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Violazioni di diritti umani in Turchia e in Kurdistan nel 2015

Violazioni di diritti umani in Turchia e in Kurdistan nel 2015

Pesanti violazioni di diritti umani da parte dello stato turco.
L’Associazioni dei diritti umani (IHD) e la Fondazione dei diritti umani in Turchia (TIHV) hanno pubblicato, nel 2015, il report sulla violazione dei diritti umani che era stato preparato durante la Settimana dei diritti umani tra il 10-17 dicembre. Ozturk Turkdogan, il presidente generale dell’IHD alla presentazione del report ha detto “Dal punto di vista dei diritti umani vi è una richiesta che deve essere soddisfatta dalla Turchia, ossia stabilire con urgenza la pace. Quando la pace non è assicurata, non è garantito il diritto di vivere e quando il diritto di vivere viene abusato è impossibile parlare di altri diritti umani “. Turkdogan inoltre, ha sostenuto che non essendoci stato alcun intervento nelle violazioni dei diritti umani condotte nel 2015, il sistema delle Nazioni Unite è crollato.

La fine del processo di pace curdo-turco ha incrementato le violazioni.

Gravi casi di violazioni dei diritti umani sono state riscontrate nel corso del 2015: a Diyarbakir (5 morti, decine feriti), a Suruç (33 morti, decine feriti) e nella strage di Ankara (100 morti, centinaia di feriti). Con la fine del processo di pace curdo-turco da parte del Presidente della Turchia, Recep T. Erdoğan, centinaia di persone sono state uccise nelle strade dalle unità delle forze di sicurezza, nei rinnovati conflitti. Decine di volte sono stati bombardati PKK e civili nel territorio iracheno. Il coprifuoco è stato dichiarato in decine di città curde in Turchia. Durante il periodo di coprifuoco la popolazione ha sofferto la mancanza di acqua e le interruzioni elettriche, così come la mancanza di approvvigionamento alimentare di base. Farmaci e cure ai feriti dagli attacchi non sono stati autorizzati dalla polizia sui luoghi degli attacchi così come si sono riscontrate grosse difficoltà nel seppellire i morti a causa di divieti imposti dal coprifuoco. Durante il blocco della città e di molti quartieri da parte delle forze di sicurezza giovani civili, donne, anziani e bambini sono stati massacrati. I giornalisti sono stati arrestati e la libertà di stampa è stata violata. I rifugiati in Turchia si trovano ad affrontare situazioni drammatiche.

Il rapporto è allarmante.
Con la realizzazione da parte dell’AKP della opprimente “Legge di sicurezza interna,” c’è stato un incremento delle violazioni dei diritti umani tra il 1 gennaio e il 5 dicembre del 2015. I dati dell’IHD e del TIHV sono i seguenti: 173 morti e 226 feriti sono stati il risultato di esecuzioni extragiudiziali, tiro casuale e fucilazione di civili che non hanno rispettato gli ordini dell’unità di applicazione della legge. Ci sono stati 135 incidenti che hanno causato morti e 191 eventi che hanno comportato lesioni e ferimenti. A seguito degli attacchi suicidi, 5 morti a Diyarbakır, 33 morti a Suruç, l’attacco di Ankara il 10 ottobre ha provocato 100 morti. I 3 attacchi suicidi sopra menzionati hanno provocato 138 morti e 929 feriti. 4 persone sono morte mentre si trovavano sotto custodia. Omicidi commessi da sconosciuti hanno causato 19 morti. Minimo 28 persone sono morte per vari motivi mentre si trovavano in prigione. 33 soldati sono morti in condizioni ignote mentre si trovavano sotto costrizione. 5 persone sono morte e 22 sono state ferite a causa di esplosioni di bombe o di mine per mani ignote. Come risultato di conflitti militari, 171 agenti di polizia e paramilitari hanno perso la vita. Sulla stessa linea, 195 militanti e 157 civili sono morti, portando il numero totale di decessi a 523. 255 donne sono morte a causa della violenza maschile fino al 23 novembre 2015. 4 sono stati i decessi a causa di crimini di odio, attacchi razzisti e linciaggio. Gli infortuni sul lavoro/omicidi hanno visto coinvolti 1593 lavoratori fino al 1 dicembre. Minimo 16 richiedenti asilo e rifugiati hanno perso la vita durante l’attraversamento delle frontiere e 160 di loro sono rimasti feriti. 1433 persone sono state torturate mentre si trovavano in custodia.

La Turchia continua i suoi metodi di maltrattamenti e tortura.
La tortura continua sotto la supervisione delle forze di sicurezza nei centri di detenzione, nelle carceri e nelle caserme. Inoltre, con l’intervento eccessivo e sproporzionato delle unità delle forze dell’ordine, i funzionari commettono torture e maltrattamenti contro coloro che prendono parte alle manifestazioni per le strade. I conflitti sono aumentati e così le procedure di custodia e torture e maltrattamenti durante la detenzione sono stati legittimati. Durante i primi 11 mesi del 2015, 560 persone hanno riferito di aver subito torture, 347 dei quali sono state torturate o maltrattate entro il corrente anno. Secondo i dati acquisiti dall’Associazione dei diritti umani (IHD) nei primi 11 mesi del 2015, 433 hanno segnalato torture mentre si trovavano sotto custodia sia in centri di detenzione che al di fuori. L’impunità è ancora il maggiore ostacolo nella lotta contro la tortura.

Le violazioni nel contesto dei problemi curdi sono gravi.
I coprifuoco illegali che sono state applicati nelle province curde e nei distretti hanno lasciato gli abitanti di quelle regioni privi di acqua, energia elettrica, approvvigionamento alimentare e dei servizi sanitari. Il diritto di condividere informazioni e comunicare è stato limitato. Il fatto che le forze di sicurezza abbiano nuovamente impiegato metodi di guerra speciale e le numerose vittime civili, giovani, anziani, donne e bambini è preoccupante. A causa della situazione di guerra la vita economica e sociale è completamente cambiata.

Secondo il rapporto di IHD e TIHV: nel 2015 523 persone sono morte di cui 171 erano soldati, poliziotti e guardie civili, 195 militanti e 157 civili. 553 persone sono rimaste ferite di cui 338 appartenevano alle forze di sicurezza, 145 erano militanti e 70 erano civili. 6744 persone sono state messe in custodia e 285 sono state arrestate.
Seguendo la tendenza del genocidio politico le operazioni continuano.

17 consiglieri sono stati arrestati, 9 di loro condannati e 15 dismessi dal servizio. È cresciuto in maniera considerevole in numero delle guardie civili. Secondo le indagini del KCK, dalle operazioni contro HDP/DBP e HDK, 6744 persone sono state prese in custodia e 1285 sono state arrestate.

La libertà di pensiero e di espressione gravemente limitata.
È stato proibito l’accesso a 105958. 30 giornalisti sono ancora in carcere. Più di recente, due giornalisti della rivista Nokta sono stati arrestati. Il numero di siti web vietati nel 2015 è 105958, mentre nel 2014 era di 40773 e nel 2013 è stata 35001. Un aumento preoccupante.

Violenze contro i curdi e dissidenti.
Turkdogan sottolinea il fatto che nel 2015, 432 uffici di partito sono stati attaccati, da quei 417 erano uffici HDP, 11 sono appartenevano all’AKP e 4 erano gli uffici di CHP, inoltre aggiunge: “Le forze di polizia quest’anno hanno attaccato manifestazioni pacifiche con cannoni ad acqua, armi chimiche, proiettili di plastica e facendo ricorso alla violenza eccessiva e sproporzionata. Diversi gruppi sociali quali donne, LGBT, curdi, alevi e lavoratori sono stati sottoposti a violenza senza eccezioni. Come risultato di tali brutali attacchi 210 persone sono rimaste ferite, 3377 prese in custodia e 201 arrestate. In totale l’organizzazione di 256 eventi è stata proibita.

Il tipo F di carcere di Imralı dovrebbe essere chiuso immediatamente.

Turkdogan ha ricordato che quando l’AKP è arrivato al potere il numero dei detenuti ad Imralı era 59429, secondo i dati più recenti del Ministero della Giustizia l’attuale quantità di prigionieri è 164461. Il numero di bambini detenuti ha raggiunto le 2165 unità. A seguito di torture, suicidi, maltrattamenti, incidenti, negligenze, malattie, conflitti tra i detenuti almeno 28 persone hanno perso la vita. Inoltre, la legislazione del 22 gennaio 2007 (45/1) del Ministero della Giustizia che dichiarava la necessità per 10 detenuti di avere 10 ore di socializzazione alla settimana non è ancora attuata in modo efficace. Il tipo F di prigione di Imrali, dove l’applicazione dell’isolamento è molto frequente, dovrebbe essere chiuso immediatamente.
282 donne hanno perso la vita.
Durante i primi 11 mesi del 2015 incidenti e omicidi sul posto di lavoro hanno coinvolto 1593 persone. La Turchia, si classifica al 23° posto nella lista dei Paesi per l’emissione di gas di carbonio che hanno influenzato il cambiamento climatico globale. Turkdogan, il presidente generale di IHD, che ha affrontato la questione, ha richiamato l’attenzione sul fatto che nel corso dei primi 11 mesi del 2015, 282 donne hanno perso la vita, 367 donne sono state ferite e 132 donne sono state violentate e abusate.

Senza la pace e la fine della dittatura di Erdoğan il diritto alla vita non può essere garantito.
Nonostante nel 2015 ricorra il 68° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i curdi e altri gruppo sociali democratici continuano ad essere il bersaglio, continuando a subire oppressione, tortura e repressione. Tutti coloro che si oppongono all’autorità di Erdoğan e alla politica fascista dell’AKP sono seriamente minacciati. Il credito dato alla Turchia e al suo governo da parte dell’Unione europea e dei paesi membri per la sua adesione, a prescindere dal fatto che la Turchia abbia violato tutti i criteri democratici, continua ad essere forte. Non si capisce perché i paesi europei non agiscano contro il governo turco, che sta collaborando con una forza barbarica come ISIS, considerato un nemico di tutta l’umanità. Non prendere alcuna misura contro il governo dell’AKP che sta commettendo crimini quotidiani contro il popolo curdo e rimanere in silenzio è immorale.

Chiediamo a tutti di partecipare alla lotta per porre fine all’isolamento che lo Stato turco impone al leader curdo e per avviare il processo di pace curdo-turco. Anche se molti paesi e associazioni internazionali hanno chiamato per un processo di pace, nessuno di loro è intervenuto quando la Turchia non ha messo in atto il richiamo.

Chiamiamo tutte le organizzazioni democratiche e le fondazioni internazionali a schierarsi contro l’AKP e la dittatura di Erdoğan e a sostenere i popoli che chiedono la democrazia. Finchè la pace non verrà assicurata per il popolo curdo e non terminerà la politica turca in Siria e Iraq, i paesi dell’UE si troveranno ad affrontare una minaccia. Per fermare l’ISIS, il sostegno che la Turchia sta dando alla ISIS deve essere condannato e fermato.

Secondo la Fondazione dei diritti umani della Turchia (HRF):
1.299.061 persone sono state colpite dai vari coprifuoco dichiarati 52 volte (dal 16 agosto al 12 dicembre 2015) in 7 differenti città connesse a 17 distretti.

Diyarbakir: coprifuoco dichiarato 31 volte in 8 distretti:
-Lice – 7 volte (26.427 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Silvan – 6 volte (86.663 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Sur – 6 volte (12175 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Bismil – 4 volte (112461 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Hani – 4 volte (32413 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Yenişehir – 1 volta (206534 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Dicle – 1 volta (4033 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Hazro – 2 volte (1754 abitanti secondo il censimento del 2014)

Mardin: coprifuoco dichiarato 9 volte in 3 distretti:
-Nusaybin – 5 volte (11668 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Dargeçit – 2 volte (28601 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Derik – 2 volte (6132 abitanti secondo il censimento del 2014)

Şırnak: coprifuoco dichiarato 5 volte in 2 distretti:
-Cizre – 4 volte (132857 abitanti secondo il censimento del 2014)
-Silopi – 1 volta (12111 abitanti secondo il censimento del 2014)

Hakkari-Yuksekova: coprifuoco dichiarato 4 volte (11744 abitanti secondo il censimento del 2014)

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Associazione dei Diritti Umani (IHD) e la Fondazione dei Diritti Umani di Turchia (TIHV) hanno pubblicato annuale relazione sulla violazione dei diritti per il 2015.

*In un anno in totale 523 persone sono morte, di cui 171 erano soldati, polizia o ranger; 195 militanti di diverse organizzazioni e 157 civili.
*Tra il 1 Gennaio ed il 5 Dicembre 2015, 6.744 persone sono state prese in detenzione provvisoria e 1.285 persone sono state arrestate.
*Negli attentati suicidio a Diyarbakır, Suruç ed Ankara 138 persone sono morte e più di 929 persone sono state ferite.
*19 persone sono state assassinate tra cui anche Tahir Elci, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir, ucciso il 28 Novembre.
*Il feminicidio era di nuovo in aumento; 282 donne sono state uccise in un anno.
*17 sindaci sono stati arrestati; 15 sindaci sono stati deposti; di qui 9 arrestati.
*4 persone hanno perso la vita durante la detenzione provvisoria.
*Più di 28 persone hanno perso la vita per vari motivi, nei carceri.
*33 persone hanno perso la vita durante il servizio militare obbligatorio.
*5 persone sono morte e 22 persone sono state ferite gravemente di seguito all’esplosione di mina e delle bombe.
*4 persone sono state uccise in diversi casi con profilo crimini d’odio, attacchi razzisti e linciaggi.
*1.593 lavoratori hanno perso la vita in seguito a omicidi di lavoro fino il 1 Dicembre 2015.
*Più di 16 rifugiati e richiedenti asilo hanno perso la vita e 160 persone sono state ferite (con tortura o a colpo di armi).
*Nel 2015, 432 edifici dei partiti; tra qui 417 di HDP (Partito Democratico dei Popoli); 11 di AKP (Partito di Giustizia e di Sviluppo) e 4 di CHP (Partito Repubblicano dei Popoli) hanno subito degli attacchi.
*Solo nei 6-8 Settembre 2015 più di 100 edifici di HDP hanno subito degli attacchi simultanei e sistemici.

© 2013 UIKI Onlus Team

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