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GENOCIDIO DEL KURDISTAN – DOMANI SIT-IN DAVANTI AL CONSOLATO ONORARIO DI BRINDISI DELLA TURCHIA

La Rete Kurdistan Puglia con il Comitato per il Kurdistan di Brindisi, in concomitanza con altre iniziative di mobilitazione internazionale, promuovono e organizzano un sit in di protesta per sabato 17 marzo alle ore 17:00 sotto la sede del Consolato Onorario della Turchia sito in via Cesare Braico, 2 contro l’ aggressione criminale della Turchia alla Siria, nel cantone curdo del Rojava.

Per la solidarietà alla popolazione di Afrin. Per fare appello alla Comunità Internazionale a rompere l’ assordante silenzio sui crimini commessi dalla Turchia sul popolo curdo e per fare appello anche al governo italiano e al parlamento europeo affinchè prendano seri provvedimenti nei confronti del Presidente turco Erdogan e per cacciare al più presto la Turchia fuori dal Consiglio d’ Europa.

APPELLO URGENTE – MOBILITAZIONE PER FERMARE IL GENOCIDIO AD AFRIN.

Il cantone di Afrin è al 50° giorno di invasione e la situazione ha raggiunto uno dei momenti più critici dall’inizio dell’attacco turco. Le milizie jihadiste legate ad Al Qaeda e Daesh, sostenute dal secondo esercito NATO (quello turco) sono a due km dal centro della città di Afrin. Negli ultimi giorni il fronte nord del cantone di Afrin è collassato con la caduta di Rajo, ad ovest dopo giorni e giorni di combattimenti strada per strada la città di Cindirese è caduta e ad est l’avanzata turca è arrivata a 2 km dalla città di Afrin, ora quasi circondata. Gran parte dei combattenti YPG hanno deciso nei giorni passati di ritirarsi nella città per prepararsi all’imminente assedio. A loro si sono unite milizie arabe facenti parte delle Forze Siriane Democratiche che hanno abbandonato il fronte di Deir Ez Zor, sospendendo la lotta ad ISIS, per sostenere i fratelli curdi. Nella città di Afrin ci sono in questo momento circa un milione e mezzo di persone ed grande numero di rifugiati provenienti dai villaggi e dalle città cadute sotto il controllo dell’esercito turco. L’emergenza umanitaria ha già raggiunto livelli drammatici, l’acqua scarseggia dopo che la diga di Meidanki è caduta sotto il controllo dell’esercito turco che ha tagliato le forniture di acqua.

Lo scorso 20 gennaio prendeva il via un’operazione militare denominata “ramoscello d’ulivo” con la quale l’esercito turco (secondo esercito NATO) sferrava un violento attacco contro il cantone di Afrin nel nord della Siria. Nel corso di questa offensiva l’esercito turco ha agito con il sostegno di milizie jihadiste legate ad Al Qaeda ed a ciò che resta dell’ISIS, armate ed addestrate dallo stesso governo turco. L’operazione aveva il chiaro scopo di cancellare l’esperienza rivoluzionaria in atto da anni in Rojava in continuità con anni di pulizia etnica ai danni del popolo curdo in territorio turco e siriano. Nel corso di quest’offensiva l’aviazione turca ha ripetutamente bersagliato edifici civili e zone densamente popolate, anche con l’ausilio di armi chimiche, e lasciato le milizie jihadiste sue alleate libere di perpetrare massacri nel silenzio assordante della “comunità internazionale”. Ed è proprio su questo silenzio che siamo chiamati ad intervenire. Le stesse persone che hanno combattuto e sconfitto lo stato islamico per anni, che hanno liberato Kobane, Tabqa, Raqqa spingendosi più a sud lungo tutta la sponda est dell’Eufrate sono da quasi due mesi sotto attacco di armi fornite dai nostri governi all’esercito turco ed alle bande di salafiti sue alleate. Elicotteri italiani bombardano da giorni postazioni civili e convogli di rifugiati che cercano si sfuggire all’attacco turco. Le nostre istituzioni di fatto foraggiano il fondamentalismo islamico stringendo accordi economici con la Turchia. Le stesse istituzioni hanno formulato leggi repressive giustificandole con la difesa dalla minaccia terrorismo, lo stesso terrorismo a cui consegnano armi ed elicotteri. Per non parlare anche del vergognoso accordo UE – Turchia sui migranti per il quale l’ Italia ha anche gravi responsabilità. L’ accordo ha appena compiuto un anno e secondo il rapporto di Amnesty International ha di molto peggiorato le condizioni di migliaia di profughi e rifugiati costretti a vivere condizioni squallide e pericolose.

Oggi ad Afrin stanno combattendo curdi, arabi, ezidi, assiri, turcomanni ed alcuni combattenti internazionali 3 dei quali sono compagni italiani. Un compagno italiano è impegnato in un grandissimo e preziosissimo lavoro di informazione. E’ grazie alle sue corrispondenze da Afrin che possiamo seguire l’evoluzione del conflitto.

Il regime turco sta violando una risoluzione ONU che impone un cessate il fuoco di 30 giorni su tutto il territorio siriano.

Il KCK ha lanciato un appello alla mobilitazione mondiale in difesa di Afrin e della rivoluzione del Rojava, è nostro compito mettere in campo tutte le iniziative e le azioni possibili per fermare questo massacro.

Difendere Afrin significa lottare per il destino dell’intera umanità, non abbandoniamo coloro che hanno per anni lottato contro il terrorismo.

Per il Comitato per il Kurdistan Brindisi

info e contatti: 347 7529891 / 368 582406

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