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A Parigi monumento eretto in memoria di Sakine, Fidan e Leyla

A Parigi monumento eretto in memoria di Sakine, Fidan e Leyla

Nel quinto anniversario del massacro della co-fondatrice del PKK Sakine Cansız, della rappresentante del KNK a Parigi, Fidan Doğan, e di un’integrante del movimento giovanile, Leyla Şaylemez, un monumento con incisi i nomi delle donne curde è stato collocato, durante una cerimonia, là dov’è avvenuto l’omicidio, in via La Fayette 147, e dov’è collocato il Centro d’Informazione Curdo.
Politici francesi, rappresentanti di istituzioni curde e famiglie erano presenti all’inaugurazione del monumento e all’evento commemorativo dell’anniversario organizzato dal Comune di Parigi, dal 10° Municipio di Parigi e dal Consiglio Democratico Curdo di Francia.

Sul monumento, accanto a informazioni su Cansız, Doğan e Şaylemez, sono state incise le parole “Qui tre donne militanti curde sono state massacrate”.

LA MARCIA SILENZIOSA DEL 5 ° ANNO

L’evento, organizzato dal movimento delle donne curde alle 13:30 di oggi, è iniziato con una marcia silenziosa di massa davanti al Centro Democratico della Comunità Curda di Parigi. Di fronte al corteo c’erano le foto di Cansız, Doğan e Şaylemez con corone che portavano il nome del PKK, del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, del KNK, CDK-F, TJK-E, Cîwanên Azad e FEDA. Dopo la fine della marcia di fronte all’Ufficio d’Informazione Curdo, è iniziata la cerimonia di inaugurazione dei monumenti.

I discorsi sono stati fatti da Helene Bidard, vicepresidente della Municipalità Metropolitana di Parigi, Remy Ferre, ex sindaca del 10° Municipio di Parigi, Alexandra Cordebard, sindaca del 10° Municipio di Parigi, Andre Metayer a nome del Coordinamento Nazionale di Solidarietà con il Kurdistan, Nursel Kılıç a nome del Movimento delle Donne Curde, e Egît Polat a nome del CDK-F.

‘QUESTO MONUMENTO MOSTRA CHE SIAMO VICINO AL POPOLO CURDO’
La sindaca del 10° Municipio di Parigi Alexandra Cordebard ha tenuto il discorso di apertura della cerimonia. Cordebard ha descritto brevemente le vite delle tre donne curde e ha osservato: “Tre donne militanti curde hanno lottato per i valori universali dell’umanità. Le loro vite sono finite così. Il nostro obiettivo è non dimenticarle e renderle indimenticabili per tutta Parigi. Questo è il senso di tale monumento”.

Remy Ferre, mostrando la sua tristezza per l’omicidio delle tre 3 donne curde durante il suo mandato da sindaco nel 2013, ha dichiarato: “Abbiamo iniziato questo percorso dopo il massacro per non dimenticare queste donne. In collaborazione con il comune metropolitano abbiamo realizzato questo lavoro commemorativo. Non dovrebbe essere trattato come un semplice monumento: è un segno che ci mostra accanto alla lotta del popolo curdo”. Ferre ha anche invitato la magistratura francese a render fede alla giustizia.

‘I CRIMINALI DEVONO ESSERE SOTTOPOSTI A GIUDIZIO’

Intervenendo a nome del Coordinamento Nazionale di Solidarietà con il Kurdistan, Andre Metayer ha affermato che, nonostante tutte le prove e i documenti relativi, il caso non è ancora stato portato alla luce. Ha detto: “Nonostante tutto, la giustizia ancora non è stata fatta. La magistratura francese dovrebbe portare i criminali a giudizio”.

SPERO CHE QUESTA SENSIBILITÀ SI RIFLETTA NEL SISTEMA DI GIUSTIZIA

Il fratello di Sakine Cansız, Metin Cansız, ha anche affermato che il comune di Parigi ha visto l’apertura del monumento in modo positivo.

“Spero che la sensibilità della vostra municipalità si rifletta anche nel vostro sistema giudiziario, noi curdi non saremo così silenziosi come altri che sono stati uccisi e massacrati prima di noi”, ha detto Cansız, affermando poi che la ricerca di giustizia continuerà fino alla fine.

Anche il padre di Leyla Şaylemez, Cumali Şaylamaz, ha chiesto al potere giudiziario di rendere fede alla giustizia.

‘DIETRO AL MASSACRO C’È LO STATO TURCO’

A nome del Movimento delle Donne Curde, Nursel Kılıç ha commemorato Cansız, Doğan e Şaylemez. Kılıç, ha ringraziato le istituzioni e le figure francesi solidali con la campagna per la giustizia curda, e ha dichiarato: “Tre donne curde che rappresentano tre generazioni: Sakine Cansız era un simbolo della lotta per la libertà. Come Rosa Luxemburg e Clara Zetkin, fa parte ora della storia rivoluzionaria del mondo. La linea che lei rappresenta sta prendendo vita in Rojava oggi. Poi, Fidan Doğan, diplomatica curda cresciuta in Francia. E Leyla Şaylemez, rappresentante della sua giovane generazione”.

Riferendosi alle dichiarazioni dei dirigenti del MİT nelle mani dal KCK, Kılıç ha proseguito: “Le dichiarazioni dei dirigenti del MİT esprimono anche che la potenza dietro al massacro è lo Stato turco. La Francia deve prendere in considerazione queste dichiarazioni e fare giustizia il prima possibile. La soluzione di questo caso potrebbe essere un esempio per altri omicidi “.

IL MIT ORA NON SAREBBE DAPPERTUTTO SE IL MASSACRO FOSSE STATO PORTATO ALLA LUCE

Parlando a nome del Consiglio Democratico Curdo della Francia, Egit Polat, riferendosi alle relazioni Europa-Erdogan, ha sottolineato che la ripetizione del massacro nel 2013 è imminente e ha detto: “In questo momento gli agenti dello Stato turco stanno dappertutto nei paesi europei. Sebbene tutti i servizi d’informazione europei lo sappiano, nessuna azione è stata intrapresa contro di loro. Recentemente, subito dopo l’incontro tra Erdogan ed Emmanuel Macron, il calciatore curdo Deniz Naki è stato attaccato in Germania. Questo dimostra quanto sia grande il pericolo. Se il massacro del 2013 viene portato alla luce e se viene fatta giustizia, ciò eviterà tutte le altre iniziative”.

IL MASSACRO PORTA AD ANKARA

Helene Bidard, vicepresidente della Municipalità Metropolitana di Parigi, disse che a Parigi avevano vissuto il dolore di un tale omicidio e ha detto: “Viviamo il dolore di queste tre donne che hanno lottato nel nome dell’umanità e dei valori universali. Abbiamo fatto un monumento come Comune per mantenere vivi i ricordi di queste persone. E come istituzione siamo parte della lotta giudiziaria dal giorno stesso dell’accaduto. Il sistema giudiziario deve chiarire questo caso. E la responsabilità è dell’attuale governo. Perché il massacro delle tre donne curde porta ad Ankara”.

A seguito degli interventi, si è svolta una cerimonia ufficiale al monumento. La cerimonia si è conclusa con un presidio silenzioso in memoria di Cansız, Doğan e Şaylemez.

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