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Buldan verrà convocata forzatamente, Demirtaş resta in carcere

Buldan verrà convocata forzatamente, Demirtaş resta in carcere

Per decisione del tribunale la Presidente dell’HDP Pervin Buldan verrà convocata forzatamente al processo. Pervin Buldan, co-Presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) per via di interventi in pubblico è accusata di far parte di un’organizzazione terroristica. Oggi si è svolta l’udienza principale davanti alla 18° corte penale di Ankara. La politica curda non ha partecipato all’udienza. Il suo avvocato Bayram Arslan ha dichiarato in tribunale che la sua cliente è deputata dell’Assemblea Nazionale Turca e ha chiesto che venga messa fine al processo:

“Secondo la Costituzione i deputati godono di immunità. Per portare in tribunale la mia cliente è necessaria una decisione del Parlamento. Dato che non c’è una decisione del genere, richiesto la fine del procedimento.“

Il pubblico ministero Necati Kayaközü ha definito la richiesta dell’avvocato illegale e ha chiesto di respingere l’istanza.

Il Presidente della corte ha sostenuto l’ida che la Costituzione per via della gravità delle accuse nei confronti di Buldan prevede un’eccezione e ha respinto la richiesta di mettere fine al processo. Inoltre ha deciso che se la deputata HDP non si presenterà alla prossima udienza, verrà convocata forzatamente

Demirtaş resta in carcere
L’ex Presidente dell’HDP Selahattin Demirtaş resta in carcere, come previsto lo ha deciso la 19° corte d’assise di Ankara. Il processo è stato rinviato a dicembre. Da circa due anni il politico curdo Selahattin Demirtaş si trova in carcerazione preventiva turca. Ieri si è svolta un’udienza nel processo contro l’ex co-Presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) nel complesso carcerario di Sincan nei pressi di Ankara. Come previsto la 19° corte d’assise di Ankara ha deciso di confermare l’ordine di carcerazione del 4 novembre 2016.

Demirtaş ha partecipato all’udienza attraverso un collegamento in diretta video dal carcere di Edirne e è entrato approfonditamente nel merito dell’atto di accusa nel quale gli viene imputata la fondazione e la guida di un’organizzazione terroristica. Non ha presentato un’istanza di legittima suspicione contro i giudici: “L’unica ragione per la quale non lo faccio è il collasso del sistema giudiziario. Se rifiuto questi giudici, difficilmente al loro posto ne arriverà uno che conduce un processo equo.”

Inoltre Demirtaş ha illustrato che la campagna del governo Erdoğan contro di lui equivale comunque a una condanna preventiva e che il tribunale non emetterà un verdetto diverso. Per questa ragione non ha neanche chiesto la revoca del mandato di cattura- “Nessuno dica che la corte non viene messa sotto pressione. Se dice una cosa del genere offende la mia intelligenza. Per piacere non lo faccia. Io credo che verrà un tempo in cui verrà ripristinata la sovranità della giustizia.”

L’udienza è stata rinviata al 12 dicembre.

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