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Guerra e repressione

Esercito turco e mercenari jihadisti commettono atrocità a Afrin. Erdogan approfitta del clima surriscaldato. La guerra dell’esercito turco e dei suoi mercenari jihadisti contro il cantone autogovernato di Afrin nel nord della Siria dura da due settimane. A fronte della strenua resistenza delle Unità di Difesa del Popolo e delle Donne YPG/YPJ asserragliate nel paesaggio collinoso, gli aggressori finora non sono riusciti a occupare più di una manciata dei villaggi di confine. Secondo quanto riferito dal direttore dell’ospedale di Afrin, Ciwan Mohammed, finora gli attacchi aerei e il fuoco di artiglieria hanno ucciso 104 civili e ne hanno feriti 156. Gli attacchi dell’esercito turco e dei suoi alleati, provenienti dall’ambiente dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda, contro zone residenziali è proseguito senza sosta con l’impiego delle tecnologie belliche più avanzate, ha dichiarato giovedì in una conferenza stampa nella città di Ain Issa Redur Xelil, portavoce delle »Forze Siriane Democratiche« (FSD) di cui fanno parte le YPG e truppe arabe e assire,. »Con gli attacchi si vuole scacciare la popolazione modificare la struttura demografica.«

Il numero delle persone fuggite dall’inizio della guerra dal cantone che ha circa un milione di abitanti,viene stimato dal coordinatore degli aiuti delle Nazioni Unite, Jan Egeland, in circa 15.000. Sono in fuga anche gli abitanti di diversi villaggi yazidi. Gli jihadisti considerano gli appartenenti a questa comunità degli infedeli che possono si possono tranquillamente uccidere o ridurre. Si susseguono rapporti sulle atrocità delle unità alleate con l’esercito turco dell’ »Esercito Siriano Libero« vicine a Al-Qaeda o ai fascisti turchi dei »Lupi Grigi«. Nella località di Elbiske nei pressi di Raco, secondo quanto riferito dall’emittente televisivo curdo Ronahi gli jihadisti hanno bruciato viva nella propria casa una famiglia di quattro persone. Ha suscitato orrore anche un video diffuso via Internet della profanazione di un cadavere svestito e mutilato della combattente delle YPJ Barin Kobane. In un altro video i crociati cantano le lodi delle tappe della »Jihad internazionale« di Al-Qaeda dalla guerra in Cecenia passando per l’Afghanistan fino alla Siria: »Siamo stati incrollabili a Grosny e nel Daghestan, abbiamo occupato Tora Bora, ora ci chiama Afrin.«

Mentre uno sciopero di massa dell’industria metalmeccanica turca proclamato per venerdì è stato proibito dal governo con la motivazione che si tratterebbe di un »pericolo per la sicurezza pubblica«, ai sostenitori della guerra è consentito distinguersi per cattivo gusto. Fan della squadra di prima lega Konya Spor allo stadio hanno messo in scena un’ampia coreografia che rappresentava simbolicamente carri armati che facevano fuoco su Afrin. Il sindaco del distretto di Bagcilar di Istanbul, un attivista dell’AKP, ha scritto di suo pugno su un proiettile: »Questa granata è per Afrin.« L’ente religioso governativo Diyanet, la cui propaggine tedesca è la confederazione di moschee DITIB, intanto ha dichiarato la guerra Afrin ufficialmente una »jihad« contro i »miscredenti marxisti« del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e del suo partito fratello curdo-siriano PYD.

La propaganda sulla »guerra contro il terrorismo« a Afrin che piomba sulla popolazione dai canali televisivi omologati e viene sostenuta anche dal partito di opposizione kemalista CHP mostra i suoi effetti. Così secondo un sondaggio effettuato tra il 20 e il 26 gennaio dell’istituto di demoscopia MAK, circa l’85 percento della popolazione sostiene la guerra. Ben il 45 percento si è mostrato convinto che PYD e PKK vengono sostenuti congiuntamente da »USA, NATO, Iran, Israele e Assad«. Solo l’undici percento ha rifiutato la guerra – questo corrisponde all’ultimo risultato elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP) di sinistra, unica forza in Parlamento schierata contro la guerra. Nella loro roccaforte, la metropoli di Diyarbakir nel sudest curdo della Turchia, secondo un sondaggio del »Centro per la Ricerca Politica e Sociale« (Samer) circa l’83,2 percento degli interrogati si è pronunciato contro la guerra. La maggioranza degli interrogati a Diyarbakir ha dichiarato che l’attacco contro Afrin è rivolto contro l’esistenza e le conquiste dei curdi nella regione a livello complessivo. Solo l’1,5 percento crede alla propaganda governativa della lotta »contro il terrorismo«.

In Turchia crescono le speculazioni secondo le quali il Presidente dello Stato Recep Tayyip Erdogan potrebbe anticipare le elezioni presidenziali e parlamentari previste nel 2019 per incanalare l’ondata di nazionalismo fomentata in Turchia a favore del suo partito di governo AKP. »Con la guerra di aggressione al regime dell’AKP sembra essere riuscito a generare una diffusa approvazione popolare per l’ulteriore fascistizzazione e la base di legittimazione per la cancellazione dell’opposizione democratica«, ha scritto Cakir della Fondazione Rosa-Luxemburg-Stiftung dell’Assia in un’analisi recente.

Le proteste contro la guerra per via dello stato di emergenza sono comunque pressoché impossibili. Inoltre non passa giorno senza arresti per critiche pronunciate contro l’aggressione in Siria. Nelle retate di venerdì nella capitale Ankara, oltre a diversi giornalisti, attivisti socialisti e politici dell’HDP, è stato arrestato il noto attivista LGBT Ali Erol del gruppo Kaos GL. Già a metà della settimana undici membri di spicco dell’associazione dei medici turchi sono stati arrestati con l’accusa di propaganda terroristica e »istigazione della popolazione all’odio e all’inimicizia« dopo che l’associazione aveva stigmatizzato la guerra come »problema per la salute pubblica«.

Nella guerra di attacco della Turchia definita lesiva della legalità internazionale perfino dal deputato della CDU Roderich Kiesewetter giovedì durante una seduta in Parlamento, viene impiegata molta più tecnologia militare tedesca di quanto si sapesse fino ad ora. La trasmissione dell’ARD »Monitor« giovedì ha mostrato tra l’altro carri armati »Leopard-II«, obici, fucili d’assalto di Heckler und Koch e camion Mercedes impiegati dall’esercito turco e dai suoi alleati jihadisti a Afrin.

In occasione di una »giornata internazionale di solidarietà con Afrin« nel fine settimana sono previste molte proteste contro la guerra. Una panoramica delle azioni previste è stata pubblicata su Internet dall’agenzia stampa curda ANF.

di Nick Brauns

kurzlink.de/afrin-soli

https://www.jungewelt.de/m/artikel/326601.krieg-und-repression.html

di Nick Brauns

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