei partigiani che a Kobane stanno combattendo contro la canaglia fascista dell’IS e degli stati Turchia, Qatar e Arabia Saudita, che lo stanno appoggiando e finanziando.

La rivoluzione della Rojava e la resistenza di Kobane, sottoattacco dell’IS, ci sta dimostrando che la lotta dei popoli contro la tirannide statalista e religiosa è possibile e determina cambiamenti reali per una prospettiva libertaria ed autogestionaria di autogoverno dal basso.

L’omicidio politico di Sakine,Leyla e Fidan è stata l’ennesima dimostrazione che è negli stati e nelle religioni che nidificano e crescono i semi del fascismo, dell’oscurantismo e della barbarie.

Certamente, infatti, la responsabilità di questo omicidio politico è del MIT ( servizio segreto turco), lo stesso stato turco che sta appoggiando militarmente l’IS ( stato islamico) contro le partigiane ed i partigiani a Kobane, contro la resistenza curda e contro la solidarietà internazionale dei movimenti antagonisti della sinistra extraparlamentare.

E allora perché aspettare a rendere pubblico chi sono i veri mandanti criminali dell’assassinio politico di Sakine, Leyla e Fidan ed il perché sono state uccise?
Alla vigilia di queste due giornate di iniziative dedicate a Sakine, Leyla e Fidan ed alla lotta del popolo curdo ( non dimentichiamo che nella realpolitik assurda e grottesca dei governi alcune organizzazioni curde sono ancora iscritte nelle liste internazionali “terroristiche”!), il 7 gennaio, un’altra strage fascista è compiuta a Parigi, contro la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo , causando 12 morti tra cui i vignettisti Charb, Cabu, Tignous ed Honoré, e nei giorni successivi altri 3 morti sono causati dalla cieca fuga degli esecutori della strage.

Intanto l’11 gennaio, in seguito alla strage fascista alla redazione di Charlie Hebdo, in un meeting internazionale in Francia i capi di governo si sono incontrati, marciando stretti l’uno all’altro, hanno deciso di aumentare ancora di più la morsa repressiva e le leggi di emergenza internazionali con cui, le stragi degli ultimi anni ce lo hanno insegnato, non sarà certo la canaglia fascista ad essere repressa. La storia della lotta per la libertà ci ha insegnato che nelle fitte maglie della rete repressiva, con l’ennesimo giro di vite autoritaritario degli stati e del capitale, ci finiscono criminalizzati coloro che lottano, gli antagonisti a questo stato di cose, saranno i ceti popolari e libertari ad essere ancora più oppressi mentre la manovalanza fascista se ne gira indisturbata per il mondo libera di agire come e quando vuole.

Ma il fascismo e le leggi securitarie non fermeranno la lotta per l’emancipazione!

La resistenza curda a Kobane contro la canaglia fascista è, oggi qui, anche la nostra lotta, contro la politica di stati e governi che ci sta affamando e ci stanno rendendo la vita impossibile.

Noi, antifascisti, sappiamo che la rabbia popolare nasce dal massacro della politica emergenziale attuata dai governi con la scusa di arginare la crisi economica. La politica dei governi da anni ci sta mordendo e dissanguando e ci sta impoverendo sempre di più, sfruttati dalla precarietà del lavoro e della disoccupazione, dalla privatizzazione dei servizi inalienabili quali sanità, trasporti ed igiene pubblica.

La propaganda, le azioni e le stragi fasciste vogliono creare paura, confusione e menzogna, divisione e lotta tra poveri. I veri responsabili della nostra oppressione e del nostro sfruttamento sono banche, governi e stati.

La politica autoritaria e mafiosa degli stati, dei governi e dei signori della guerra vuole opprimerci ancora di più con la repressione, criminalizzare i popoli oppressi e le nostre lotte aumentando la sicurezza, le leggi emergenziali e repressive, le spese militari che ci affamano tutti i giorni, oltre tutto a nostre spese.

La politica dei potenti, ad oggi, non ha fatto altro che riempire le casse dei ricchi che sono diventati sempre più ricchi, della loro manovalanza fascista e dei loro eserciti che ci massacrano di botte quando proviamo ad alzare la testa e a manifestare il nostro dissenso a questo stato di cose che ci vuole sudditi e schiavi.

La politica securitaria dei potenti della terra non ha fatto altro che incenerire i ceti popolari e riempire le loro patrie galere di “ladri di galline”, profughi e dissidenti . Può esistere, infatti, una giustizia, uguale per tutti in una società basata sulla diseguaglianza economica e sociale, sulla divisione in classi ovvero sulla differenza tra poveri e ricchi? Esiste uguaglianza dove il dominio assoluto sull’umanità e sulla natura è affidato al potere economico che ognuno ha in suo possesso per l’ acquisto di merci, beni, servizi e libertà?

Ci vogliono sottomessi ed oppressi ma noi non deleghiamo ai ricchi, ai governi ed ai fascisti la nostra vita. Riprendiamoci le strade, le case, la cultura, la nostra vita e la nostra libertà.

La memoria di Sakine, Leyla e Fidan, Charb, Cabu, Tignous ed Honoré e di tutti i morti ammazzati per mano fascista è viva nella nostra lotta.
Solidarietà al popolo curdo e a tutti i popoli oppressi perché la resistenza di Kobane è anche la nostra.

La nostra storia è la storia della lotta per la libertà contro gli oppressori a fianco degli sfruttati e nessuno stato, religione, padrone e fascista è riuscito a cancellarci.

di N.S.- Umanità Nova

© 2020 UIKI Onlus Team

Scroll to top