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Civili a Nusaybin affrontano la tortura del “Benvenuti all’inferno”

Civili a Nusaybin affrontano la tortura del “Benvenuti all’inferno”

È trapelato che i civili evacuati da Nusaybin sono stati torturati. Dopo aver girato un filmato finto da servire ai media, ai civili è stato detto “Benvenuti all’inferno” e sono stati attaccati dalle forze dello Stato.

Civili evacuati dal distretto di Nusaybin a Mardin sono stati torturati dopo le riprese fatte per un filmato finto. Secondo gli evacuati, i civili hanno subito percosse e torture dalle unità per le Operazioni Speciali della Polizia (PÖH) dopo essere usciti dalla zona. La polizia ha detto “Benvenuti all’infero” e ha iniziato le torture dopo la sceneggiata filmata.

FRATTURE E LIVIDI OVUNQUE
I civili dicono che sono stati costretti a firmare dichiarazioni e che hanno affrontato insulti e attacchi dal personale dell’ospedale dove sono stati portati per i controlli sanitari.
Fatta eccezione per alcuni pochi di loro, i civili nel filmato non mostravano segni di percosse o ferite. Ma dopo la detenzione i civili rilasciati avevano fratture alle braccia, mani, dita, gambe e cranio e i loro corpi erano coperti di lividi.

MUSICISTA CURDO COSTRETTO A CANTARE UNA CANZONE RAZZISTA TURCA
Intanto il musicista Erkan Benli della band Koma Sê Bira è stato torturato in carcere. La polizia ha costretto Benli a cantare l’inno nazionalista “Ölürüm Türkiyem” (“Morirò per te mia Turchia”) e gli ha spezzato le dita.

Il video della “capitolazione” è una messa in scena

Sia il regime dell’AKP che i media collaborativi da lui controllati continuano a inscenare i loro titoli per coprire le sconfitte delle forze del regime e i massacri della popolazione del Bakur, Kurdistan settentrionale (Turchia sudorientale). Nei media turchi ora è stato pubblicato materiale filmato frutto di messe in scena, in combattenti del PKK a Nisêbîn (turcoNusaybin) si sarebbero arresi. Ma nei social media esistono riprese assai più lunghe di quelle pubblicate a livello ufficiale, nelle quali i soldati turchi assegnano ai presunti “combattenti del PKK” i loro ruoli e indicano come devono posizionarsi rispetto alle telecamere.

Uno dei soldati porta a una persona stesa a terra una bandiera bianca mentre il soldato con la telecamera da istruzioni di regia. Dallo sfondo si sente poi dire: “Ok, restate tutti così”. Poi parla con il soldato che si trova ancora vicino alla persona: “Esci dall’inquadratura”.

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