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Colpo di stato politico prima delle elezioni: 89 politici curdi condannati

Colpo di stato politico prima delle elezioni: 89 politici curdi condannati

Poco prima delle elezioni la corte d’appello di Antep ha confermato complessivamente 89 sentenze nel cosiddetto Processo KCK. Tra gli interessati ci sono anche candidate e candidati per le elezioini parlamentari del 24 giugno.

Quattro settimane prima delle elezioni presidenziali e parlamentari in Turchia la giustizia turca si è permessa un altro colpo nella crociata di annientamento politico contro le forze curde della democrazia. Nel cosiddetto Processo-KCK la corte d’appello regionale di Antep venerdì ha confermato 89 sentenze della 2° corte d’assise di Diyarbakir per reati penali particolarmente gravi che in precedenza aveva condannato 154 persone, tra cui deputate e deputati curdi, sindaci e sindache, attiviste e attivisti per i diritti umani a pesanti pene detentive. Il risultato: quasi 1.000 anni di carcere.

Sulla vicenda: Il processo KCK principale risale a un’indagine avviata dalla procura dell’anno 2007. Il 14 aprile 2009, quindi un giorno dopo che nell’ambito di negoziati per risolvere la questione curda era stata dichiarata una tregua unilaterale, questa indagine è stata riunita con un’altra indagine della procura e dozzine di persone sono state arrestate. In parallelo il Partito per una Società Democratica (DTP), ovvero quello che dopo il suo divieto è diventato il Partito per la Pace e la Democrazia (BDP) dopo le elezioni comunali dell’aprile 2009 nelle province curde della Turchia otteneva nelle province curde della Turchia in 99 comuni (in precedenza solo in 58) le sindache e i sindaci e le amministrazioni comunali. Il DTP in queste elezioni raggiunse da oltre il 65 percento dei voti per esempio a Amed (Diyarbakir) fino a oltre il 90 percento a Colemêrg (Hakkari). Il 14 aprile 2009 con questo segna l’inizio di innumerevoli ondate di arresti che sarebbero seguite sotto il nome di „operazioni KCK“. La giustizia turca accusa gli imputati di „appartenenza a un’organizzazione vietata o il sostegno ad essa“ nonché di „aver messo in pericolo l’unità nazionale“.

Il tribunale ha ammesso l’accusa senza averla letta

Şinasi Tur, avvocato e imputato nel Processo KCK, sul processo del 2017 ha dichiarato quanto segue: „Come risultato sono stati arrestati circa 10.000 attiviste e attivisti curdi. Gli atti delle indagini preliminari sugli arrestati sono stati compendiati in sede giuridica in accuse collettive. Il risultato nell’anno 2010, quindi tre anni dopo l’avvio delle prime indagini, è stata una montagna di documenti. L’atto di accusa alla fine comprendeva 7.500 pagine, gli atti dell’indagine preliminare perfino circa 135.000 pagine. Il tribunale alle ha „verificato“ nel giro di undici giorni questi fascicoli e ha ammesso l’accusa. Le avvocate e gli avvocati hanno calcolato che solo per girare le pagine è necessario un tempo di 37,5 ore, quindi cinque giornata lavorative. Quindi il tribunale ha ammesso l’accusa senza aver letto gli atti. La procura nel suo atto di accusa è riuscita a rappresentare persone totalmente indipendenti l’una dall’altra e il loro lavoro (accusati erano 23 ex sindaci e sindaci in carica, 6 avvocate e avvocati, dozzine di dirigenti partito, attiviste e attivisti per i diritti umani, sociologi, e molti altri.) come attività per la stessa organizzazione (illegale). E per questo negli atti dell’indagine preliminare sono state inserite tutte le possibili informazioni irrilevanti e scollegate tra loro. Il risultato è stato un assemblaggio di informazioni che non hanno né un vero inizio né una conclusione sensata. Considerate dal punto di vista giuridico, queste informazioni non avevano alcun valore probatorio. Questo è stato esplicitato innumerevoli volte durante il processo. Ma anche se nel processo durato per diversi anni più volte i giudici sono cambiati, le richieste della difesa in nessun momento del procedimento sono state accettate. E questo anche se perfino le informazioni documentate sono state raccolte attraverso metodi completamente illegali come illecite perquisizioni, intercettazioni telefoniche e delazioni. Quasi nessuno standard processuale definito dal diritto penale e dall’ordinamento giudiziario è stato rispettato in questo processo. Ma le lamentele avanzate a questo proposito dagli avvocati si sono trasformate unicamente in procedimenti disciplinari contro di loro. I giudici del procedimento, che tra l’altro è stato dibattuto in un tribunale speciale, sono stato sostituiti più volte, cosa che dipendeva da fatto che al processo è stata attribuita una particolare importanza e la corte era sotto una forte pressione. Perché i responsabili politici si sono palesemente intromessi nel processo, cosa che è dimostrabile sulla base di numerosi esempi. Così ad esempio nel 2014, mentre erano ancora in corso le trattative su una soluzione della questione curda, il portavoce governativo ha dichiarato: „Fino a quando il PKK non depone le sue armi, neanche un singolo prigioniero KCK verrà rilasciato dal carcere.“ Già da questa dichiarazione è diventato chiaro che gli imputati vengono trattenuti dallo Stato come ostaggi.“

Sentenza: 999 anni, un mese e 29 giorni di carcere per 89 persone

La corte d’appello regionale di Antep venerdì ha confermato le sentenze della 2° corte d’assise di Diyarbakir come segue:

Kamuran Yüksek, Mehmet Taş, Erdem Kızılkaya, Hüseyin Yılmaz, Salih Akdoğan, Turan Genç, Senanik Öner, Kemal Aktaş, Çimen Işık, Zöhre Bozacı, Mehmet Nimet Sevim, Lütfi Dağ, Bayram Altun, Ahmet Birsin e Mehmet Akın sono stati condannati rispettivamente a 21 anni di carcere.

Rispettivamente 18 anni di carcere sono stati confermati nei casi di Ercan Sezgin, Şinasi Tur, Ahmet Makas, Mazlum Tekdağ, Mükail Karakuş, Ümit Aydın, Seda Akbaş Can, Ali Şimşek, Necdet Atalay, Abdullah Demirbaş, Olcay Kanlıbaş, Tuncay Korkmaz, Tayip Temel e Ercan Akyol.

Nove anni di carcere sono stati giustificati dalla corte per le seguenti persone: Hasan Hüseyin Ebem, Abbas Çelik, Zülküf Karatekin, Nadir Bingöl, Ahmet Erdem, Cibrahil Kurt, Yurdusev Özsökmenler, Mehmet Hatip Dicle, Nihayet Taşdemir, Pınar Işık, Elif Kaya, Yüksel Baran, Pelgüzar Kaygısız, Pero Dündar, Sara Aktaş, Zahide Besi, Musa Farisoğulları, Adil Erkek, Mahmut Okkan e Burhan Karakoç.

Il tribunale regionale ha confermato anche le pene detentive di rispettivamente sei anni e tre mesi contro Demir Çelik, Mehmet Tarih, Hasan Fırat Üner, Hasan İraz, Celal Yoldaş, Ahmet Ertak, Fırat Anlı, Selim Sadak, Hüseyin Kalkan, Songül Erol Abdil, Etem Şahin, Emrullah Cin, Fikret Kaya, Aydın Budak, Leyla Güven, Gülcan Şimşek, Nuran Atlı Söyler, Abdullah Akengin, Şeyhmus Bayhan, Ahmet Zirek, Engin Kotay, Kerem Duruk, Esma Güler, Özlem Yasak, Rojda Balkaş Akyüz, Mesut Çetin, Ramazan Ödemiş, Ramazan Deve, Muharrem Erbey, Tuncay Ok, Ahmet İlhan e Mustafa Doğru.

La politica Zübeyde Zümrüt dovrà andare in carcere per cinque anni, Mehmet Güzel e Mehmet Aksünger rispettivamente per quattro anni, otto mesi e sette giorni, Abdurrahim Tanrıverdi, Mustafa Ocaklık e Osman Ocaklık nonché Nazim Çağlak e Türki Gültekin dovranno andare in ostaggio in carcere rispettivamente per sei anni e nove mesi. Anche la pena comminata a Murat Tuğrul di cinque anni, sette mesi e 15 giorni è stata confermata. Con questo 89 operatori dei media, attiviste e attivisti per i diritti umani, sindache e sindaci eletti dal popolo curdo, avvocate e avvocati, sociologi e giornalisti dovranno andare in carcere per complessivi 999 anni, un mese e 29 giorni.

Tra i condannati ci sono anche quattro candidate e candidati HDP per le elezioni parlamentari del 24 giugno. Pero Dündar, Leyla Güven, Ebru Günay e Musa Farisoğulları così non potranno presentarsi alle elezioni.

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